GLI EVENTI NATALIZI E IL FUTURO DELL’ISOLA
Fanno bene o fanno male, alla società isolana e all’economia turistica, i tanti eventi organizzati per il Natale dai vari Comuni isolani? Sono troppi? Si spende troppo, non sono coordinati e si sovrappongono? Servono o non servono ad un allungamento della stagione turistica? Sono interrogativi legittimi a cui va data una risposta complessa, non secca e categorica, scevra da condizionamenti ideologici e politici.

Partiamo col dire che sono eventi di natura diversa, per cui non possiamo generalizzare: si va dalla manifestazione enogastronomica al grande raduno di musica leggera, dalle forme artistiche sacre (Tableau Vivants) ai concerti di musica lirica, dai cortei storici ai Babbo Natale sulla slitta o al cabaret di Peppe Iodice.

Tutto questo fa senz’altro piacere alla cittadinanza locale che ha diritto e bisogno di svago, allegria, occasioni (soprattutto per i giovani) di stare insieme. E bisogna riconoscere che l’isola ha un buon numero di bravi intrattenitori, organizzatori di eventi, affabulatori di folle. Quanto all’utilità turistica di tali eventi, dobbiamo usare maggiore prudenza di giudizio.

“Ce n’è per tutti” è uno slogan valido fino ad un certo punto, in quanto stiamo sostenendo, un po’ tutti (e convintamente) che Ischia ha bisogno di cambiare modello di sviluppo, indirizzandolo maggiormente verso una direzione di sostenibilità, di elevazione culturale e qualitativa della domanda turistica.
Abbiamo, di fronte a noi, un modello di quello che può succedere quando si equivoca lo “sviluppo turistico”: Napoli. La città partenopea sta registrando un sold out senza precedenti, in certi giorni non si riesce a circolare per il centro nemmeno a piedi, S.Gregorio Armeno è ormai a senso unico pedonale. Le strade e vicoli di Napoli sono una lunga teoria di pizzetterie, paninerie, osterie, cornetterie mentre arretrano paurosamente botteghe storiche, artigiani e commerci tradizionali. E’ un quadro di “turistificazione” (troppo pieno) e di desertificazione sociale (troppo vuoto). Via Marina è un gigantesco parcheggio permanente di grandi autobus turistici.

C’è un contrasto visibile tra la sobrietà ricercata per la nuova Piazza Municipio: “vuoto” sul grande passaggio sotterraneo dal palazzo Municipale al Porto e il “pieno” di grandi bancarelle di Confagricoltura, consentite sulla grande piazza, che espongono frutta e verdura. Non esistono più stanze e appartamenti per le migliaia di studenti universitari, occupati da B&B e case vacanza. Si diffonde la ricchezza proveniente dalla fiumana di turisti, di cui una parte andrà a beneficiare Ischia per le vacanze estive dei napoletani.” Tutto va bene, madama la Marchesa?”
Non credo, Napoli va, come la Nave di Fellini, ma i napoletani (soprattutto la borghesia signorile e colta) sembrano svegliarsi dalla grande illusione dell’arricchimento, al contrario dei “sonnambuli” dipinti dall’ultimo Rapporto Censis. Significativi settori di opinione ha soprassalti di resipiscenza.
Memore di questa evoluzione-involuzione, Ischia deve riflettere su quale isola vogliamo. Quella della confusione, del mangereccio (non sempre qualitativo), quella del mordi e fuggi, del traffico insostenibile oppure quella del “benessere” psico-fisico, della riconciliazione con la Natura, delle terme e della bellezza fisica, del rispetto dell’arte, dell’archeologia (marina e terrestre) dei parchi termali all’aperto, della sentieristica, delle escursioni collinari alla caccia di cantine e agriturismi, della scoperta dei Pizzi Bianchi, della salita all’Epomeo, della visita al Castello Aragonese, della scoperta del Parco Marino Sommerso nella baia di Cartaromana.
Dunque “ce n’è per tutti” è uno slogan che non ci fa gioco. Meglio scegliere un indirizzo preciso, in quanto alcuni “turismi” sono – tra loro – inconciliabili. Sia chiaro, non stiamo predicando e auspicando un’isola “noiosa”, buona per anziani e pensionati ma aliena per giovani, per amanti dell’avventura e “dinamici” del turismo. Stiamo prefigurando e auspicando un’isola “regolata”, dove possano affluire e convivere, per una vacanza, turisti stranieri e italiani, anziani e giovani, amanti del relax e amanti dell’attivismo sportivo. Tanto per intenderci, vanno bene le “rive destre” con locali per giovani, a patto che rispettino le leggi di pubblica sicurezza e i diritti dei minori sull’uso di alcool; va benissimo la nautica da diporto, a patto che si rispetti il mare e la sicurezza delle persone; vanno bene B&B e case vacanza, a patto che si conformino alle norme di legge e agli obblighi fiscali.
Affinché tale disegno possa attuarsi, è necessario che tutta l’isola, non un Comune sì e uno no, si convinca della necessità di impalcare un nuovo “Progetto turistico” e di convivenza civile. C’è un bel libro dello scrittore Antonio Scurati “La fuga di Enea – salvare la città in fiamme” che disegna alla perfezione la situazione emergenziale in cui ci troviamo noi dell’isola, come fu per la fuga di Enea da Troia, quando l’eroico personaggio fuggì dalla città in fiamme, caricandosi il padre Anchise sulle spalle e il figlioletto Ascanio per mano.
Emblematico quadro, un archetipo: sorreggere la tradizione, l’esperienza, i più deboli ma, nello stesso tempo, assicurare un futuro ai giovani, che rappresentano la speranza del domani. Il presente è solo un passaggio.

