BULLISMO A SCUOLA: QUANDO I GENITORI NON SI ACCORGONO DI NULLA
Il bullismo è un fenomeno molto diffuso e non sempre lascia lividi visibili. Per questo motivo, capita spesso che i genitori vengano a conoscenza del coinvolgimento dei propri figli — sia come autori sia come vittime — solo quando la situazione precipita, a volte in modo ormai difficile da recuperare. Ci si chiede com’è possibile?
Uno dei motivi principali è il silenzio dei ragazzi, spesso legato al senso di vergogna e alla paura di peggiorare la situazione parlando o addirittura di non essere creduti. A questo, si aggiunge un altro elemento: molti atteggiamenti tipici di chi vive un disagio, vengono facilmente confusi con i tipici e normali cambiamenti legati al periodo dell’adolescenza, come i repentini cambi d’umore, il calo del rendimento scolastico e la chiusura in sé stessi.
È fondamentale chiedersi allora quali siano i campanelli d’allarme da non sottovalutare? Possiamo pensare sicuramente a quei mal di pancia frequenti, alla richiesta insistente di non andare a scuola, agli oggetti rovinati o smarriti con continuità, agli stati d’ansia e ad una tristezza persistente. Questi segnali sicuramente meritano attenzione.
Il ruolo dei genitori, inoltre, è importantissimo, quanto la sua capacità di riuscire a creare un clima di fiducia, accoglienza e ascolto, senza mostrare giudizio. Allo stesso tempo, è opportuno confrontarsi con la scuola e, se necessario, rivolgersi ad uno specialista, affinché si possa agire in sinergia. La velocità con cui si interviene può fare la differenza.
Troppe volte abbiamo letto o sentito di denunce inascoltate che hanno lasciato ferite profonde e un senso di abbandono nelle vittime e nelle loro famiglie. Parlare con il cuore è l’inizio per affrontare insieme ciò che, da soli, pesa troppo.

