Napoli come Venezia, Campione d’Italia e San Remo. Almeno sulla carta
Achille Lauro, nel 1959, provò a fare un colpo grosso, presentando in parlamento una proposta davvero ardita: l’azzeramento dell’enorme volume di debiti che gravavano sui bilanci di Napoli e, per il rilancio economico, costruire in città un casinò.
Il disegno di legge 1384\1959 fece discutere molto in parlamento e, per convincere gli astanti, il Comandante giocò le sue carte in modo ancora più spavaldo: questa fantomatica casa da gioco sarebbe stata costruita sul Castel dell’Ovo, all’epoca poco più che un rudere, oppure nella zona del Porto, in piena ricostruzione. D’altronde, il cofirmatario della proposta era l’onorevole Mario Ottieri, responsabile della costruzione del famoso palazzo di Piazza Mercato e di buona parte dell’edilizia del Vomero, che non vedeva l’ora di potersi mettere all’opera per un nuovo megaedificio.
Non se ne fece nulla, nonostante numerose pressioni del Partito Nazionale Monarchico. Nel 1969 si fece avanti il Comune di Ischia, proponendo l’autorizzazione per l’istituzione di una casa da gioco a ridosso della frazione Porto. L’intenzione era quella di riequilibrare il flusso turistico verso le isole e, magari, riuscire a proporre l’Isola Verde come località di lusso al pari di Capri.
Proprio in quegli anni Ischia era investita dal boom turistico di Lacco Ameno, grazie alla presenza del Cavalier Angelo Rizzoli.
La normativa italiana sul gioco d’azzardo è estremamente severa e le case da gioco possono essere autorizzate esclusivamente con legge: ci hanno provato tantissimi comuni d’Italia nel corso degli ultimi cent’anni, ma nessuno ci è mai riuscito.
Lo Stato cedette solo alla richiesta di Taormina nel 1963, ma l’avventura del casinò siciliano durò pochissimi anni: da quel momento sono rimaste attive solo quattro case da gioco nel Nord Italia.
L’ultima città della Campania a tentare la giocata in nome del turismo fu Salerno: nel 2003 vari deputati presentarono una proposta di legge in Parlamento. Anche in questo caso, com’è evidente oggi, l’idea è rimasta lettera morta.

