CONCESSIONI SPIAGGE, I COMUNI NON SI SDRAINO AL SOLE
C’è un solo modo per fare contemporaneamente gli interessi dei concessionari storici degli stabilimenti balneari, degli utenti della spiaggia e di chi, legittimamente, aspira a intraprender una nuova e redditizia attività. E quest’unico modo è quello che finora si è tentato di rinviare ad libitum: le gare. Non ho nessuna remora a dire che i balneari dell’isola d’Ischia sono stati fin qui mal guidati e consigliati da sindacalisti che hanno scommesso su questo o quel partito politico (da cui oggi si sentono traditi) o da avvocati temerari che si sono lanciati su percorsi giuridici a dir poco accidentati.

Riassumiamo lo stato delle cose e vediamo con realismo quello che sarebbe giudizioso fare. Il Parlamento ha convertito in legge il Decreto Infrazione (d.l. n.131 del 16/9/24) che, in un solo articolo, ha modificato e integrato la legge n.118 del 5 agosto 2022 (legge annuale per il mercato e la concorrenza). Con ciò il Governo proroga alla data del 30/9/2027 l’efficacia delle concessioni balneari in essere, salvo un’ulteriore proroga al 31/3/2028 per difficoltà procedurali che dovessero emergere nell’espletamento delle procedure di gara.

Si tratta di un’ennesima proroga generalizzata delle concessioni demaniali scadute. Si dice che tale soluzione sia stata concordata con la Commissione Europea. Ma non si tiene conto di come reagiranno gli organi giurisdizionali italiani ed europei né si tiene conto delle reazioni dei dirigenti e funzionari comunali che, disattendendo le norme europee, rischierebbero in proprio conseguenze penali e civili. Di contro, la proroga non soddisfa i balneari che non si ritengono risarciti sufficientemente (in caso di mancata riaggiudicazione) dal solo riconoscimento del valore dei beni non ancora ammortizzati e del valore degli investimenti effettuati negli ultimi 5 anni. La proroga ulteriore non elimina naturalmente l’obbligo di indire procedure a evidenza pubblica, da avviarsi non oltre il 30/6/2027.
La durata delle nuove concessioni andrà da 5 a 20 anni, secondo i tempi dell’ammortamento e l’equa remunerazione degli investimenti previsti dall’aggiudicatario sotto il profilo economico e finanziario. La gara sarà improntata sull’offerta economicamente più vantaggiosa (qualità progettuale e prezzo offerto). Per la parte progettuale qualitativa sono previsti il Piano di investimenti e il Piano di gestione, che devono rispondere ai requisiti di cui all’art. 1 comma 6 del D.L. 131/2024.

Tra i criteri preferenziali premianti si citano:
1) interventi per migliorare l’accessibilità degli arenili in concessione;
2) l’offerta di servizi turistici anche in periodi fuori stagione;
3) l’offerta di servizi integrati che valorizzano le specificità culturali, folkloristiche ed enogastronomiche del territorio;
4) incremento e diversificazione dell’offerta ricreativa;
5) salute e sicurezza dei lavoratori;
6) protezione dell’ambiente e salvaguardia del patrimonio culturale;
7) occupazione di giovani fino a 36 anni.
Oltre a questi, i Comuni possono aggiungere altri criteri, con particolare riguardo a tariffe e agevolazioni per categorie di utenti. La Commissione giudicante, con l’ausilio di una perizia asseverata di un professionista nominato dall’Ente locale tra i dottori commercialisti ed esperti contabili, dovrà tener conto anche della sostenibilità economico-finanziaria del progetto e della stima degli investimenti effettuati o da effettuarsi. Per quanto riguarda l’offerta economica (che avrà un peso percentuale minore) dovrà indicare l’aumento rispetto al canone concessorio minimo posto a base d’asta.

Ora, alla fine di questa sintesi della situazione, due considerazioni: la procedura è molto complessa ed è possibile che i Comuni isolani facciano ricorso a società specializzate (meglio se una sola per tutta l’isola) per la gestione della procedura (l’ANCI sicuramente sarà in grado di offrire questa possibilità) Seconda considerazione: non è detto che gli organi giudiziari italiani ed europei lascino intatti i termini temporali al 30/9/2027; potrebbero dare una sforbiciata e accorciarli. Ergo, quello che sembra un lasso di tempo abbastanza lungo per prendersela con comodo è un’illusione. Da qui, l’invito ai Comuni ma anche alle Associazioni di categoria dei balneari, di non “sdraiarsi al sole” e mobilitarsi fin da subito per studiare tutte le pieghe della procedura di gara. Gli attuali concessionari delle spiagge farebbero bene a consorziarsi e studiare quali migliorie offrire tra i servizi poc’anzi indicate. Faccio qualche esempio: la quasi totalità degli attuali concessionari impegnano, negli stabilimenti, uno o più membri familiari (a cui, nei mesi di punta, aggiungono qualche addetto esterno). Costerebbe poco tenere aperti gli stabilimenti anche in autunno e in primavera (miglioria offerta) contando sul solo apporto familiare (per abbattere i costi) con la costituzione (ove non prevista già) di impresa familiari ai sensi dell’art. 230 del codice civile.
Cosa che eventuali multinazionali o gradi imprese di servizi non potrebbero fare, dovendo pagare personale esterno, con maggiori oneri fiscali e contributivi. Altro esempio: offrire servizi integrati che esaltino le tradizioni locali (culturali, enogastronomiche, di informazione e illustrazione di caratteristiche locali del mare, della flora e della fauna marina, della pesca locale, dei reperti archeologici e storici sommersi).
Tutto ciò sfugge alle grandi imprese “acchiappatutto”, specializzate solo nell’estendere ovunque modelli standardizzati di gestione. C’è da lavorare, con competenza, con passione e per la difesa di interessi legittimi e non confliggenti con il soddisfacimento dell’intera collettività. Nessun dorma!

