SIAMO LA SCIMMIA DI GABBANI?

SIAMO LA SCIMMIA DI GABBANI?

L’ignoranza e il galleggiamento degli italiani secondo OCSE E CENSIS

Mentre leggevo il drammatico Rapporto OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) che rivela l’analfabetismo funzionale degli italiani, mi ritornava in mente una orecchiabile canzone di Francesco Gabbani, del 2017, al Festival di Sanremo: Occidentali’s karma. Non so fino a che punto il successo del brano fosse legato alla comprensione del testo. Alla luce dello sconfortante risultato sociologico sull’incapacità degli italiani nel comprendere un pensiero complesso, devo dedurre che la musicalità del testo e l’originalità dello scimpanzé animato, che affiancava Gabbani, sono l’unico motivo del successo. Chi è in grado di ricordarsi il significato di quel testo? Che cosa rappresentava la “scimmia nuda”? Quanti sanno che Gabbani è una specie di filosofo, che è stato conduttore di una trasmissione televisiva su RAI 1 dal titolo “Ci vuole un fiore”? (Gabbani è un’ecologista che vive tra i suoi ulivi nel Carrarese), che non gli interessano i social ma preferisce abbracciare gli alberi, che ha scritto testi per Celentano, Ornella Vanoni, Mina? Quanti hanno saputo interpretare il senso di Occidentali’s karma? Che cosa rappresentava la scimmia nelle intenzioni e nelle parole dell’autore? Rappresentava l’uomo “animale tra gli animali”, con un’unica differenza, che tende ad essere nudo e cioè senza peli, ove per peli s’intendono le sovrastrutture, le illusioni, le fughe verso orientalismi, che dovrebbero darci – secondo alcuni – un senso della vita, ma che non ce lo danno. Ecco cosa ci ha voluto dire Gabbani, qualche anno prima del Rapporto OCSE sull’analfabetismo funzionale. Secondo l’OCSE l’Italia è sestultima nella graduatoria e per capacità di lettura e comprensione del testo. Ai primi posti della classifica ci sono Finlandia, Giappone, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia. La maggior parte degli italiani compensa, in parte, questo deficit cognitivo, con l’esperienza, col lavoro, con i “fatti”. E, naturalmente, essendo incapace di interpretare e risolvere la complessità dei problemi del Paese, si affida ai “salvatori della Patria”, agli imbonitori della politica, della comunicazione, ai trasmettitori di slogan semplificati, dal linguaggio scarnificato ed incolto. Sì, forse viene in soccorso agli italiani un’innata propensione alla creatività, che appartiene ad una sfera diversa dalla razionalità. Un esempio lampante è l’arte di arrangiarsi dei napoletani, i quali letteralmente “inventano” occasioni di successo e opportunità lavorative, che possono portare anche ricchezza materiale. Ma resta la povertà intellettuale e quindi la mancanza della libertà. Uno dei maggiori linguisti italiani, Tullio De Mauro, che suonò il campanello d’allarme molto tempo prima del rapporto OCSE, diceva che a presidiare questo drammatico e crescente deficit è rimasta solo la scuola e insisteva sul concetto della necessità, per la politica, di istituire nel Paese un’educazione permanente per gli adulti, anche dopo la scuola. Il filosofo olandese del Seicento, Baruch Spinoza diceva che la libertà consiste nella capacità di conoscere noi stessi e inseguire le nostre attitudini, i nostri desideri, per cui la conoscenza e solo la conoscenza ci rende veramente liberi. E dunque chi non è in grado di capire innanzi tutto se stesso, non è uomo libero, è una “scimmia”, come cantava Gabbani. E balliamo, nell’ignoranza mentre il disk jochey di turno mette i dischi propagandistici che vuole. < Essere o dover essere/ il dubbio amletico/ Contemporaneo come l’uomo del neolitico/ Nella gabbia 2×3 mettiti comodo> cantava Gabbani in Occidentali’s karma. Il 58^ Rapporto Censis, che fu fondato da Giuseppe De Rita ed è oggi retto da Giorgio De Rita e Massimiliano Valeri, ci dice che uno su cinque italiani è convinto che Giuseppe Mazzini sia stato un politico della Prima Repubblica. E ci dice che gli italiani oggi si limitano a “galleggiare”, a stare alla finestra, guardando un mondo che fanno fatica a capire. Per finire: molti amici mi dicono che faccio male a continuare a scrivere opinioni sui giornali locali e a farlo con ragionamenti e analisi che pochi capiscono e sono interessati ad approfondire. Gli scritti – dicono – devono essere brevi e accessibili a tutti. Mi dicono che la soglia di attenzione di lettori o ascoltatori di un dibattito è molto bassa e bisogna “condensare” al massimo l’intervento. Come il latte condensato; solo che il pezzo scritto o l’intervento orale non si può sciogliere nell’acqua. Quello è quello rimane. Cioè niente. Non sono d’accordo; appiattirsi in basso non può essere l’obiettivo di una società moderna che vuole evolvere. Solo sforzandosi di interpretare la complessità del mondo si migliora, civilmente ed economicamente. Non possiamo continuare a ballare come scimmie inconsapevoli. Nude sì, nel senso di spogliarsi di ogni inutile sovrastruttura, ma libere di conoscersi e di conoscere ciò che è fuori di noi.

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Franco Borgogna

Franco Borgogna

Giornalista "glocal" e' la mia ambizione, un indagatore della società locale, consapevole che Ischia e' parte di un mondo dai confini vasti e che ciò che succede nel mondo globale si riverbera sull'isola così come le sorti del patrimonio naturale e culturale di Ischia riguardano il mondo intero.