BOMBE SU FORIO – LA NOTTE TRA L’OTTO E IL NOVE SETTEMBRE 1943, LA RICOSTRUZIONE
La notte tra l’8 e il 9 settembre del 1943 resta una delle più grandi ferite della storia di Forio e dell’isola intera. Una serie di bombe, nel corso nel secondo conflitto mondiale, devastò parte del centro di Forio, provocando morte e distruzione.Le vittime furono:– Francesco Luongo di Bonaventura, di anni 35, carpentiere, domiciliato in via Vecchia n.46– Anna Maria Verde ved. D’Abundo, di anni 73, casalinga, domiciliata in via Vecchia n.46– Ciro Verde fu Francesco, di anni 81, maestro muratore, domiciliato in via Vecchia n.50– Lucia Mattera in Patalano, di anni 73, casalinga domiciliata in via San Vito n.11– Ciro Verde fu Ciro, di anni 17, apprendista meccanico, domiciliato in via Vecchia n.46– Roberto Bartolomei di Gaetano, di anni 4, domiciliato in via San Vito n.11– Antonio Bartolomei di Gaetano, di anni 7, domiciliato in via San Vito n.7– Aniello Verde fu Marcantonio, di anni 74, maestro muratore, domiciliato in vico Albergo (a S.Vito) n.2– Brigida Verde in Verde, di anni 66, casalinga, domiciliata in vico Albergo (a S.Vito) n.2– Brigida Impagliazzo ved. Iacono, di anni 77, casalinga domiciliata in via Vecchia n.46– Aniello d’Abundo di Ciro, di anni 30, tenente di Fanteria, domiciliato in via Vecchia n.46– Rosa Emilia Nastasi in d’Abundo, di anni 26, casalinga, domiciliata in via Vecchia n.46– Teresa di Maio fu Andrea ved.Calise, di anni 62, casalinga, domiciliata in via VecchiaMa contestualizziamo l’accaduto, cercando di ricostruire gli eventi di quella serata. Nel 1943 l’Italia fascista era attanagliata nella morsa della fame e della distruzione provocata dalla sciagurata decisione del Capo di governo Benito Mussolini di entrare in guerra il 10 giugno del 1940 al fianco della Germania nazista. Per l’Italia fu l’inizio della fine, che porterà più di 400.000 morti tra i civili e i militari. Dopo anni di sofferenza e fame, il generale italiano Giuseppe Castellano, che rappresentava il governo italiano del maresciallo Badoglio, e il generale americano W.B. Smith, siglarono l’accordo segreto di Cassibile (Siracusa) che sancì la resa incondizionata dell’Italia. Esso segnò uno spartiacque nella storia del Paese, con il termine dell’alleanza con la Germania nazista, e con l’avvio degli ultimi sedici mesi di guerra e di bombardamenti che portarono, al 25 aprile del 1945, alla liberazione dell’Italia e alla fine del fascismo. Prima di parlare dei documenti che vi presento, bisogna comprendere cosa fu quella notte. Dopo lo sbarco in Sicilia con l’operazione “Husky” nel luglio del 1943, gli alleati anglo-americani cercavano il modo di conquistare i territori più a nord, liberandoli dalla minaccia nazista. Fu in questo clima che si concepì l’operazione “avalanche” o “valanga”. Questa partì alle ore 3.30 della notte tra l’8 e il 9 settembre 1943. Lo sbarco avvenne in un arco di terra di circa 40 km. Gli alleati miravano a creare una testa di ponte che poi li conducesse verso Napoli. La 5th army del tenente generale Mark Clark si unì alla 8th army inglese del generale Bernard Law Montgomery. Nel caso di Forio, si è parlato di diverse ipotesi concernenti i fatti: un errore da parte degli alleati, uno sgancio di bombe verso l’area portuale, un alleggerimento di carico. Ma nessuno di questi scenari ha trovato prove o atti che ne dimostrassero la veridicità.Vi presento ora il seguente testo tratto da “The army air forces in world war II: Europe, touch to gointblank, august 1942 to december 1943”, di Office