‘U, ‘A Conciaossa

‘U, ‘A Conciaossa

Doverosa premessa. Mia madre mi ha sempre parlato della conciaossa di Buonopane Immacolata (‘Mmaculatina) e di sua figlia Anita. In particolare la mamma, era un’istituzione in quanto a mestiere. “Operava” in via Angelo Migliaccio, di fronte Mastu Filippo il falegname. Io ricordo di aver ricevuto da mia zia, una stuppata o stoppata, consistente in uovo sbattuto e cucchiai di farina che fungevano da antinfiammatorio naturale. Veniva bagnata la garza e applicata sulla parte dolente. Quanto alla storia, vi lascio alle mie fonti.Quando sia veramente iniziato il mestiere del conciaossa, noi certo non lo sappiamo. Non saprei indicare una data precisa, né ci arricchirebbe molto conoscerla. Io penso tuttavia che i conciaossa siano esistiti da sempre, con diversi nomi, ovviamente.Non posso escludere che i costruttori delle piramidi avessero i loro medici specializzati nelle lesioni dell’apparato muscolo-scheletrico. Non penso affatto che le civiltà tra il Tigri e l’Eufrate mancassero di “aggiustaossa”, persone dotate di capacità di intervenire in quelle lesioni frequenti dello scheletro. Tutto sembra iniziare, e menomale che c’è un inizio di questa storia, altrimenti mi sarei rovinosamente ritrovato alla Genesi libro I,con un tal Abū Jaʿfar ʿAbd Allāh al-Maʾmūn b. Hārūn al-Rashīd, persiano (Baghdad, 13 settembre 786 – Baghdad, 9 agosto 833) erail settimo Califfo della dinastia degli abbassidi.Avrebbe avuto alla sua corte, tra i vari dotti e sapienti un altro personaggio di gran fama che avrebbe fatto parlare si sé per diversi secoli in tutte le lingue allora parlate nel Mediterraneo. Costui rispondeva al nome di Mohammed ibn Musa alKhowârizmî l.Costui visse dal 780 all’850 circa e a lui, a quanto ci dice la storia, si deve il merito di aver codificato le basi logiche dell’algebra. Cosa c’entri l’algebra con i conciaossa, a questo punto, penso in molti, ve lo stiate chiedendo.Il termine “algebra” viene per la prima volta menzionato proprio in un testo dell’ottocentotrenta, a firma proprio di Mohammed ibn Musa alKhowârizmî e dal titolo assai affascinante: Al-jabr w’al muqâbala, dove la parola al-jabr significa “ristabilire”. Il termine Al-jabr venne anche utilizzato e in maniera ampia per definire il mestiere “conciaossa”: il lavoro di colui che raddrizza, appiana, pone in ordine logico e riporta alla normalità. La data ufficiale con la quale iniziò l’invasione araba della penisola iberica è segnata nell’anno 711. Fu così che il termine di conciaossa approdò dall’altro lato del Mediterraneo conservando il senso primitivo della sua origine lessicale. Non a caso proprio intorno alla fine dell’ottocento compaiono scritte e insegne esposte sopra le botteghe dei barbieri con la seguente dicitura: “Algebrista y Sangrador” (conciaossa e salassatore). Domenico Cotugno, Direttore della Reale Società per l’Incoraggiamento alle Scienze Naturali, fu medico valentissimo e ricoprì nella sua lunga carriera cariche di ordine ed importanza massime. Si pensi ad esempio che a lui vennero demandate tutte le procedure giuridiche e sociali per realizzare un corretto ordinamento della medicina Universitaria (1766). A lui vennero affidati incarichi quali le “sperimentazioni” di “nuove” medicine per la tubercolosi, per le malattie infettive, per la pediatria e la cardiologia. Egli fu medico della Real Casa, della Real Marina, e fu in quell’epoca il Medico per eccellenza. Fu un uomo di grande potere, di grande cultura umanistica, sempre attento nel lavoro, ligio all’osservanza dell’etica medica, pronto a promuovere opere umanitarie. A lui si deve l’ordinanza con la quale veniva concessa ad un tal Signor Giuseppe Anatrella la “licenza” per esercitare il mestiere di “conciaossa”. Le ferite quindi o le lesioni associate alle fratture venivano considerate di competenza chirurgica. Non sono passati tanti anni da quel giorno. Unamanciata di decenni in confronto ai milioni di dolori e di lamenti che la gente ha patito per le afflizioni dell’apparato locomotore. Ma oggi esistono ancora i conciaossa? La risposta è certamente affermativa. Inimmaginabile il contrario. Ma posto che il mestiere di “aggiustare le ossa” sia esistito da sempre, dalla notte dei tempi, per intenderci, possiamo certamente affermare che esistono delle aree del nostro pianeta, non raggiunte ancora dal progresso scientifico dove i “malanni” dello scheletro vengono curati proprio attraverso quelle metodichebprimitive alle quali fa cenno il regolamento tutto vesuviano. Certamente in molte aree della Cina, della Birmania, del Tibet, dell’India,dell’Amazzonia,dell’Africa.In queste zone si tramandano ancora le magichemetodiche di riduzione di frattura, di contenzione,immobilizzazione, di trazione di riduzione di lussazione. Si tramandano anche i rimedi “farmacologici”, ottenuti da prodotti naturali attinti dal regno animale, vegetale e minerale. Il malato, in questo caso si rivolge a questi “medici” antichi, per essere curato spesso,nel corpo e anche nello spirito e così lo sciamano, il mago, il curandero, il conciaossa diventa anche stregone, mistico e superbo custode del segreto degli avi. Bibliografia:

Casarini A. “Storia della medicina militare” da “Trattato enciclopedico di storia della medicina” diretto da Adalberto Pazzini Volume VIIICasarini A. “La medicina militare nella leggenda e nella storia” Giornale di medicina militare. MCMXXIX Anno VII. RomaPellegrini F. ” La medicina militare nel Regno di Napoli” Cabianca Ed.Verona 1932Casarini A. “Profili dei chirurghi militari italiani (dalle campagne napoleoniche alla grande guerra mondiale) . Istituto Poligrafico dello Stato. Roma1930De Gennaro P.F. “La medicina traumatica di guerra o vulneraria” ArchivioPutti. 13,422, 1960De Gennaro P.F. “I grandi chirurghi del passato – Sir Ascley Cooper”Archivio Putti 12, 479, 1959Imbriaco P. “Sull’invenzione storica della chirurgia militare” Giornalemedicina militare. 57,481, 1909Rondelet “Il silenzio sanitario negli eserciti e la cura dei feriti prima dell’era antisettica” La medicina Internazionale 1916-1917Bader L. “Genesi dell’evoluzione dell’ortopedia in Italia” Ed. Liviana ,Padova 196

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Ivano Di Meglio

Ivano Di Meglio

Eterno studente, scavo nei meandri del passato per trovare l'identità collettiva che porti al traguardo della consapevolezza. Mi occupo di cognomazione, Medioevo e usi locali. Cerco instancabilmente atti, prove e quant'altro mi consenta di ricostruire spaccati di vita lontana e vicina.