RITROVARE EQUILIBRIO TRA RISORSA TURISTICA E CRITICITÀ TERRITORIALI
Un po’ in tutte le località turistiche si sta verificando una serie di gravi disservizi, determinati dalla concentrazione delle presenze in ristretti periodi e da uno sviluppo incontrollato che non ha tenuto conto della sostenibilità del territorio. Nessun luogo è in grado di gestire un territorio che si gonfia a fisarmonica, con oscillazioni ampie tra troppo pieno e troppo vuoto.

Saltano trasporti, sanità, traffico, raccolta rifiuti, ricettività e ristorazione. Salta tutto! Quando poi ci si mette anche il riscaldamento globale e il cambiamento climatico a imperversare, per un periodo lunghissimo, con picchi di calore insostenibili, allora ci veniamo a trovare nel bel mezzo di una tempesta perfetta. Una realtà turistica come la Grecia, come l’Attica, pietra miliare della storia civile e culturale, il comprensorio di Atene, un luogo evocativo come Maratona, bruciano a tappeto per chilometri e chilometri, senza che centinaia di mezzi, pompieri, aerei Canadair o Bomabardier Aerospace riescano a domare le fiamme, è segno che l’arroganza umana, la presupponenza di essere padroni della Terra, sta registrando una grave battuta d’arresto, provocando una rivincita della Natura rispetto all’Uomo.

Hai voglia allora di dire che non ci sono spiagge libere sufficienti, che il traffico è impazzito (non solo quello di terra ma anche quello di mare, con paradossi che sfiorano il ridicolo come quello dei motoscafi che planano sugli scogli).

Hai voglia di dire che la sanità, vedi Ospedale Rizzoli, non riesce a servire, come si deve, residenti e turisti.

Hai voglia di dire che i trasporti marittimi e terrestri non sono all’altezza, che i mezzi sono vetusti e logori, che troppo spesso saltano i condizionatori d’aria, che gli orari di partenza e arrivi sballano e che perfino strutture nuove come le sale d’attesa del nuovo Beverello vengono subito richiuse per eccesso di affollamento.

Di fronte a questa mole di disservizi, commettiamo l’errore di guardare il dito anziché la luna. E questo errore di miopia lo commette soprattutto Ischia e l’opinione pubblica ischitana. Altrove, in Europa, in molte zone d’Italia, si sta guardando oltre: si incomincia a riflettere se la strada della “quantità” di turisti che si concentrano in periodi troppo brevi per tramutarsi in ricchezza effettiva, sia quella giusta e reclamano una rivisitazione dell’overtourism. Ma qui non voglio citare Madrid, Barcellona, le Baleari, le Cicladi greche, ma piuttosto un Convegno tenutosi a breve distanza da Ischia, nel Comune di Sant’Agnello. L’amministrazione comunale, anziché scervellarsi a organizzare eventi estivi per fare concorrenza ad altre località vicine, ha organizzato il Convegno “Oltre il turismo”, proprio per discutere di come sia possibile risolvere la dicotomia tra valorizzazione turistica e criticità dei servizi. E nelle valutazioni si è concluso che è necessario partire da una legge nazionale per la promozione turistica che tenti di “dilatare” e diluire il periodo di vacanza, in modo da rendere sostenibili e gestibili i territori a vocazione turistica.

Il Sindaco di Sant’Agnello, Antonino Coppola, ha sottolineato, in particolare, che il congestionamento turistico ha creato un fenomeno di speculazione economica che ha fatto schizzare alle stelle il prezzo degli immobili, diventati ormai inaccessibili ai residenti che hanno bisogno di prendere in fitto una casa.

Il Sindaco di Amalfi, Daniele Milano, ha sottolineato che per evitare il rischio che aumenti un sentimento anti turistico, come sta accadendo in molte località, bisogna assolutamente assicurare, a chi nel turismo lavora da dipendente, condizioni economiche e di diritti civili adeguati e che non assomiglino ad uno sfruttamento da lavoro forzato (vedi orari impossibili, assenze di riposi, mancanza di formazione). Di conseguenza, propone l’istituzione di un Osservatorio Turistico Nazionale, con diramazioni periferiche, onde evitare fenomeni di barbarie e sfruttamento dei lavoratori. Tra parentesi, evidenziamo che Amalfi è il Comune che, prima di Ischia, si è affidato allo spagnolo Ejarque come Destination Manager. Amalfi si rende conto che, oltre a dover caratterizzarsi come DMO, è necessario rivedere le basi su cui si è costruito un modello di turismo insostenibile.

Non so se i Comuni dell’isola d’Ischia sono altrettanto consapevoli. Sempre nel Convegno, il docente di Economia dell’Università Federico II di Napoli, prof. Sergio Beraldo, ha esaminato come si è andato affermando nel tempo un modello e uno stile di vita che ha portato all’overtourism e il Direttore del CivicLab locale, Fernando Maresca, ha lanciato un messaggio inequivocabile: è necessaria la partecipazione convinta della cittadinanza ad un ribaltamento del modello turistico che genera quantità turistica concentrata in periodi ristretti. Ha concluso che cittadinanza e amministratori locali devono collaborare e, insieme, creare un modello turistico economico alternativo e sostenibile. Ciò detto, mi chiedo e chiedo: sono pronti gli amministratori locali ed è pronta la cittadinanza a compiere questo passo? O vogliamo continuare a illuderci che qualche fugace apparizione di star cinematografiche o qualche evento (a volte di buon livello, altre volte di caratura paesana e folcloristica) ci possa risolvere il nodo “disservizi”? Va molto di moda il ricorso a cosiddetti “influencer”. Bene, non voglio fare la figura del retrogrado, voglio credere all’efficacia di questo ricorso, ma allora si orientino questi influencer a determinare una svolta turistica in direzione di un allungamento della stagione.
Si continuerà sulla strada sterile della denuncia del crollo dei servizi, senza capirne la genesi e senza prospettare soluzioni radicalmente diverse? O si vuole effettivamente ricreare un movimento turistico dalle caratteristiche meno intensive e fagocitanti, più lente, più dolci, meno volgari, più allungate nel tempo e più allargate al turismo straniero?

