ALT AL GIOVANICIDIO STRADALE
Di giorno in giorno peggiora il bilancio dell’incidentalità stradale (in Italia ma a Ischia in particolare). Giovani che perdono la vita o che restano gravemente menomati. Eppure, continuiamo imperterriti a vedere sull’isola un traffico intollerabile, una spregiudicatezza nella guida, in particolare su mezzi a due ruote, una inaccettabile assuefazione al rischio, che andrebbe studiata sotto un profilo psicologico e sociologico.

Secondo l’Istat gli incidenti stradali sono la prima causa di morte nella fascia d’età 15-29 anni, il 35% del totale. Nettamente davanti a suicidi (12%) e tumori (13%). In Italia, nel 2022, gli incidenti stradali hanno causato 223.475 feriti e 3.159 morti. E tra i feriti ci sono 700 giovani che hanno subito lesioni permanenti al midollo. A coloro che denigrano l’applicazione del limite di velocità a 30 km/h nei centri urbani (e ai governanti che fanno marcia indietro allargando le maglie della velocità) va ricordato che a 30 km/h la percentuale di rischio di trauma cranico, in caso di incidente, è del 9% a fronte di un 35,5% se si procede a 50 km/h. Il costo sociale degli incidenti annuali, col numero di feriti e morti precedentemente citati, ammonta a 17,9 miliardi di euro, pari allo 0,9% del PIL nazionale.

Una sciagura sotto il profilo umano ma anche economico sociale. Ma l’incidentalità crescente non riguarda solo i giovani, ma tutte le fasce d’età, solo che, quando muore un giovane, il dolore è più intenso e poi perché, in questo gioco al massacro, mentre adulti ed anziani sono generalmente vittime, per i giovani si ha l’impressione che si tratti di casi di carnefici-vittime, di giovani che muoiono per una inspiegabile disinvoltura, sfida al pericolo, sottovalutazione delle conseguenze della velocità eccessiva. Insomma, una sorta di corsa verso il suicidio. Perché? E che cosa si può fare per non assistere impassibili a questo “giovanicidio”? Ovvia la prima motivazione: troppe auto e troppi mezzi a due ruote (un’auto o una moto per ciascun cittadino isolano, compreso neonati e vecchi).

Fin quando non ci convinceremo a mitigare il traffico, a evitare paradossi del tipo che non facciamo sbarcare auto e moto dei residenti in Campania e poi apriamo decine e decine di rent a car, che mettono in circolo centinaia e centinaia di mezzi a noleggio, continueremo con una mobilità pericolosa ed omicida. Fin quando non ci decideremo a regolare il traffico, stabilendo precise fasce orarie in cui determinate categorie di vetture possono circolare o non, non faremo alcun passo avanti, alcun miglioramento. Mi riferisco, per esempio, agli orari di sbarco di autoarticolati che introducono merci dalla terraferma, che non possono che viaggiare nelle prime ore del mattino; mi riferisco ai corrieri che non possono consegnare merci ai privati a tutte le ore del giorno. Se vogliamo evitare la limitazione della circolazione a targhe alterne (che danneggia chi possiede una sola auto), la soluzione non può che essere quella di stabilire fasce orarie di traffico differenti, a seconda della categoria di trasporto.

Poi dicevamo che, al di là dei tecnicismi, ci sono motivazioni psicologiche e sociologiche oltre che di scarsa educazione stradale o anche di educazione tout court. I giovani sembrano affascinati da un vitalismo sfrenato, come se ogni giorno fosse l’ultimo giorno, che rasenta l’irresponsabilità, una ricerca emozionale nella velocità e nella sfida al pericolo, una sorta di “droga adrenalinica” quando non sia presente la droga vera e propria o un alto tasso alcolemico. Anche lo stordimento da musica può giocare un ruolo nefasto. A Ischia ho sempre visto con simpatia il gruppo del “Buonsenso stradale” che, nel corso del tempo, ha avuto alterne vicende, delusioni, scissioni, allontanamenti, nuovi adepti, perché l’impegno civile costa, è complesso, è difficile e ci vuole una grande forza d’animo per non gettare la spugna. Le Forze dell’Ordine fanno il possibile e so quanto apprezzano la collaborazione civica di Associazioni che predicano prudenza.

Ma la gravità della situazione richiede di più, bisogna osare anche l’impossibile. E, a puro titolo esemplicativo, riferisco ciò che sta mettendo in atto il Comune di Napoli che, dal Fondo del Ministero dell’Interno per la Polizia Urbana, attingerà 3 milioni di euro per una serie di provvedimenti. Il Comune di Napoli ha registrato l’anno scorso 5 mila incidenti per 351 decessi. Ma vediamo, nel dettaglio, come saranno spesi i soldi: potenziamento della sala operativa da un punto di vista tecnologico; saranno installate 120 fotocamere dome e altre con lettura automatica delle targhe, utile anche per eventuali investigazioni su incidenti; nuovi semafori, nuovi attraversamenti rialzati, nuova segnaletica di emergenza per rendere più visibile l’area di un incidente agli automobilisti, con bandierine fluorescenti, lampeggiatori e cartelli; sono stati acquistati nuovi kit iCam3D per la rilevazione degli incidenti stradali, cinque tablet con telecamera intelligente a infrarossi per un rilievo metrico 3D della scena di un incidente, grazie a Qr applicati su veicoli e reperti.

Mi è capitato, in questi giorni, di notare come i vigili urbani nostrani misurassero le distanze, per un incidente, ancora con la “rotella metrica” a nastro in fibra, quando su Amazon, con 200-250 euro, possono acquistarsi distanziometri laser professionali. Certo, alcune di queste misure sono rimedi a posteriori, ad incidenti avvenuti, quando invece serve soprattutto prevenzione. Però, in questo momento, eccezionalmente grave, serve tutto: efficienza, modernità, mezzi a disposizione e competenza. Serve capire che il problema riguarda in particolare la pericolosità dei mezzi a due ruote, senza per questo demonizzarli.

Chiunque guida a Ischia si rende conto che i pericoli maggiori arrivano dalle moto che ti passano a destra e a sinistra, con scatti repentini e imprevedibili; te le trovi improvvisamente davanti di fronte perché scavalcano la fila di auto davanti a loro e invadono la corsia del senso inverso. Alcune amministrazioni comunali, e mi riferisco in particolare al Comune d’Ischia, hanno intrapreso provvedimenti utili, come strisce pedonali rialzate, semafori a fasce orarie, rotonde (se può apparire un non senso lavorare in luglio per una nuova rotonda o grave abbattere un albero per far posto alla rotonda, è comprensibile, tuttavia – alla fine – deve prevalere la salvaguardia della vita umana).
E, a proposito di vita umana, nei pressi del Palazzetto dello Sport del Comune d’Ischia, su iniziativa dell’Associazione del Buonsenso stradale, fu deposta una lastra metallica, opera di Felice Meo, per ricordare la lunga lista delle vittime di incidenti stradali. Andatela a rileggere e vedrete un “giovanicidio”! Una società, una comunità, un’isola che pretende di essere una collettività civile non può tollerare che quella lista impunemente si allunghi.

