Storie. Era il 5 maggio 1971
Come tutte le mattine il Procuratore Pietro Scaglione si reca al cimitero di Palermo a fare visita alla tomba della moglie, accompagnato dall’autista Antonio Lo Russo. In Via dei Cipressi la loro auto viene affiancata da una fiat 850 dalla quale due raffiche di mitra mettono fine all’esistenza dei due.
Scaglione era già stato trasferito a Lecce e quelli sarebbero stati i suoi ultimi giorni in Sicilia. Per la prima volta sotto i colpi della mafia cade un servitore dello Stato. Per la sua morte Alberto Sensini scrive un editoriale sul Corriere della Sera “Il caso Scaglione segna un confine che non può essere oltrepassato, un punto di non ritorno”.
Scaglione era un magistrato di lungo corso, che si era occupato della strage di Portella della Ginestra e delle malefatte del bandito Giuliano, del processo per l’uccisione del sindacalista Salvatore Carnevale e della strage di Ciaculli. Conosceva Palermo e il mondo della mafia, intuendo anche le trame più oscure della crescita di Cosa Nostra, della quale invece ancora si ignorava la struttura organizzativa e la composizione delle famiglie.
Giovanni Falcone scrisse che l’uccisione del procuratore Scaglione ebbe sicuramente lo scopo di dimostrare a tutti che Cosa nostra non soltanto non era stata intimidita dalla repressione giudiziaria, ma che era sempre pronta a colpire chiunque ostacolasse il suo cammino. E sul suo cammino si intrecciano le vicende del giornale L’Ora; Questi fondato nel 1900 dai Florio una delle famiglie più in vista e facoltose dell’isola.
Dopo le vicissitudini del ventennio fascista; periodo nel quale il giornale diviene il “quotidiano fascista dell’isola”. Arriva la Repubblica e il giornale prende una linea editoriale d’assalto e di verità. La vicenda del giornale L’Ora è intrecciata con quella della città di Palermo e con la carriera di tanti giornalisti diventati famosi. Risponde con fermezza alle minacce di Salvatore Giuliano rispondendo che la pelle é solo una copertura degli organi ed in particolar modo per il cervello; E che cosa é il cervello senza un’ideale che é il nostro” mentre accusa lo stesso Giuliano di non agire per sua volontà ma per quella di altri. Parole dure e di sfida, se vogliamo, ma anche questa libertà di stampa pagò un prezzo altissimo.
Il giornale vive il suo periodo d’oro negli anni della direzione di Vittorio Nisticò, dal 1954 al 1975. E’ in quest’epoca che nasce il giornalismo antimafia, che tre generazioni di cronisti si formano nella redazione di Piazzetta Napoli.
Il racconto delle battaglie del giornale si intreccia così con i casi di cronaca più significativi e con i drammi che hanno portato alla morte di tre cronisti de L’Ora, Cosimo Cristina, Mauro De Mauro e Giovanni Spampinato.
Un percorso che attraversa la storia della Sicilia, dalla prima inchiesta antimafia nel 1958 fino al terremoto del Belice, dal governo regionale di Silvio Milazzo alla guerra di mafia degli anni ‘80, impreziosito dalla collaborazione di intellettuali come Leonardo Sciascia, fino alla chiusura del giornale, nel 1992, a pochi giorni dalla strage di Capaci. Resta sempre il concetto di libertà di espressione e di “sovranità” che il popolo, dalla nascita della Repubblica, ha delegato.
Ma ora mi chiedo se dopo tante verità che stanno affiorando sulla palese dimostrazione di incompetenza di ministri e governanti. Conoscendo un parlamento di “fantocci” che premono il pulsante quando gli viene chiesto. Le chiare ingerenze degli USA, Bildenberg, Massoneria e grande finanza nei governi europei ed in particolar modo il quello italiano.
Be cari italiani, prima vi ho detto di storia, adesso parlo di realtà dei vostri giorni nella quale siete costretti a vivere e vi chiedo: Siete ancora pronti a delegare la vostra esistenza? Oppure volete appropriarvi della vostra “sovranità” e fare pulizia? Non c’é salvezza senza sofferenza e se in decine di milioni almeno venti si invade Roma possiamo riprenderci la nostra Nazione?

