LA SOCIETÀ SI STA SPACCANDO

LA SOCIETÀ SI STA SPACCANDO

Ci vorrebbe un nuovo Karl Marx per diagnosticare e prevedere le nuove spaccature sociali e le possibili evoluzioni. Certo, il linguaggio marxista è fuori tempo e va abbondantemente aggiornato. Al Capitale oggi si contrappone il Capitale Naturale, come ha ben descritto l’economista indiano Partha Dasgupta nel libro “Il Capitale Naturale”. In esso l’economista sostiene che non è possibile andare avanti senza inserire il capitale naturale (oceani, foreste, coste, boschi) nel PIL (Prodotto Interno Lordo). Non si può più parlare solo di crescita economica, mentre mandiamo a catafascio il patrimonio naturale con uno sviluppo insostenibile. E non è sufficiente l’Agenda 2030 dell’ONU, perché contiene 17 obiettivi diversi, senza un criterio di base, come se fosse la lista della spesa. Il patrimonio naturale deve entrare, a tutti gli effetti, nella strategia degli Stati del mondo.

Italy, Campagnia, Ischia, Lacco Ameno, People at Corso Angelo Rizzoli

Inutile sottolineare che l’andamento mondiale va controcorrente rispetto a questa esigenza. Si scatenano guerre reali e commerciali all’insegna dell’occupazione di territori e dello sfruttamento dei patrimoni naturali. Ma questo ci porterebbe dritto alla catastrofe mondiale. Bisogna sperare in una resipiscenza dell’umanità che raddrizzi la barra.  Detto questo, c’è un altro aspetto da considerare e che ribalta totalmente i canoni classisti della visione marxista. La contrapposizione sociale non è più classe operaia versus imprenditori padroni.

Nel corso degli anni si era già manifestata una frantumazione della classe operaia in tante sottoclassi, con interessi corporativi anche diversi, se non addirittura contrastanti. Ma oggi siamo di fronte ad un fenomeno diverso: l’impoverimento della classe media (soprattutto impiegatizia) e a un “distacco”, un malumore (non conflitto di classe vero e proprio) di tale classe nei riguardi di categorie “protette o di rentiers” (percettori di rendite di posizione o parassitarie).

Lo spiega magnificamente Giuseppe De Rita, fondatore del Censis e sociologo dal linguaggio creativo. E, a proposito di rendite di posizione, De Rita cita il caso dei balneari. E’ sotto gli occhi di tutti (avviene anche a Ischia) che il ceto medio, scontento dei rincari dei prezzi di ombrelloni e sedie sdraio, sempre più si sposta negli arenili liberi. Non viene vista bene la rendita di posizione dei concessionari e la loro resistenza all’indizione di gare di appalto. Il ceto medio avverte che manca una visione di paese e di giustizia sociale, ma non apre un vero e proprio conflitto di classe. E’ disincantato e si acconcia a una “aurea mediocritas”. Questo stato d’animo di delusione, ma adattativo, si riflette anche nella reazione, tutto sommato flebile, di fronte agli avvenimenti internazionali, che meriterebbero ben altri sussulti. I balneari sono soltanto un esempio fornito da De Rita. Ma ci sono altri settori che vengono visti con lo stesso malumore dal ceto medio: mentre commerci tradizionali, come abbigliamento, calzature, pelletterie, articoli da regalo, languono (testimoniato dalle decine di saracinesche tirate giù per chiusura) il settore ricettivo e quello ristorativo vanno forte. Però non appaiono tollerabili certi aumenti di prezzo, favoriti certo dalla legge della domanda e dell’offerta e dallo sviluppo turistico, ma che per le tasche dei residenti diventano proibitivi.

Il primo passo difensivo della classe media verso i rincari dei ristoranti è consistito nel “tagliare” il primo piatto o il secondo e i contorni o la frutta. Il secondo passo è quello di scalare dai ristoranti alle pizzerie, alle rosticcerie, alle paninerie. Una società così, si frantuma in mille pezzi e non è pensabile una ricomposizione, non si scatena un conflitto che sfoci in un vincitore e in un nuovo assetto sociale. Questo Marx non poteva averlo previsto. Sta passando un elefante nella cristalleria della nostra società occidentale. E chi è in grado di ripararne i cocci?

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Franco Borgogna

Franco Borgogna

Giornalista "glocal" e' la mia ambizione, un indagatore della società locale, consapevole che Ischia e' parte di un mondo dai confini vasti e che ciò che succede nel mondo globale si riverbera sull'isola così come le sorti del patrimonio naturale e culturale di Ischia riguardano il mondo intero.