Sant’Agnello, 14 dicembre

Sant’Agnello, 14 dicembre

Questa bellissima tela di Sant’Agnello (o Aniello) è contenuta all’interno della chiesa parrocchiale di San Giorgio in Testaccio. Lo ricordo: questo istituto di culto risale almeno al 1372, dopo che lo scrivente ha trovato un atto recante tale data negli atti degli agostiniani dell’ex Convento di Santa Maria della Scala. È alta 220 cm e larga 128 cm. La tecnica è olio su tela. L’autore è ignoto. Tuttavia essa è riconducibile ad un pittore napoletano della scuola di Francesco Solimena (Nocera 1757 – Napoli 1747), realizzato tra il 1740 e il 1760. Raffigura Sant’Aniello che impugna col la mano sinistra il bastone pastorale con bandiera che solitamente è crociata (alla mano destra). Egli è circondato da cherubini, cioè creature celesti alate. Proprio oggi si festeggia in occasione della sua morte (14 dicembre 596 d.C.). Sant’Aniello nacque a Napoli da nobili genitori di origine siracusana nel 535. La tradizione narra che la madre Giovanna, essendo sterile, pregava costantemente la Vergine affinché le fosse concesso un bambino.Ottenuta la grazia, la pia genitrice volle offrirlo alla Madonna e, portato il neonato, che aveva solo 20 giorni, di fronte all’immagine della Vergine, tra lo stupore dei genitori, esclamò: “Ave Maria!”. A ricordare tale prodigio sul luogo venne eretta una chiesa: “Santa Maria, intercede pro miseris!”. Ci sono numerosissime credenze popolari e detti riconducibili al Santo. Ad esempio: “A Santa Lucia ‘nu passo ‘e gallina, a Sant’Aniello ‘nu passo ‘e pecuriello. Il detto fa riferimento all’estensione delle ore di luce giornaliere. Tuttavia esso era basato sul calendario giuliano, e non su quello attualmente in uso che è gregoriano. Il calendario gregoriano fu introdotto nel 1582 con la bolla papale “Inter gravissimas” del 4 ottobre. Oggi il calendario è usato in molti paesi del mondo, fra cui quelli dell’Europa. Santa Lucia però, che prima coincideva con il solstizio, ora cade una decina di giorni prima. Ed ecco spiegato il motivo di questo piccolo sfasamento. Il detto popolare però è rimasto, anche perché in fondo manca soltanto una settimana al solstizio, e ci troviamo effettivamente nei giorni più corti dell’anno. È il protettore delle partorienti. Altro detto famoso è A Sant’Aniello nun tucca’ né forbice e né curtiello. Sono queste le persone che devono tenersi lontane da forbici, coltelli o oggetti appuntiti perché, per punizione, il bambino potrebbe nascere senza un arto.

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Ivano Di Meglio

Ivano Di Meglio

Eterno studente, scavo nei meandri del passato per trovare l'identità collettiva che porti al traguardo della consapevolezza. Mi occupo di cognomazione, Medioevo e usi locali. Cerco instancabilmente atti, prove e quant'altro mi consenta di ricostruire spaccati di vita lontana e vicina.