CITTADINANZA ATTIVA O LIVOROSA?
Nell’isola d’Ischia abbiamo avuto, da anni, un problema di totale acquiescenza, al potere amministrativo locale, di buona parte della popolazione che, per convenienza o ignavia, ha rinunciato ad ogni controllo, interlocuzione, contrasto verso il potere. Quella che doveva essere una normale delega di rappresentanza è diventata una “resa totale” nelle mani di una classe dirigente politica scadente proprio per i motivi di non essere controllata e sollecitata dalla base. Questo il quadro fino a un paio di anni fa. Il sisma del 2017, il successivo alluvione, la fuoriuscita dalla fase pandemica con una ritrovata voglia di vivere, di dare maggiore slancio e vigore alla propria attività, un senso più pieno alla propria esistenza, hanno sollecitato accenni di sommovimenti sociali ( per ora scoordinati e ancora privi di una meta e obiettivi precisi) che molto probabilmente muteranno il quadro politico e sociale della nostra isola: Non sono pertanto d’accordo con quanti esprimono totale pessimismo sulla sorte della nostra isola, dicendo: “è impossibile cambiare!”. Bisogna saper leggere la realtà, interpretare con anticipo certi mutamenti ancora “in nuce” ma che, opportunamente e tempestivamente individuati, possono avere, da questa lettura precoce, un’importante accelerazione. Ma come tutti i nuovi fenomeni sociali, questi sommovimenti recano in sé alcune contraddizioni che vanno sciolte.
Uscendo dalla generalità del discorso ed entrando nel merito specifico di quanto si sta verificando nel corpo sociale ischitano, sottolineiamo che: a livello del commercio si va verso l’ipotesi della creazione di Distretti commerciali (Forio lo ha già fatto) e abbiamo sottolineato che anziché il DUC (Distretto Unico) Forio avrebbe fatto meglio a costituire un DDC (Distretto Diffuso) magari accorpando anche Serrara e Barano, che non hanno la possibilità di costituirne un altro da soli, così come Ischia farebbe bene a costituire un DDC, inglobando Casamicciola e Lacco. Sempre a livello del commercio, non possiamo non sottolineare che l’AICOM, presieduta da Marco Laraspata, rappresenta un ottimo tentativo di accorpare più categorie dagli interessi diversi ma conciliabili. Anzi, l’auspicio è che si allarghi la partecipazione ad altre categorie, come – ad esempio – i trasporti privati terrestri e marittimi. Tutto si può conciliare, se c’è la voglia di conciliare. Ad Ischia Porto, un consistente numero di operatori economici dell’area intorno a Piazza Croce, via Roma, Via Colonna e traverse connesse, si è organizzato in Associazione (Presidente Emmanuel del ristorante pizzeria Da Umberto e vice Enrico Florenzo dell’Hotel Oriente, due giovani) per richiedere una forte attenzione del potere politico amministrativo per la rigenerazione sociale, economica e urbanistica della zona interessata che, al momento, risulta una delle più trascurate e maltrattate del Comune.

A livello di Associazioni culturali, mi pare di poter dire che si moltiplicano i casi di collaborazione tra più Associazioni, ponendo fine a inutili invidie reciproche. A livello turistico ricettivo, pur con troppi tentennamenti e con residue spinte centrifughe, si va verso un unico progetto isolano di ripensamento del modello di sviluppo fin qui perseguito.
Le Pro loco isolane stanno seriamente verificando la possibilità di stipulare un Protocollo d’intesa unico da sottoporre, dopo l’approvazione, anche all’approvazione dei sei Comuni dell’isola, per un’azione comune di promozione turistica.
A Casamicciola, dove il terremoto prima, l’alluvione poi, hanno desertificato il tessuto economico e sociale, un gruppo di albergatori coordinato, al momento, dal dinamico imprenditore Nicola Lombardi dell’Hotel Gran Paradiso, ha deciso di ridare vita ad una rappresentanza di categoria, che era colpevolmente sparita all’orizzonte. E sarebbe solo un primo significativo passo verso una ricucitura del tessuto sociale di Casamicciola. Già in altre circostanze abbiamo sottolineato l’importanza dell’avvenuta creazione di un Fronte Unito delle Associazioni Ambientaliste. Insomma, dalle ceneri della rappresentanza sociale ed economica, sorge una piccola Fenice che lascia sperare. Parlavo, però, di contraddizioni presenti in questi accenni di nuova vigoria di partecipazione popolare. Ebbene, chiariamo il significato di “Cittadinanza attiva”, per evitare equivoci. Tale concetto non presuppone il ribellismo fine a se stesso, una sorta di insofferenza anarchica verso gli Enti locali e sovracomunali. Non presuppone un processo psicoanalitico di “transfert” del pessimismo cosmico individuale a un pessimismo collettivo, sostenendo una inesistente “depressione collettiva”.
Cittadinanza attiva presuppone il bilanciamento tra società politica e società civile. Una partecipazione critica, ma non prevenuta e che abbia l’obiettivo di raggiungere i migliori risultati possibili. E invece, purtroppo, c’è chi contrasta per contrastare, contrasta gli uomini prima che le idee e i progetti.
I Sindaci, anche quando non ci piacciono e non li abbiamo votati, rappresentano la collettività e con loro bisogna fare i conti, se vogliamo concretamente ottenere dei risultati. Non ci deve essere la presunzione, da parte dei cittadini attivi, di avere in tasca e in esclusiva ricette risolutive, non deve essere una sorta di “muro del pianto” dove sfogare frustrazioni personali e di gruppo, ma un punto di incontro e di partenza per una nuova e più completa forma di democrazia partecipata. Ma anche i Sindaci, però, devono stare attenti a non soffocare sul nascere questa reviviscenza della società civile. C’è troppa ritrosia al confronto, troppi mancati appuntamenti, troppe sottovalutazioni di segnalazioni e proposte. Lo “strappo” sociale si ricuce ad una sola condizione: che da ambo le parti (governanti e governati) manifestino la volontà concreta di venirsi incontro.

