PERCHÈ A ISCHIA SI ORGANIZZANO I GIOVANI DI DESTRA E NON QUELLI DI SINISTRA

PERCHÈ A ISCHIA SI ORGANIZZANO I GIOVANI DI DESTRA E NON QUELLI DI SINISTRA

E’ notizia di questi giorni che a Ischia si sono formalmente organizzati giovani di destra (FDI, Forza Italia e altro). Naturalmente, come è d’uso sui social, ci sono state reazioni scomposte, in senso favorevole o contrario. Può darsi che queste organizzazioni siano nate del tutto spontaneamente come può darsi che siano nate sotto la spinta di amministratori e politici vogliosi di crearsi una corte di fedeli giovanissimi. E non è facile capire i motivi dell’assenza di organizzazioni giovanili di sinistra. E’ obiettivamente complicato oggi distinguere la verità dall’artificiosità. Ha detto giustamente il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky: “Uno dei pericoli maggiori per la democrazia è il linguaggio ipnotico che seduce le folle”. E la grande storica e filosofa statunitense Hanna Harendt in Le origini del totalitarsimo, scriveva: “In un mondo in continuo mutamento, e sempre più incomprensibile, le masse erano giunte al punto di credere tutto e niente, di pensare che tutto era possibile e niente era vero”.

Non ci vedete nessuna similitudine con l’attuale situazione? Non siamo (per deliberata scelta di alcuni poteri forti) in piena confusione? E se lo siamo noi anziani o adulti, che dovremmo avere vivo il ricordo dei totalitarismi novecenteschi, come potrebbero i giovani e giovanissimi avere maggiori certezze di noi? E devo dire, nonostante io sia stato sempre un difensore dei mezzi di comunicazione, che giornali e TV contribuiscono non poco a confondere le idee. Difficile parlare di libertà d’informazione quando in Italia catene di giornali sono nelle mani di editori impuri che hanno altri interessi in settori economici che con l’editoria non hanno nulla a che vedere. Difficile parlare di libertà d’informazione quando giornali e TV locali devono sopravvivere per l’insostenibilità dei costi e per la totale assenza di pubblicità da parte di imprenditori che siano disinteressati alla politica. Si corre costantemente il rischio di inquinamento e alterazione della verità. Può un quotidiano nazionale chiamarsi La Verità? Bella pretesa! (e non lo dico perché è di destra). Quale verità? Ogni giornale, ogni TV, sia pure locale, ha un proprio pedigree e un proprio indirizzo. La strada migliore e più onesta è quella di dichiarare il proprio orientamento e di tenere scisso, quanto più è possibile, i fatti dalle opinioni. Perché questi accostamenti tra gli orientamenti giovanili dell’isola e gli indirizzi del mondo della comunicazione? Per il motivo che nella nostra isola il primo quotidiano storico isolano fu diretto (sicuramente con bravura e passione) da Domenico Di Meglio del MSI e che gli attuali quotidiani isolani sono orientati a destra e sono abbinati a quotidiani regionali di destra (Roma) o di centrodestra (Il Mattino). Certo che nella lunga e ricca storia giornalistica dell’isola d’Ischia, descrittaci nelle rievocazioni storiche di Benedetto Valentino, ci sono stati giornali di sinistra. Ma da quando l’isola (dagli anni 50/60) ha avuto uno sviluppo turistico economico impetuoso quanto disordinato, l’affluenza di una ricchezza improvvisa ha scavato un solco tra visione di destra e di sinistra. Il Giornale d’Ischia di Franco Conte (anni 70) fu un’eccezione e presto  fu fagocitato da un’imprenditoria privata che spostava gli interessi e gli equilibri politici sulla DC di Enzo Mazzella. Questi sono i fatti e questo è l’humus su cui s’innesta una propensione dell’isola a destra piuttosto che a sinistra. C’è un dato di fatto, però, che l’isola non naviga più nell’oro. Quelli che sembravano patrimoni acquisiti e trasmissibili in via ereditaria vengono erosi da una crisi strutturale. Si sfaldano patrimoni immobiliari del settore ricettivo alberghiero; il commercio langue e botteghe storiche chiudono i battenti, la classe media soffre terribilmente e s’abbassa inesorabilmente il tenore di vita. In questo scenario profondamente mutato e in discesa, continuerà ad essere valido il teorema che l’isola d’Ischia, l’isola del benessere, guarda alla conservazione più che al mutamento, a destra più che a sinistra? Io penso di no, a meno che la destra isolana non muti totalmente la sua attuale propensione alla difesa corporativa di categorie socio-economiche protette e della difesa di “rendite di posizione”. La destra ha smarrito completamente quella che era una sua importante ramificazione: la destra sociale. E questa verità l’ho sentita da amici isolani di destra che stimo. A questo punto, se i giovani di sinistra, che ci sono, ma non sono organizzati, devono rendersi conto che si apre a Ischia uno spazio che prima non c’era: lo spazio di una sofferenza sociale ed economica che riporta molti strati della popolazione a condizioni precedenti a quella del miracolo economico. La grande disuguaglianza sociale e la necessità di riequilibrare la distanza fra benestanti e sofferenti può spingere una parte significativa di gioventù a organizzarsi e tentare di invertire un modello di società isolana ingiusto e squilibrato.

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Franco Borgogna

Franco Borgogna

Giornalista "glocal" e' la mia ambizione, un indagatore della società locale, consapevole che Ischia e' parte di un mondo dai confini vasti e che ciò che succede nel mondo globale si riverbera sull'isola così come le sorti del patrimonio naturale e culturale di Ischia riguardano il mondo intero.