Uscire dall’Europa? Ecco la ricetta per farlo

Uscire dall’Europa? Ecco la ricetta per farlo

Io sono uno di quelli che pensa che l’Italia deve uscire dall’euro, ma sono anche quello che sa che non si esce dall’euro con la facilità di chi disturbato da una pessima cena esce dal ristorante. L’Italia dovrebbe trovare partner leali con cui intrecciare i know-how ed il proprio settore industriale produttivo. Certo mai come questa volta, il “sud” gioca la sua partita più importante perché qui abbiamo la possibilità di un’economia mediterranea che abbandona le false locomotive lombardo tedesca che hanno arricchito solo grossi industriali e multinazionali, noi potremmo impostare un economia social popolare che abbracci le culture mediterranee e sviluppi alcuni settori che potrebbero essere merce di scambio, importantissime anche nel commercio e la corsa ai materiali energetici.

Intanto noi in Basilicata abbiamo il petrolio che per un oscuro motivo non ne beneficiano i lucani, ma aziende lombarde e francesi, invece, ristabilire il guadagno alle popolazioni limitrofe significherebbe, sviluppare col tempo un polo petrolchimico specializzato un po’ quello che voleva fare Raul Gardini con Edison ed Eni. Chiaramente niente a che vedere con quello che poteva essere un colosso mondiale, ma che comunque svilupperebbe una micro economia localizzata e territoriale che creerebbe ricchezza territoriale.

Se Napoli, Taranto, Gioia Tauro sviluppano la loro capacità mercantile sia in termini di entrate cargo, che di una rinnovata e ritrovata industria della costruzione mercantile, oltre che della produzione della nautica di élite potremmo reimpostare in chiave moderna i nostri maestri d’ascia come la Leonardo, azienda che rappresenta un’eccellenza dell’industria aerospaziale. Crea sempre tecnologie e conoscenze vendute ed apprezzate in tutto il mondo, inoltre la produzione di acciaio di Taranto, piuttosto che farne beneficiare alle multinazionali da cartello, potrebbero ritornare utile alla nostra industria magari riducendo la produzione e adoperando parte di quella forza per sviluppare servizi che lavorano intorno all’acciaio.

Potremmo far respirare la città e non licenziare gli operai, il triangolo mercantile porterebbe a un potenziamento infrastrutturale di linee treni commerciali ed autostradali. L’Emilia-Romagna diventerebbe una regione cruciale per il potenziamento di un asse che comprende Molise e Basilicata nello sviluppo agrochimico del settore, il porto di Ancona e Pescara potrebbero divenire snodi strategici sull’Adriatico, mentre Napoli e Gioia Tauro potrebbero sul mediterraneo, alleggerire Genova, significherebbe sviluppare economie marittime strategico strutturali che permetterebbero una serie di scali commerciali egemonici della tratta mediterranea.

La Sicilia potrebbe giocare la sua partita ed essere il crocevia politico sociale delle interrelazioni del mediterraneo, se la Sicilia diventasse una piattaforma di mercato mediterraneo saremmo i primi a sviluppare un polo finanziario commerciale che abbraccerebbe dalla Turchia alla Grecia passando dal Libano e Cipro, toccando tutta la costa nord africana fino alla Spagna. La Sardegna potrebbe creare un’opportunità di crescita di un asse di snodi commerciali italo spagnoli. Con una batteria di fuoco di questa portata noi avremmo disintegrato Rotterdam e ogni porto che veniva servito da cargo provenienti dall’India e dalla Cina, la striscia di terra che attraversa il mediterraneo, intercetterebbe ogni tipologia di merce e con sistemi autostradali, e di treno merce potremmo servire tutta l’Europa del nord.

Ecco uscire dall’Euro significa legarsi a partner commerciali come Spagna, Portogallo, Romania, Grecia, paesi dell’ex Jugoslavia, Bulgaria, Ungheria, Egitto, Libia, Algeria, Tunisia, Marocco, Cipro, Libano, e i paesi del canale di Suez, queste micro macro identità potrebbero essere un collegamento commerciale all’avanguardia ed autonomista con cui, Cina, Usa, Russia e India possano colloquiare.

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Gigi Lista

Gigi Lista

Sono un attivista a difesa dei territori e la cultura millenaria delle nostre identità. Il mio sentimento antisistema mi ha portato a sviluppare dei canali per creare piattaforme d'informazione libera che possano battere colpo su colpo contro le infamie e la disinformazione mainstream. Combattere è la mia vita, insorgere è giusto!