“MIO SIGNORE E MIO DIO”
Nella vita di ogni giorno, siamo un po’ tutti come Tommaso: viviamo momenti di stanchezza, di dubbio o di delusione in cui vorremmo “toccare con mano” una soluzione o una prova che le cose andranno bene. Questa esclamazione non è una lezione di religione, ma un grido di liberazione. Ci insegna che la fede non è seguire una teoria astratta, ma riconoscere una presenza amica che cammina al nostro fianco.
Dire “Mio Signore” significa smettere di lottare da soli contro tutto e tutti, accettando che non dobbiamo avere sempre il controllo su ogni cosa. È il passaggio dal dubbio alla fiducia: Tommaso, che era il più scettico, diventa quello che sente Dio più vicino di chiunque altro. Per l’uomo di oggi, questo significa che anche le nostre ferite e le nostre incertezze possono diventare il punto di partenza per un legame autentico e personale con il senso della vita, trasformando la paura in una profonda pace interiore.
IMPEGNO
L’impegno per questa settimana è trasformare il lamento in gratitudine. Ogni volta che avverti il desiderio di lamentarti per un imprevisto o una fatica, fermati un istante e sforzati di trovare una piccola cosa positiva accaduta nella giornata per cui dire “grazie”. Questo semplice esercizio allena il tuo cuore a riconoscere la presenza del bene anche nelle difficoltà, trasformando il pessimismo in quella pace interiore che Gesù dona ai suoi discepoli.
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