Air Force History, 1948. “Nella notte tra l’8 e il 9 settembre 1943, mentre i convogli della Quinta Armata si avvicinavano alle spiagge, i velivoli dell’USAAF e della RAF effettuarono una serie di attacchi contro tre gruppi di obiettivi. Quarantanove B-25 bombardarono basi e strade che gestivano rifornimenti e rinforzi nell’entroterra, ad Auletta, Avellino, Potenza e dintorni. Quindici Wellington colpirono Formia e Gaeta, entrambe sul Golfo di Gaeta dove un’invasione alleata era a rischio, e Forio sull’isola di Ischia. Questi obiettivi erano basi di trasporto, ma furono scelti principalmente come “copertura” per gli sbarchi veri e propri. Il terzo gruppo di obiettivi era costituito dai due principali centri di trasporto nemici nell’area AVALANCHE, Battipaglia ed Eboli. I piazzali del primo furono attaccati da trentasette Wellington con ottantasei tonnellate di bombe; il nodo ferroviario del secondo da quarantadue Wellington, anch’essi con ottantasei tonnellate. I danni alle linee ferroviarie, alle strade e al materiale rotabile furono gravi.Anche i bombardieri leggeri della RAF e della SAAF furono attivi tra il 4 e il 5 e l’8 e il 9 settembre, effettuando 116 sortite efficaci contro i cantieri di Altamura, Battipaglia, Benevento e Metaponto e contro nodi ferroviari e stradali e veicoli da trasporto ad Auletta, Avellino, Battipaglia, Benevento, Capua, Metaponto e Potenza. Queste missioni aiutarono l’AVALANCHE, l’Ottava Armata e un previsto sbarco britannico a Taranto”. Quindi, per stessa ammissione degli inglesi della RAF, Forio rappresentava un target che avrebbe aperto le strade all’operazione avalanche. A confermarlo sono altre fonti. La Dottoressa Gabriella Gribaudi, nel suo libro “Guerra totale, tra bombe alleate e violenze naziste; Napoli e il fronte meridionale 1940-1944”, Bollati Boringhieri, a pagina 307, riporta la seguente nota: AFHRA, microfilm A 6013-1621, Headquarters NASAF, From Air Command Post, Mediterranean Air Command, to Commanding General, NASAF, Air Chief Marshal. Air Commander-in-Chief, Mediterranean Air Command Norstad, 6 settembre 1943. Seguiva il vero e proprio piano di operazioni per il D-1 e il D-Day, che prendeva in considerazione una vasta area compresa tra Salerno e il basso Lazio, seguendo le direttrici delle comunicazioni stradali e ferroviarie tra Salerno, Napoli e Roma. «Notte fra D-1 e D-Day. Il massimo sforzo dei Wellington deve essere messo in atto contro i seguenti obiettivi: 1) Battipaglia. Le strade e i ponti che attraversano la città, soprattutto quelli sulla Battipaglia-Eboli devono essere bombardati. Gli attacchi dovrebbero cominciare all’ora H e dovrebbero essere conclusi all’ora H più trenta minuti, tempo in cui i bombardamenti dovrebbero essere stati portati a termine. 2) Eboli 3) Golfo di Gaeta. Per assistere e diversificare gli attacchi portati dalle US Naval Forces nel golfo di Gaeta, 5 Wellington devono attaccare i seguenti obiettivi: a) Flotta e magazzini nel porto di Gaeta; b) postazioni di artiglieria a Formia; c) flotta e magazzini nel porto di Forio d’Ischia. D-Day. 1) Capua. Due gruppi di B-17 devono attaccare la città di Capua, il ponte stradale sul fiume Volturno come obiettivo primario e il ponte ferroviario come obiettivo secondario. Con questo attacco si vuole impedire il flusso dei rinforzi tedeschi verso sud da nord di Napoli. Perché abbia effetto, l’attacco deve essere condotto il più presto possibile alle prime luci del giorno. 