“IL GENIO DI GIOVANNI FALCONE”: MARESCA A LACCO AMENO TRA MEMORIA, ESEMPIO E DOVERE

“IL GENIO DI GIOVANNI FALCONE”: MARESCA A LACCO AMENO TRA MEMORIA, ESEMPIO E DOVERE

Ci sono libri che nascono già vecchi, logori dal peso della retorica. Altri che, per il solo nome che portano in copertina, sono condannati a non essere mai banali. “Il genio di Giovanni Falcone. Prima il dovere” appartiene alla seconda specie. Nella casa che fu di Angelo Rizzoli, attuale sede del Museo Archeologico di Pithecusae, Villa Arbusto, con una prefazione di Alessandro Siani che non guasta, tra i resti della Magna Grecia e le testimonianze di un’attualità che mostra segni evidenti di degrado, si è parlato di un uomo che non credeva alla retorica. Forse è stato il posto giusto. O forse, in un paese dove la memoria dura quanto un ciclo di notizie, ogni posto è quello giusto. Purché ci sia qualcuno che, come dice il magistrato Catello Maresca, abbia ancora voglia di raccontare ai ragazzi che esistono modelli che non tramontano. Anche se il tempo, maledettamente, tende a sfumarli.

Con il Patrocinio del Comune di Lacco Ameno, l’evento dal sottotitolo – o forse era quello il vero scopo – “Conversazioni sulla legalità e sul coraggio civile” ha tenuto incollata l’attenzione delle persone che dalle 18,30 si sono affollate ai propri posti, pronte alla partenza. Un titolo un po’ fuori moda per qualcuno, forse, ma che almeno dice quello che è. Non c’è spazio per l’equivoco. Dopo i saluti del sindaco Domenico De Siano e del delegato alla cultura Giovanni Monti e dell’assessore Mariella De Siano, Maresca ha parlato col pubblico dopo gli interventi dell’avvocato Gennaro Tortora, del direttivo dell’associazione UNICA, e dopo il collega magistrato Cesare Sirignano.

L’incontro moderato da Graziano Petrucci ha avuto come attore primo il Comune di Lacco Ameno che ci ha messo la location, il Museo Archeologico di Pithecusae, l’associazione UNICA il motivo e Maresca la buona sostanza, quella spremuta dal proprio vissuto e dalla testimonianza che modelli alternativi esistono e resistono. Intervistato da Nuvola Tv, non ha usato mezzi termini. “Falcone non è stato, non è e sicuramente non sarà banale per l’impatto che ha avuto nei confronti della nostra generazione, ma continua ad averne anche nei confronti dei tanti giovani che noi incontriamo”.

La parola chiave è stata più di una, “incontrarsi” forse è quella più pesante in un tempo scandito dai social che deformano pure l’attenzione oltre ai rapporti umani ed esalta la fretta consumata in un massimo venti secondi per passare al prossimo reel. Maresca che va nelle scuole, che parla al pubblico, che guarda in faccia quei ragazzi mentre racconta di Giovanni Falcone che l’hanno conosciuto solo sui libri di storia, quale portatore di “genio” e intuizione, e gioco di squadra e disciplina e competenza, ma anche di quella tristezza che lascia sgomenti quando si viene a conoscenza che lo Stato – l’Ente Giuridico per eccellenza- lo ha spesso lasciato solo. Sia lui che Borsellino, eroi che avrebbero preferito restare uomini e vivi. Maresca prova a trasmettere “quei sentimenti ma anche quella sofferenza” di chi ha perso un riferimento, un modello e – sicuramente – un esempio. L’abbiamo perso fisicamente Falcone, sì. Ma oggi, dice Maresca, “è come se fosse ancora in mezzo a noi”, perché “l’ex-em-plum”, quel luogo da cui prendere e trarre l’essenza e farla propria, è ancora vivo. E noi, ha aggiunto Maresca, “un po’ diversamente giovani, abbiamo l’obbligo di passare il testimone”.

L’intervistatore, l’amico Gaetano Ferrandino, gli chiede se l’esempio falconiano sia abbastanza sviluppato o se, invece, meriti di più. La domanda è gentile. Maresca non ci sta: “Purtroppo, come tutte le vicende della vita, quando passa il tempo tendono a sfumare”. La figura di Falcone è ancora attuale, certo. Ma l’impatto, la capacità di trasmettere un portato valoriale, quello sì che si attenua. E qui il magistrato precisa che al di là della grande capacità professionale, ci piace ricordare “l’impegno, il senso delle istituzioni, il senso del dovere, il sacrificio”. Perché quello è un esempio che “non tramonta mai”. E oggi, “forse addirittura più di prima”, può rappresentare un modello positivo di fronte a “tante altre immagini, a tanti altri esempi negativi che invece vengono propagandati”.

A esempi che tendono ad occupare spazio nella vita dei nostri figli in modo negativo si possono opporre quelli positivi. Che siano giovani o meno giovani. Ci sono tre buoni motivi per leggere il libro? Maresca con una sincerità che in altri contesti farebbe storcere il naso ai puristi della comunicazione istituzionale, risponde: “Uno perché l’ho scritto io, diciamo, è quello fondamentale”. Poi, l’altro più serio, è perché parla di “povertà educativa”. Una malattia che caratterizza ancora “la nostra terra”. E cita l’episodio accaduto a Montesanto, una delle piazze centrali di Napoli, qualche giorno fa. “Evidentemente c’è ancora qualcuno che pensa di poter comandare, di uscire, di sparare, di impugnare armi da guerra”. Qualcuno che non ha capito che viviamo in una civiltà che “ripudia questo tipo di atteggiamenti violenti”.

La parola “ripudia” è forte. Ripudia, come si ripudia un parente indegno. Il terzo motivo, aggiunge Maresca, è civico, non letterario. Il libro sostiene UNICA, l’Unione Nazionale Italiana per la Cultura Antimafia. Un’associazione che “prova proprio a combattere tutti i giorni la povertà educativa” e lo fa in tutta Italia, con i suoi rappresentanti, i suoi volontari. Non a caso in platea c’erano la Pro Loco Pithecusae di Forio, con la vice presidente Lisa Divina e la presidente dell’associazione “La Voce dei Ragazzi”, la dottoressa Antonietta Verde, insieme alla Dirigente Scolastica, parte attiva della stessa associazione, la dottoressa Giuseppina Di Guida.

Tra il pubblico, in una presentazione che è durata quasi due ore a fronte dei sessanta minuti programmati, segno che parlare di legalità, confrontarsi, esprimere le proprie idee, non è mai banale e c’è chi è disponibile a coltivarlo nel suo tempo, anche una folta rappresentanza della società civile proveniente da ogni parte dell’isola d’Ischia, assieme ai Sindaci di Casamicciola, Giosi Ferrandino, e Forio, Stanislao Verde. Portare avanti queste iniziative è sicuramente utile e meritorio, non solo per i giovani. Cominciare a parlare di questi argomenti e discutere di giustizia, legalità, sicurezza, cultura, come ha inaugurato il Comune di Lacco Ameno nella cornice di Villa Arbusto, è già qualcosa. Forse poco, potrebbe biascicare qualcuno, ma siamo solo all’inizio.

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Marcello De Rosa

Marcello De Rosa

Amo la mia terra senza se e senza ma. Scrivo la verità perché la verità ci rende liberi. La mia libertà la conquisto giorno dopo giorno svelando il marcio della nostra società