LA GIUSTIZIA E LA DISOBBEDIENZA CIVILE

LA GIUSTIZIA E LA DISOBBEDIENZA CIVILE

Alcuni fatti, avvenuti negli ultimi giorni a Ischia, ripropongono con forza la necessità di chiarire i rapporti tra giustizia e potenti, tra giustizia e indifesi. Vengono demolite prime e uniche case (abusive) di soggetti non particolarmente benestanti, mentre soggetti potenti e in grado di pagare gli avvocati più attrezzati (ove per attrezzati non significa necessariamente più bravi e competenti, ma abili a destreggiarsi con disinvoltura nei meandri dei Tribunali) se la cavano, quantomeno procrastinando sine die la situazione di irregolarità urbanistica. Vengono perpetrati delitti odiosi contro la collettività come sversamenti abusivi di liquami che finiscono in mare; vengono denunciate minacce di stampo camorristico che impongono quanto meno una sudditanza psicologica e concorrenza sleale ma subito una strana giustizia disfa ciò che le forze dell’ordine avevano faticosamente messo in opera. In sede  predibattimentale penale, la giustizia rinvia a giudizio tutti (dalla proprietà al Direttore Tecnico, ai tecnici comunali alternatisi) per la questione della Siena per reati pesanti, tra cui la lottizzazione abusiva, ma stavolta evidenziando anche l’intervento indebito in area demaniale e, contemporaneamente, si fa fatica a contrastare tutte le costruzioni abusive (Alberghi, piscine, ville) sulle coste più belle e in area demaniale (nel Comune d’Ischia dagli scogli di Sant’Anna alla Pagoda, dove si è evidenziato un abuso ma non altri analoghi nelle vicinanze).

Assistiamo al via vai della Guardia di Finanza all’EVI per concorsi alquanto opachi, ma scende una cortina di silenzio su altrettante stranezze dei singoli Comuni, di incroci di assunzioni, di sollevamento dall’incarico di tecnici considerati scomodi e troppo intransigenti verso l’abusivismo edilizio. Che dire della sentenza che stabilisce che non ci sono colpevoli per la frana ed alluvione di Casamicciola, dove hanno perso la vita persone e famiglie. Mi colpiscono due aspetti: che l’intreccio di omissioni, la mancanza di pianificazione, la tolleranza di abusi, abbia reso complicato individuare specifiche responsabilità pubbliche e mi colpisce che molti di quelli che hanno criticato la sentenza si sono limitati a puntare il dito contro i poteri centrali (Stato e Regione) e non anche gli enti locali, che probabilmente sono i maggiori colpevoli. Ma si sa è più facile prendersela con poteri lontani che non nuocciono piuttosto che accusare i poteri vicini, che possono reagire.

Non tutti hanno il coraggio necessario! Scendendo su gradini meno gravi ma ugualmente compromettenti per l’ordine pubblico, si prendono provvedimenti restrittivi per traffico, sosta, circolazione e poi si tollera la loro sistematica violazione per il buon vivere (o vivacchiare). Soste selvagge, scorrazzamenti di bici elettriche e moto di ogni cilindrata ovunque e a ogni ora. L’inferno, la diseducazione, l’esposizione a rischio di minori e anziani. Tutto questo è ingiusto! Che fare? Un ottimo articolo in merito è stato scritto, qualche giorno fa su Repubblica, da don Gennaro Matino. Il titolo del suo pezzo era “Il valore ritrovato della disobbedienza”. Apre con una citazione che lui non ricorda di chi fosse: “Quando gli onesti tacciono, il potere applaude”. La citazione è, in realtà, dello scrittore polacco Stanislaw Jorzy Lec. Matino cita una serie di categorie di funzionari pubblici che si rifiutano coraggiosamente di “attaccare il ciuccio dove vuole il padrone”, che non accettano di essere cinghie di trasmissione di un sistema intollerabile di scambi di favori e clientelismi. Sono disobbedienti etici. Il dissenso fa paura, non piace al potere, la critica disturba e arrivano le vendette e le emarginazioni.

Da prete, Matino dice che, nel Vangelo, Gesù è la figura del disobbediente per eccellenza. Disobbedisce ai “puri” per stare con i peccatori, disobbedisce ai forti per stare coi deboli. Anche se il fio della sua disobbedienza fu la croce. E mettere in croce chi protesta, dubita, critica, è l’obiettivo dei potenti. Se l’obbedienza è il sonno della coscienza, la disobbedienza è il risveglio dell’anima. E’ quel poco che ci resta!

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Franco Borgogna

Franco Borgogna

Giornalista "glocal" e' la mia ambizione, un indagatore della società locale, consapevole che Ischia e' parte di un mondo dai confini vasti e che ciò che succede nel mondo globale si riverbera sull'isola così come le sorti del patrimonio naturale e culturale di Ischia riguardano il mondo intero.