“DOVE STIAMO ANDANDO SU QUESTA TERRA?”
La domanda di Quelo, personaggio creato e interpretato da Corrado Guzzanti, che nasceva come paradosso, oggi suona quasi amara
Quando succedono fatti di cronaca così gravi, come l’aggressione a una professoressa, è normale provare indignazione, paura, rabbia. Sono reazioni legittime davanti alla violenza, soprattutto quando colpisce un luogo che dovrebbe essere, per definizione, sicuro: la scuola, spazio di crescita, relazione e rispetto.
Le ultime notizie rendono questa vicenda ancora più inquietante. Stando alle prime indagini il ragazzo di appena 13 anni avrebbe pianificato anche di uccidere i genitori e che si sarebbe rammaricato del fatto che la professoressa fosse ancora viva. Dettagli che fanno pensare non solo a un gesto impulsivo, ma a qualcosa di più profondo e difficile da comprendere.
Colpisce soprattutto la possibile assenza di un principio di realtà: come se venisse meno la percezione delle conseguenze, del limite, dell’altro come persona. Ed è proprio questo che ci interroga in modo così forte.
Ma queste esplosioni, quasi mai, arrivano davvero all’improvviso. Spesso sono il punto di arrivo di un percorso fatto di segnali deboli, disagi che crescono, isolamento, fatica nelle relazioni. Non per giustificare, ma per provare a capire dove si sarebbe potuto intervenire prima.
Allora la domanda diventa inevitabile: cosa sta cambiando nei rapporti tra giovani, adulti e istituzioni? Quanto pesa il disagio sociale? E quanto siamo ancora capaci, come comunità — famiglia, scuola, società — di ascoltare davvero?
La domanda di Quelo resta attuale. Ma forse oggi dovremmo riformularla così: non solo “dove stiamo andando”, ma che tipo di società vogliamo costruire. E quanto siamo disposti, concretamente, a prendercene cura.

