PER UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO ISOLANO OLTRE L’ECONOMIA CI VOGLIONO LE SCIENZE UMANE
Proviene da molti settori del mondo culturale e politico locale la convinzione che un modello alternativo di sviluppo isolano dipenda esclusivamente da riassetti istituzionali, economici e di pianificazione territoriale. Per quanto importanti siano questi aspetti, da soli non risolverebbero il problema di un ribaltamento dell’attuale modello di sviluppo che si è inceppato. Soprattutto chi viene da una formazione umanistica si rende conto che c’è bisogno del concorso delle scienze umane (che, secondo alcuni, non sono scienze esatte; come se le scienze naturali non fossero anch’esse transeunte e soggette ad essere sostituite da nuovi paradigmi). Passate le feste di fine d’anno, si è sviluppata una diatriba che ha visto impegnati gli isolani riguardo all’efficacia degli eventi gioiosi rispetto allo sviluppo economico e civile dell’isola. E tale dibattito ci dà la possibilità di dimostrare che, per la determinazione di un nuovo modello di sviluppo, che sia coniugato con effettivo progresso, c’è bisogno anche della conoscenza dei meccanismi della psicologia, della sociologia e perfino della psicanalisi. Mi aiuterò, nel sostenere questa tesi, con due libri: “Non ti manchi mai la gioia” del teologo e filosofo Vito Mancuso e “A pugni chiusi” dello psicanalista lacaniano Massimo Recalcati. Il titolo del libro di Mancuso riprende una frase di Seneca: “Non ti manchi mai la gioia. Voglio, però, che ti nasca in casa: e ti nascerà se sorge dentro di te”.
La gioia, per Recalcati, è un modo di sfuggire alla trappola dell’esistenza. La vita è un laboratorio, un esperimento, che riesce nella misura in cui si è capaci di trovare la gioia di vivere. E qui cita il filosofo Baruch Spinoza: “Quanto maggiore è la Letizia da cui siamo affetti, tanto maggiore è la perfezione a cui perveniamo.”. Ovvio che la gioia, di cui parla Recalcati, è uno stato dell’anima a cui si perviene attraverso un fenomeno di introspezione. Ma è altrettanto ovvio che la capacità di trovare la gioia nel proprio intimo dipende dall’immersione in un contesto sociale che te lo consenta. Ergo: se una società, soprattutto geograficamente limitata come l’isola d’Ischia, tende ad intristirsi, a ripiegare su se stessa, a dissipare ogni speranza di futuro, non favorirà – di certo – la ricerca intima di gioia.
E qui vengo al dunque: gli eventi natalizi. Non mi interessa, in questa sede, analizzare le motivazioni e le finalità degli amministratori (scopi elettoralistici, competizione tra Comuni), mi interessano gli effetti di questi eventi. Allora, sotto un profilo strettamente economico, dubito assai, per la mancanza di coordinamento tra Enti locali, per l’allestimento tardivo dei calendari, non credo affatto che abbiano potuto generare un maggior afflusso turistico.
Ciò nondimeno ha offerto, soprattutto ai giovani, e in un periodo affliggente per pandemie, guerre, calamità naturali, un’occasione di sana gioia di vivere. E qui ci viene in aiuto lo psicanalista Recalcati: è importante il Piacere, che altro non è che < rilassamento delle tensioni>, è quello stato d’animo di tranquillità e serenità paragonabile al gatto che si bea disteso al sole. Ma l’uomo non si può fermare al puro Piacere, perché è umana la turbativa delle tensioni. L’animale si ferma allo stato armonioso e omeostatico (equilibrio interno), l’uomo no, ha bisogno di rimettere continuamente in discussione lo stato di atarassia, di ripartire e alternare “armonia” e “rottura di equilibri”. Quindi gli isolani hanno bisogno del piacere ma, di tanto in tanto, anche di una scossa, di moti dell’anima che, rompendo l’armonia, riproponga nuovi equilibri psico-fisici. Questo per gli isolani. Ma il ragionamento vale anche per il turismo incoming. L’isola fa bene a proporsi come isola del Benessere Mediterraneo (unica isola del Mediterraneo ad avere ricchezza termale), che soddisfi la ricerca di relax, armonia, equilibrio psico-fisico. Ma, nello stesso tempo, Ischia ha la capacità di offrire divertimento puro, desiderio, trasgressione, godimento e alcuni organizzatori isolani di eventi hanno dimostrato di saperlo fare. Ovviamente questo non significa sconfinare nel trionfo di decibel sparati a mille per la musica o nella mancanza di rispetto delle norme di ordine pubblico e di quiete pubblica. Strada facendo mi accorgo che c’è un terzo libro che ci può soccorrere nel ragionamento che stiamo facendo: “Idee, il catalogo è questo” del filosofo e psicanalista Umberto Galimberti.
E’ una specie di dizionario filosofico, dove alla voce “Feste” Galimberti scrive che la Festa è una rigenerazione collettiva determinata dalla nostalgia delle origini. La festa ha un valore catartico sulla violenza che si accumula nella società. A questo punto chiedo scusa ai lettori della complessità del ragionamento ma è essenziale non cullarsi nell’illusione che possiamo assicurare il benessere dei cittadini con la sola prospettiva di qualche presenza in più, di qualche incasso più soddisfacente e di qualunque altro aspetto economico, istituzionale, pianificatorio, buono per la statistica, ma non buono per il benessere e la felicità degli isolani e dei turisti. Avremo soddisfatto il PIL, ma non avremo riempito le coscienze, il cuore e la mente di uomini e donne, residenti o turisti.