2) Due gruppi di B-17 devono attaccare i ponti stradali e ferroviari sul fiume Volturno […]». Gli ordini si sarebbero trasformati in tragica realtà di lì a poco.I Vickers Wellington, dunque, furono i bombardieri notturni inglesi che bombardarono anche Forio. L’armamento offensivo era alloggiato nella stiva bombe ventrale ed era costituito da un massimo di 4500 lb (2040 kg) di ordigni, in genere 9 bombe da 500 lb (227 kg) o 6 da 250 lb (113 kg). I foriani, festanti per l’armistizio di Badoglio, annunciato alla radio alle ore 19.32, si riversarono lungo le strade del centro, in una spontanea “processione” che li condusse alla Chiesa del Soccorso a pregare insieme, mettendosi in ginocchio sulle scale della stessa (vedi la testimonianza dell Avv. Nino D’Ambra) e ringraziando la Madonna per la “grazia ricevuta” della fine apparente della guerra. Alcuni militari italiani, si unirono alla popolazione locale condividendo un bicchiere di vino. Purtroppo, invece, i vickers wellington erano già in partenza dalle basi di Kairouan, in Tunisia, avendo già caricato sui bombardieri, l’enorme carico di morte (vedasi le foto). Arrivati sui cieli foriani la notte tra mercoledi e giovedì, poco dopo l’una di notte con una luna crescente molto molto luminosa, sganciarono una serie di bombe, in parte inesplose. I morti in viafurono 13, più i feriti. Diversi corpi furono portati sul sagrato della Chiesa di San Vito. Quello che colpì molto i testimoni dell’epoca, bambini compresi, furono quei corpi raccolti e ricomposti, ricoperti da una fitta polvere che li rendeva irriconoscibili. Alcuni erano mutilati. Diversi testimoni oculari dell’epoca affermano di aver visto nei cieli foriani, nel corso del bombardamento, lampi e luci che scendevano dal cielo. Ciò è compatibile con un carico misto di bombe convenzionali e bombe incendiarie, che caricavano i vickers, e che avevano l’obiettivo di creare gravi danni alle infrastrutture. Nella stessa notte di bombardamenti, nei territori più a nord, furono utilizzati spezzoni incendiari. In un’intervista a Luciano Castaldi (che ringrazio), la testimone oculare Loreta Sacchetti afferma: “Ero in terrazzo con papà, quando vedemmo tanti luci che scendevano dal cielo. Ad un certo punto scappammo tutti”. Giovanni Coppa, riferisce di aver sentito da testimoni del luogo, di aver visto spezzoni incendiari. Alcuni corpi, estratti dalle macerie, presentavano vistose bruciature. L’accaduto segnò le esistenze di molti isolani, e ne influenzò le scelte di vita. Lunedì 2 luglio 2012 alle ore 10, presso il centro ricerche D’Ambra, il Sindaco dell’epoca Franco Regine, a nome del Comune di Forio, consegnò allo stesso una bomba inesplosa di 250 libbre (113 kg circa), ritrovata dai carabinieri dell’arma d’Ischia nel 1997, e prontamente disinnescata. Il tutto a perenne ricordo delle assurdità della guerra. Seguiranno sviluppi.










ROYAL AIR FORCE: ITALY, THE BALKANS AND SOUTH-EAST EUROPE, 1942-1945. (CNA 1271) The crew of a Vickers Wellington Mark X of No. 150 Squadron RAF receive a final briefing from their flight commander before taking off from Kairouan, Tunisia, for a raid on targets in the Salerno area on the day before the Allied landings there, (Operation AVALANCHE). Pictured are, (left to right): Sergeant J Umbers of Coulsdon, Surrey, (wireless operator/air gunner); Sergeant J Baxter of Ayrshir… Copyright: © IWM. Original Source: http://www.iwm.org.uk/collections/item/object/205209267 


Map showing landings considered and implemented after Operation Husky. 


General Mark Clark (left) and Admiral Kent Hewitt aboard USS Ancon during the Salerno landings. 


