STORIA DI UNA SEPARAZIONE. SECONDA PARTE

STORIA DI UNA SEPARAZIONE. SECONDA PARTE

Ci credi. Ci vuoi credere

È la tua storia e ci investi tutto quello che hai. Ti impegni, resisti, cerchi di far funzionare le cose. E, poco alla volta, inizi persino a raccontare a te stesso che le rinunce a cui ti sei abituato sono giuste. Per amore, tutto è giusto. Non è forse “nel bene e nel male, finché morte non ci separi”? Ma anche no. Perché?

Perché ad un certo punto qualcosa dentro di te comincia a pesare. Arrivano stanchezza, insoddisfazione, silenzi. E a volte arrivano anche disturbi che, all’inizio, sembrano non avere una spiegazione organica. Quando la bocca tace, spesso è il corpo a parlare.

E quando inizi a vivere male, quando accumuli troppi compromessi, quando continui a restare insieme a tutti i costi pur di salvare un’immagine, un equilibrio o una famiglia, prima o poi qualcosa presenta il conto.

Non significa che ogni malessere abbia origine nella coppia, né che ogni malattia sia conseguenza dell’infelicità. Ma vivere a lungo in una condizione di forte stress e disagio può avere conseguenze anche sul benessere fisico.

E allora cosa succede, ad un certo punto, dentro una coppia? Succede che arriva una frattura. All’inizio quasi invisibile. Poi sempre più profonda.

Teoricamente, quando le farfalle nello stomaco sono ormai un ricordo, la coppia dovrebbe iniziare a crescere davvero insieme. Dovrebbe attraversare le crisi fisiologiche di un rapporto, trasformarle in occasioni di confronto, imparare a conoscersi ancora e ancora.

Ma succede molto più raramente di quanto immaginiamo. Perché spesso marito e moglie, pur vivendo sotto lo stesso tetto, percorrono due strade diverse.

Ognuno porta dentro la coppia la propria educazione, le proprie ferite, il proprio modo di amare, le proprie paure e tutto ciò che ha imparato nella famiglia in cui è cresciuto.

E così, mentre pensi di costruire un NOI, rischi di dimenticare chi sei tu. Perché prima di essere NOI, prima di essere una coppia, prima di essere genitori, compagni, mariti o mogli, siamo persone.

E una cosa non dovremmo mai dimenticarla: prima di poter amare davvero qualcuno, dobbiamo imparare ad amare noi stessi. Non è egoismo. È il punto da cui dovrebbe partire qualsiasi relazione sana. Perché rinunciare a qualcosa per amore può essere una scelta. Rinunciare continuamente a se stessi, invece, prima o poi presenta il conto.

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Valeria Fattore

Valeria Fattore

Ho 51 anni, sono nata a Portici e cresciuta a Napoli dove ho ricevuto dalla mia famiglia valori che continuo a custodire con gratitudine. Mi sono laureata in Psicologia dello Sviluppo e dell'Educazione (V.O.) presso l'università degli studi di Roma La Sapienza. Oggi mi occupo di progetti educativi e creativi rivolti ai bambini. Ho sempre creduto che la creatività che amo e pratico, in tutte le sue forme, abbia un valore terapeutico. Nella scrittura in particolare, trovo uno spazio autentico in cui esprimere e ritrovare me stessa.