FUJTEVENNE

FUJTEVENNE

A ottobre prossimo ricorreranno 40 anni dalla morte di Eduardo De Filippo. Ci pensavo riflettendo sulla condizione dei giovani ischitani, che si trovano a dover decidere se restare a Ischia e conformarsi ad un sistema “adattativo” al potere, alle lobby, alla supremazia degli egoismi o se restare e tentare di lottare e cambiare uno status quo che ingrigisce il futuro o, infine, se andare via da Ischia a cercare lavoro altrove e conoscere realtà meno ingessate e ripiegate su se stesse.

Eh, sì, perché tutti ricordiamo il famoso e perentorio invito di Eduardo: “Fujtevenne ‘a Napule!” Una frase che ha smorzato, in molti napoletani, l’amore per Eduardo che, in realtà, pronunciò quella frase con un significato diverso da quello che siamo abituati a dargli. E’ vero che Eduardo andò a trascorrere gli ultimi anni della sua vita a Roma, ma è vero anche che tornava spesso a Isca (strana assonanza con Ischia) isolotto di fronte a Li Galli (tra Nerano e Positano).

Ad onor del vero, Eduardo pronunciò il fatidico “Fujtevenne” per la circostanza che le autorità politiche e amministrative della città non gli consentirono di coronare il sogno di istituire il Teatro Stabile del Mercadante che egli voleva affiancare al S.Ferdinado, di sua proprietà. Era, insomma, una delusione legata alla sua attività artistica. E giacché ci siamo, precisiamo anche che l’altra famosa frase: “Adda passà ‘a nuttata” di Napoli Milionaria, non voleva essere un’espressione di fatalismo napoletano, essendo legata effettivamente al necessario trascorrere delle ore per vedere gli effetti delle medicine sulla figlia, dopo che il personaggio del medico, maltrattato e sfruttato da Amalia, moglie di Gennaro Iovine, aveva dato una lezione di umana solidarietà.

Ma non solo Eduardo fu al centro della scelta di vita di restare o andar via da Napoli. E’ uscito da poco il film di Marco D’Amore, regista e attore, “Caracas” tratto dal libro di Ermanno Rea “Napoli ferrovia”. Il libro di Rea è un romanzo-inchiesta su Napoli e, in particolare, della zona intorno alla Stazione Ferroviaria. Il protagonista è Giordano Fonte (alter ego di Rea), interpretato, nel film, da Tony Servillo. Giordano Fonte si chiede:” Andar via fu giusto? E ora è giusto tornare?” La trasposizione cinematografica dà la stura anche all’attore Tony Servillo di riflettere, a voce alta, in un’intervista al Corriere del Mezzogiorno, se abbandonare una realtà campana (nel caso di Servillo la città è Caserta) è una scelta giusta e doverosa o una resa ingiusta. E questo interrogativo ce lo siamo posti anche noi, per Ischia, tra “restanza”, “erranza” e “ritornanza”. Servillo ha fatto la scelta di restare a Caserta una città che – al netto dello splendore della Reggia – è desolata (non c’è nemmeno un cinema). Lo era già quando nel 1971 feci, da bersagliere, il militare in questa città e frequentavo una trattoria (alquanto squallida) di nome “Il gatto nero”).

Eppure Servillo ha deciso di restare a Caserta, così come ha fatto l’amico scrittore Giuseppe Montesano. E sono molti gli scrittori, gli artisti che hanno affrontato il dilemma del distanziamento o del ritorno a Napoli: Carlo Bernari, La Capria, Patroni Griffi, Starnone, Sorrentino e tanti altri.

Quale lezione possiamo trarre noi ischitani, e soprattutto i giovani isolani, da questo tormentato amore-odio degli uomini di cultura verso Napoli? Napoli e Ischia, località meravigliose, inferno e paradiso, ricche di individualità che oscillano tra il solipsismo e l’alterità, l’egoismo e la solidarietà. Se gli uomini di cultura hanno un atteggiamento tormentato con Napoli, con l’eterna tentazione di farvi ritorno, avviene lo stesso per Ischia e per i giovani che da essa si allontanano? La netta sensazione è che per Ischia funzioni diversamente, data la condizione di insularità: è come se il mare decretasse – ad un certo punto – un distacco definitivo, una frattura non più saldabile. E’ questo che preoccupa. Per restare allo scrittore Ermanno Rea, a differenza di Napoli, Ischia sembra non suscitare “nostalgia” in chi se ne va.

E “Nostalgia” è un altro romanzo di Ermanno Rea, dal quale fu tratto un altro bel film di Mario Martone, con Pier Francesco Favino, attore protagonista. Nel quale film, Favino napoletano ritornato a Napoli da Medio Oriente e Africa, rivede il suo amico d’infanzia Malommo, che poi gli sarà fatale, a coronamento della pericolosità di un ritorno all’inferno di Napoli dopo essere passato dal Purgatorio dei paesi afro-asiatici. Così come in “Caracas”, in cui il protagonista va in Egitto e racconta la primavera araba e poi torna nella casbah della Ferrovia di Napoli, dalle mille lingue. E la nostalgia non è un dato negativo. Diceva il filosofo Novalis: la nostalgia è l’aspirazione romantica ad uscire dalla finitezza della realtà, per tornare all’infinito”. Dunque, i giovani che se ne vanno da Ischia, sono stanchi di sognare e accarezzare l’infinito?

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Franco Borgogna

Franco Borgogna

Giornalista "glocal" e' la mia ambizione, un indagatore della società locale, consapevole che Ischia e' parte di un mondo dai confini vasti e che ciò che succede nel mondo globale si riverbera sull'isola così come le sorti del patrimonio naturale e culturale di Ischia riguardano il mondo intero.