RIGENERAZIONE DELL’ISOLA VERDE SPERANZA O DISPERAZIONE?

RIGENERAZIONE DELL’ISOLA VERDE SPERANZA O DISPERAZIONE?

E’ possibile implementare a Ischia una politica di rigenerazione urbana e di riconversione dell’attuale modello economico turistico? A farci ritenere che non sia possibile, c’è una certa refrattarietà degli amministratori pubblici, ci sono ritardi e attendismi sul presupposto illusorio che l’isola se la cava sempre e comunque e che, pertanto, non c’è bisogno di alcuna svolta. Ma ci sono anche significative isole di buon senso che la svolta la vorrebbero: Associazioni, imprenditori più illuminati, settori della scuola, parte del mondo della comunicazione.

Chi scrive, pur in età avanzata, ha un piede (e la mente e il cuore) nell’Associazione CO.RI.VERDE, il cui scopo principale è l’istituzione del Parco Regionale Protetto del Monte Epomeo (per ragione di sicurezza, prima ancora che paesaggistica) ma, nello stesso tempo, è nel direttivo di T.I.F.E.O, Associazione culturale, sportiva, di organizzazione di eventi giovanili nel settore della musica, moda e danza e guarda con estrema simpatia a tanti altri fenomeni associativi, culturali e turistici come festival prestigiosi quali Il Festival della Filosofia dell’amico Raffaele Mirelli, quello del cineturismo di Michelangelo Messina, quello del giornalismo dei fratelli Valentino. Il sottoscritto segue con attenzione anche l’attività museale del Museo del Mare, del Mudis diocesano, del Museo archeologico di Villa Arbusto o l’attività dei Giardini la Mortella, dei Giardini Ravino, delle Pro Loco isolane (che stanno trovando coralità di azione), le iniziative delle Associazioni ambientaliste.

E non posso passare sotto silenzio la circostanza che, assieme ad altri 11 coraggiosi firmatari, demmo l’avvio all’operazione trasparenza per il parcheggio della Siena, scoperchiando un Vaso di Pandora, dal quale sono usciti molteplici mali (su cui presto arriverà la sentenza della giustizia). Ma, a differenza del mito greco, nel quale Pandora non consentì, dopo l’uscita dei mali, che uscisse anche la Speranza (che si trovava in fondo al vaso), con questo articolo si vuole proprio alzare definitivamente il tappo del vaso di Pandora dell’isola e far emergere, dopo i tanti mali, anche la Speranza. Speranza di voltar pagina, di invertire il modello di sviluppo, di rigenerare la nostra Isola Verde. Per avvalorare questo obiettivo, ancora una volta, come mia abitudine, mi aiuterò con la citazione di due illustri personaggi, dalla parola affabulante: il grande vecchio della psichiatria italiana Eugenio Borgna e lo scrittore e uomo di scuola Alessandro D’Avenia.  

Borgna, nel suo ultimo libro “Speranza e disperazione” ci spiega che la Speranza è connaturata all’uomo, fa parte di noi. Come diceva Ugo Foscolo nei Sepolcri “La speranza è l’ultima dea a fuggire ma, se sfugge, subentra la sua sorellastra, la disperazione”. Il filosofo Kierkegaard, padre dell’esistenzialismo, distingueva tra angoscia e disperazione e mentre per la prima riconosceva una via di salvezza, per la seconda parlava di “malattia mortale”. Borgna saltella con cultura da Agostino a Pascal, da Goethe a Benjamin e soprattutto da Leopardi a Cesare Pavese. Trae spunti da questa frase leopardiana dello Zibaldone: “Insomma la disperazione medesima non sussisterebbe senza la speranza e l’uomo non dispererebbe se non isperasse”.

Speranza e disperazione figlie della stessa madre. Ma sempre Leopardi e sempre nello Zibaldone scrive: “Io vivo, dunque io spero”. Borgna dice di più, dice che si può “imparare” a sperare, restando fedeli alla vita, non tradendola e accogliendola nelle sue fragilità, nei suoi timori, nelle sue solitudini e nell’alternarsi di luci ed ombre. Altrettanto belle e convincenti le parole dello scrittore D’Avenia che, nel saggio “Il cigno e la speranza” ha scritto, parafrasando una poesia di Charles Baudelaire, che c’è ancora e sempre la possibilità di scorgere un cigno in mezzo alla polvere e all’immondizia della città.

Dov’è il segreto? Sta nelle relazioni in cui siamo cresciuti. Dall’amore dei genitori dipende la fiducia con cui un bambino, un ragazzo, un giovane guarda la realtà. Dalla cura che gli viene data dipende il suo sistema immunitario, non solo fisico ma anche psichico, che è la speranza. Scrive infine d’Avenia: “A noi non viene richiesto di salvare il mondo ma lo spazio in cui ci muoviamo” Ed è qui il punto, l’anello di congiunzione tra ragionamenti filosofici sui massimi sistemi e quella piccola (in apparenza) cosa che è l’impegno civile e civico di ciascuno di noi: “La speranza di salvare lo spazio in cui ci muoviamo”.

Questa speranza così relativa, così minimalista, non la possiamo smarrire, abbiamo il compito di rigenerare l’isola e riconvertire un modello di vita e di sviluppo insostenibile e insulso, privo di valore. Non possiamo arrenderci alla disperazione, sorellastra della speranza!

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Franco Borgogna

Franco Borgogna

Giornalista "glocal" e' la mia ambizione, un indagatore della società locale, consapevole che Ischia e' parte di un mondo dai confini vasti e che ciò che succede nel mondo globale si riverbera sull'isola così come le sorti del patrimonio naturale e culturale di Ischia riguardano il mondo intero.