COP VINTINOVE E TRENTA
Anche se c’è poco da scherzare sul cambiamento climatico che, in maniera sempre più evidente, sta complicando la vita a paesi e persone, ho voluto dare un titolo scherzoso a questo articolo. Sapete che sta per concludersi la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, in Azerbaijan a Baku. Si tratta di Cop 29 che, tradotto in lingua napoletana, diventa Cop vintinove e trenta (cioè il brevissimo lasso di tempo che intercorre tra il giorno 29 del mese e il giorno successivo 30, come recita l’adagio napoletano) per sottolineare che il tempo a disposizione per dare una decisa svolta all’irresponsabile condotta umana che porta all’autodistruzione della Terra, è veramente poco, anche se non si tratta, in questo caso, di giorni ma di anni. L’elezione di Trump alla Presidenza degli Stati Uniti non promette nulla di buono sul fronte del cambiamento climatico (di cui il nero Presidente è sostanzialmente negazionista).

La politica mondiale va alla velocità della tartaruga nell’affrontare il problema, tanto che l’obiettivo che 195 Stati si prefissero nella Cop 15 del 2022 in Canada, di proteggere un terzo del pianeta, al ritmo attuale l’obiettivo verrebbe raggiunto solo nel 2107 (!).
Intanto, nei Paesi più a rischio, la mortalità legata al calore, per le persone con più di 65 anni, nel 2023 è aumentata del 167% rispetto al 1990. Nel settore agricolo, nel 2023 per gli stessi motivi di surriscaldamento, si sono persi 532 miliardi di ore di lavoro, con una perdita di reddito di 835 miliardi di dollari. Una catastrofe economica oltre che umanitaria.
Ora, Elon Musk e Trump hanno voglia di scherzare e sollecitare la continuazione di estrazione di petrolio e gas in territorio americano per abbattere le tasse ai cittadini e non dipendere più da importazioni dall’estero. Intanto continuano le emissioni di anidride carbonica.

Il 2024 fa registrare, oltre a Cop 29, lo svolgimento di Cop 16, a Cali in Colombia sulla biodiversità, tenutasi dal 21 ottobre al primo novembre e dal 2 al 13 dicembre, a Riad (Arabia Saudita) si svolgerà invece Cop 16 sulla desertificazione. Poi, per mantener fede al detto napoletano “Vintinove e trenta” l’anno prossimo si terrà a Belem (Amazzonia, Brasile) Cop 30, proprio nella più grande foresta del mondo.
E l’Italia? E la Campania, Ischia? Proviamo temerariamente a scendere su scala minore e vediamo in che misura e in che modo, ai gradini più bassi, si può contribuire a questa difficile ma sacrosanta battaglia per la sopravvivenza mondiale. Il Ministro italiano all’Ambiente, Pichetto Fratin, ha detto in merito, intervistato da Green e Blue (inserto di Repubblica) che è urgente la decarbonizzazione, da ottenere con lo sviluppo delle energie alternative e, in prospettiva 2035, con lo sviluppo dell’energia nucleare di terza e quarta generazione (microreattori). Poi c’è la necessità di investimenti di finanza climatica.
Oggi tale finanza funziona su base volontaria e la Cop 29 non ha nemmeno quantificato quanto dovrebbe affluire complessivamente dagli Stati aderenti, facendo registrare un flop dell’assemblea. Sarebbe invece necessario stabilire precise quote obbligatorie di partecipazione finanziaria secondo criteri oggettivi di ripartizione. A livello regionale e locale, si può lavorare sulle emissioni delle abitazioni private e industrie, sui mezzi di trasporto, sulla riforestazione, sui parchi urbani, sui Parchi Protetti regionali o nazionali. E qui veniamo a Ischia: se si continua a incrementare ogni attività turistica, economica, istituzionale nella fascia costiera, sarà pressochè impossibile contenere le emissioni di anidride carbonica. Se continuano a lievitare moto, auto, camion per i collegamenti terrestri e vecchie navi, imbarcazioni, gommoni, maxiyacht per i collegamenti marittimi, non otterremo alcun risultato positivo.

Ma Ischia non ha solo il mare, di cui è circondata, non ha solo l’anello perimetrale stradale e un dedalo di vie e viuzze su cui imperversano auto, moto, articolati e altri. Ischia ha pinete, boschi, appezzamenti agricoli, la montagna. Ed è sempre più evidente come è preservando queste riserve di verde che possiamo assicurare benessere a noi cittadini e ai turisti consapevoli e desiderosi di fuggire dai problemi di inquinamento delle città. Ma questo è possibile solo se diamo l’alt all’arrampicata progressiva dell’abusivismo edilizio verso la montagna. Per quanto riguarda l’agricoltura isolana (per quel che ne resta, anche se registro una nuova attenzione alla vinicoltura e olivocoltura) ci dovrebbe essere un’educazione alla cosiddetta agricoltura rigenerativa, metodologia che mira a conservare e ripristinare la salute del suolo e dell’ecosistema, per esempio mediante la sostituzione di fertilizzanti di sintesi con quelli organici, che rendono il suolo più resistente agli impatti dei cambiamenti climatici.
Spero vivamente che nei Sindaci e in tutta la popolazione scatti un sussulto di responsabilità e saggezza e non si consideri che anche i polmoni di verde debbano soggiacere alla logica dell’abusivismo di necessità. Oggi c’è una necessità più forte, più impellente e coinvolgente l’intera collettività: la salvaguardia della salute e della salvezza degli uomini e della Terra.

