LA RESPONSABILITÀ SOCIALE DELLE ASSOCIAZIONI ISCHITANE
In Diritto Civile, l’Associazione è un ente caratterizzato dall’organizzazione di più persone, al fine di perseguire uno scopo comune non di lucro. Fa parte del cosiddetto Terzo Settore, che da un po’ di tempo è normato in maniera più precisa e rigorosa. Ci sono Associazioni di vario tipo: di volontariato, di promozione sociale, a carattere filantropico, fondazioni, cooperative sociali, società di mutuo soccorso. Si distingue dall’Associazione il Comitato, che è costituito per un unico scopo limitato nel tempo. Storicamente l’Associazionismo deriva da una tradizione giuridica del sistema tedesco, basato sulla disciplina dei gruppi di persone, in contrapposizione al sistema giuridico francese, molto più orientato ad esaltare e normare la supremazia dell’individuo rispetto al gruppo.

La Costituzione Italiana disciplina l’associazionismo all’art.18. Orbene, a Ischia esiste una pluralità di Associazioni di tipo culturale, assistenziale, ricreativo, sociale, ambientale, sportivo. E questo è sicuramente, almeno in teoria, una ricchezza per il territorio. Ricorre, quasi sempre, la consuetudine di inserire nello Statuto delle Associazioni la dizione “apolitica”. Dobbiamo intenderci sul significato di questa limitazione di campo. Perché alcune persone decidono di riunirsi per il raggiungimento di determinati scopi? Per l’evidente motivo di avere un “comune sentire” su determinati argomenti.
Se è vero, come è vero, va meglio compresa e inquadrata la presunta “neutralità” politica delle Associazioni. Faccio due esempi, uno locale e uno nazionale, per meglio circoscrivere i confini della sfera di interesse politico delle Associazioni. E’ nota la disputa isolana sulla questione dell’abusivismo edilizio, tra chi addossa tutte le responsabilità all’eccesso di vincoli e difende un abusivismo ritenuto “di necessità” e chi, ritiene al contrario che le norme vadano rispettate anche quando si ritengono sbagliate ed esagerate e che nessuno – ad ogni modo – è legittimato a compromettere irreparabilmente ambiente e sicurezza.

Delle due l’una, non c’è una terza via. Può un’Associazione, che nasce con l’intento di migliorare il contesto sociale dell’isola, starsene zitta e neutrale di fronte a questo dilemma? Può un’Associazione avallare l’idea che non le spetta giudicare questo o quell’abuso edilizio, che riguarderebbe esclusivamente le Forze dell’Ordine? Questo rinserrarsi in un’autolimitazione di giudizio e azione è un atto di individualismo e opportunismo acritico ed ipocrita, che è esattamente il contrario dello spirito di perseguimento del bene collettivo.
Esempio nazionale: per sua stessa ammissione, il Governo in carica si presuppone di conquistare un’egemonia culturale e un’identità nazionale diversa da quella che ha caratterizzato l’Italia fin qui. Ora, senza propendere per l’una o l’altra egemonia, è lecito che un’Associazione si pronunci a favore dell’una o dell’altra opzione? Io credo di sì, che non solo è lecito, ma anzi doveroso. Come per le imprese è richiesta una responsabilità sociale, tant’è che possono, secondo i loro comportamenti e procedure, conseguire la CSR (Corporate Social Responsability), così anche per le Associazioni dovrebbe essere prevista una Association Social Responsability (ASR).
E credo che nel degrado della vita istituzionale e politica odierna (litigi parlamentari, scomparsa dei partiti e corpi intermedi della società, scadimento culturale dei rappresentanti amministrativi e politici, volgarizzazione del linguaggio e della comunicazione) le Associazioni hanno una comune responsabilità con la Scuola, la famiglia, le Chiese, le imprese nell’involuzione etica, comportamentale, civile della nostra isola, come dell’Italia in generale.
Siamo al punto che non ci scandalizziamo più se albergatori e imprese di autospurgo sversano rifiuti a mare, se assessori comunali sono diretti responsabili di illeciti edilizi, se gli uffici tecnici comunali in molti casi non sanno da che parte stare, degli speculatori o dei controllori della regolarità urbanistica. Ultima considerazione sulle Associazioni: è inutile e dannosa la corsa a ingraziarsi il gradimento delle Amministrazioni comunali alla ricerca di una corsia preferenziale che ne agevoli la visibilità e assicuri qualche beneficio materiale. Lo ribadisco: le Associazioni hanno gravi responsabilità e si riscatteranno solo nella misura in cui recupereranno il senso collettivo contro l’individualismo e l’anonimato politico di comodo e troveranno il coraggio di una scelta di campo nelle grandi contrapposizioni per l’indirizzo generale del Paese.

