LA GITA DI WINSTON CHURCHILL A CAPRI E ISCHIA
L’ultimo numero della rivista Robinson (inserto domenicale di Repubblica) ha voluto ricordare, a 150 anni dalla nascita, la figura del grande statista Winston Churchill. E non è sfuggito, al settimanale, la circostanza che nel recente libro “Privata e confidenziale. La vita attraverso le lettere ad amici e familiari”, curato da due scrittori inglesi (Drake e Pochwood) e tradotto in italiano, tra varie lettere, ce n’è una indirizzata alla moglie Clementine, datata 17 agosto 1944 (80 anni fa) in cui Churchill racconta di aver vissuto giorni felici a Napoli, in una foresteria di una ex villa di un ricco fascista, adibita poi a campo di prigionia.

E nell’occasione Churchill scrive alla moglie: “I pochi giorni che abbiamo trascorso a Napoli sono stati allietati da una piacevole gita a Ischia il primo giorno e il secondo giorno a Capri. La Grotta Azzurra mi è parsa meravigliosa. In totale abbiamo fatto quattro bagni, che mi hanno fatto tutto il bene del mondo. Mi sento davvero ricaricato e sono molto meno stanco di quando sono partito dall’Inghilterra”.
Questa circostanza era stata evidenziata dalla Fondazione Mediterraneo, ente morale vigilato dallo Stato Italiano che, fondata nel 1994, ha per scopo la promozione del dialogo e la pace nel Mediterraneo, oggi del tutto messa in discussione. Il quotidiano isolano Il Golfo aveva ripreso questa comunicazione della Fondazione, nel numero del 24 giugno 2020, col titolo “Quando Churchill faceva il bagno a Ischia e decideva le sorti dell’Italia con Tito”.

In realtà, Churchill aveva incontrato il maresciallo Tito, prima che a Napoli nella villa Rivalta, ad Algeri (Marocco) il 10 agosto dello stesso anno e suo intento era quello di allontanare, quanto più possibile, la Jugoslavia dall’URSS e tentò di farlo con un patto con la Croazia. A Villa Rivalta a Napoli, invece, vennero stabiliti i nuovi confini della Jugoslavia, con l’assegnazione dell’Istria e della Dalmazia a Tito.
Che Churchill volesse essere lo stratega del Mediterraneo lo aveva dimostrato anche prima, già nel 1935, quando scoprì la bellezza del Marocco. E in Marocco Churchill tornò più volte e lasciò alcuni suoi dipinti del paesaggio marocchino. A gennaio del 1943, sempre in Marocco, si tenne la Conferenza di Casablanca, presso l’Hotel Anfa, per delineare la strategia europea degli Alleati durante la seconda guerra mondiale.
Ma Napoli e il Golfo Partenopeo restano, insieme al Marocco, due realtà in cui si dispiegò la strategia diplomatica del grande fautore di un’Europa unita. E tra le motivazioni che, in questi giorni, spingono gli albergatori di Napoli a invocare la riconversione in albergo del Palazzo ex Hotel de Londres in piazza Municipio, attualmente sede del Tar Campania, c’è anche la considerazione che in quel palazzo, progettato dall’architetto Giovan Battista Comencini, costruito tra il 1885 e il 1899, esempio di art nouveaux, alloggiò Winston Churchill e lì c’è la sede del Museo della Pace (MAMT) e la sede della Fondazione Mediterraneo precedentemente citata. In questi giorni drammatici, che vedono ampliarsi gli scenari di guerra nel Mediterraneo, faremmo bene a ricordare le azioni diplomatiche di Churchill, i suoi tentativi di esaltare i valori occidentali ed europei, di preservare la pace, il suo incantamento di fronte alle bellezze paesaggistiche del Mediterraneo e, perché no, i bagni fatti tra Ischia e Capri, che facevano lenire e dimenticare le angosce internazionali.
Non basta il Museo della Pace dell’ex Hotel de Londres, ci vuole uno sforzo di tutti per la riconquista della pace smarrita. E non è un caso che oggi, con insistenza, si parla del Mezzogiorno e del Golfo di Napoli in particolare, come crocevia del Mediterraneo, di un Mediterraneo che da terre di scontro diventi scenario di incontri, di interscambio e di solidarietà tra i popoli di tutti gli Stati (quelli costituiti e quelli che aspettano ancora un riconoscimento per costituirsi) e di tutte le religioni, accantonando i fanatismi e gli ultranazionalismi.

