BUY EUROPEAN COMPRARE EUROPEO CONTRO I RICATTI

BUY EUROPEAN COMPRARE EUROPEO CONTRO I RICATTI

Di fronte alla tenaglia commerciale internazionale che stringe l’Europa da un lato con la concorrenza (spesso sleale) cinese e d’altro lato con la politica ricattatoria dei dazi americani di Trump, l’Europa tenta di attuare una politica economica difensiva, basata su una preferenza di acquisti prodotti dai Paesi europei. Nel frattempo, però, essendo intervenuta una sentenza della Corte Suprema statunitense che boccia i dazi trumpiani e avendo il Presidente reagito con dazi ancora più duri per un periodo limitato, l’Europa non se l’è sentita di reagire, nel timore di peggiorare la situazione e ha sospeso contemporaneamente sia gli accordi sui dazi reciproci concordati con Trump sia l’attuazione dell’Industrial Accelerator Act (così è stata definita la politica commerciale tendente a favorire gli acquisti all’interno dell’Europa).

Purtroppo, le manovre sui dazi e controdazi e di contrasto all’ingresso di prodotti extraeuropei è argomento delicato e complesso che può facilmente risolversi in risultati controproducenti rispetto alle intenzioni. Spesso si scatenano veri e propri boomerang a carico degli Stati Europei, al di là di velleitarismi ed illusioni di singoli Stati di spuntare individualmente un rapporto più morbido con le follie di Trump. Che fare, dunque?

I paesi europei che hanno un alto deficit commerciale intraeuropeo, come la Francia, che ha un deficit di 122,4 miliardi di euro, ha tutta la convenienza a incentivare gli acquisti all’interno dell’Europa.

Infatti l’Industrial Accelerator Act è stato elaborato dal francese Stephane Sejourné. Al contrario, paesi come il Belgio, che ha un surplus commerciale verso gli altri paesi europei, non ha la stessa convenienza. Altro discorso è il diverso livello, all’interno dei paesi europei, di ricchezza pro-capite. Lì dove la ricchezza individuale è più bassa e i salari sono più bassi, cresce l’esigenza di comprare i prodotti di paesi anche extraeuropei, in grado di praticare prezzi più bassi, anche in barba alla sicurezza dei lavoranti e allo sfruttamento della manodopera. L’Italia, che è un paese fortemente turistico, potrebbe pensare di attuare una politica di incentivazione o disincentivazione dell’incoming turistico, differenziando tra ospiti europei ed extraeuropei e applicando prezzi differenziati. Ma non è facile, perché di c’è il rischio di violare le norme antidiscriminazione dell’Unione Europea, oltre che violare la Costituzione italiana.

C’è una sola cosa che potremmo fare, con coraggio e coesione nazionale ed europea: non i singoli Stati né l’Unione Europea con le rispettive istituzioni devono agire, bensì i singoli operatori economici e i singoli consumatori d’Europa, in prima persona, che dovrebbero decidere di comprare prodotti europei, anziché extraeuropei, senza alterazioni e discriminazioni di incentivi statali o europei. Basta con gli acquisti on line di abbigliamento cinese! Anche a costo di pagare prezzi più alti. Meglio ridurre il numero di capi di abbigliamento e spendere le stesse cifre con prodotti qualitativamente migliori e frutto di lavorazioni oneste e di creatività europea. Insomma, se le Istituzioni italiane ed europee sono costrette a fare calcoli di convenienza e mantenersi prudenti, dobbiamo essere noi cittadini italiani ed europei a privilegiare i nostri prodotti e non quelli americani o cinesi. Paradossalmente, noi cittadini possiamo contrastare Trump e Xi Jinping più dell’Europa.  Facciamolo, contro chi non rappresenta, o non rappresenta più, gli interessi dell’Occidente.

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Franco Borgogna

Franco Borgogna

Giornalista "glocal" e' la mia ambizione, un indagatore della società locale, consapevole che Ischia e' parte di un mondo dai confini vasti e che ciò che succede nel mondo globale si riverbera sull'isola così come le sorti del patrimonio naturale e culturale di Ischia riguardano il mondo intero.