EROI NAPOLITANI / Masaniello
di Domenico Andreotti
È il 1647 e Masaniello riscattò l’antica Capitale partenopea, nonché ”Regno”, dall’oppressione di quel mal governo tiranno che finì di piegare un popolo già vessato.
Tommaso Aniello d’Amalfi, questo il suo vero nome (Napoli, 29 giugno 1620 – Napoli, 16 luglio 1647), fu il principale protagonista della rivolta napolitana che vide, dal 7 al 16 luglio 1647, la popolazione della città insorgere contro la pressione fiscale imposta dal governo vicereale spagnolo. La rivolta fu scatenata dall’esasperazione delle classi più umili ( il Popolo Napolitano ) verso le gabelle imposte dai governanti sugli alimenti di necessario consumo. “Una delle citazioni più famose fu: mora ʼo malgoverno.
La famiglia di Masaniello era umile ma non poverissima. Il padre, Francesco (Cicco) d’Amalfi, era un pescatore e venditore al minuto. La madre, Antonia Gargano, incinta di Masaniello prima del matrimonio, era una massaia. Aveva due fratelli minori ed una sorella: Giovanni, che fu un altro capo della ribellione; Francesco, che morì durante l’infanzia; e Grazia. La casa dove visse si trovava tra la pietra del pesce, nel quartiere Pendino, dove avveniva la riscossione della gabella sui prodotti ittici, e Porta Nolana, dove invece avveniva quella del dazio sulla farina.
Napoli era, all’epoca, con circa 250.000 abitanti, una delle metropoli più popolose dell’Impero spagnolo e di tutta Europa; e piazza del Mercato, nei cui dintorni Masaniello trascorse tutta la sua vita, ne era il centro nevralgico. Abitava a Vico Rotto al Mercato, un vicolo adiacente a Piazza Mercato, ove ospitava bancarelle che vendevano ogni sorta di merce, palchi da cui i saltimbanchi si esibivano per i popolani ed era, come ai tempi di Corradino di Svevia, il luogo preposto alle esecuzioni capitali. Essendo il principale centro di commercio della città, in piazza aveva luogo la riscossione delle imposte da parte degli arredatori.
Fu Masaniello a sollevare una ribellione di dieci giornate che rimarrà nella storia, quella non sempre raccontata bene, quella che sbeffeggia quando non sa spiegare. Masaniello fu un eroe per il popolo napolitano, incapace di districarsi tra poteri forti e tassazioni. Masaniello fu quello spirito rivoluzionario che non intendeva guardare il mondo per quello che era senza metterci mano, fu quella carne, oltre allo spirito, che bollente osò sfidare a viso aperto il potere dei pochi contro il popolo rimettendoci la vita.
La libertà non si chiede, si ottiene con l’autodeterminazione.

Si ottiene con un popolo coeso e visionario che, ancora oggi, da troppi anni, continua a subire soprusi da un malgoverno colonizzatore che opprime la crescita di un territorio ricco di cultura e storia, cancellando tutto ciò che concerne il suo valore patrimoniale: culturale, artistico, storico, ideale.
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