POLITICA / Evitato il salto nel buio?

POLITICA / Evitato il salto nel buio?

di Bill Cerno

I Conti non tornano, al momento, Zingaretti, segretario del PD, dopo il voto di fiducia del Senato al governo Conte, ha detto: “Evitato il salto nel buio”. Sicuramente vero se ci limitiamo alla cronaca dell’aula. 156 voti a favore, compresi senatori a vita e ‘volenterosi’ (ex responsabili, ex costruttori). Una manciata di consensi vitali come l’ossigeno fornito per obbligo terapeutico a un malato che rimane in pericolo di vita. Mai nella storia della Repubblica l’attaccamento alla sedia è stato così forte in nome dell’emergenza nazionale, della profonda crisi economica, e dell’ira degli Dei che si sono accaniti sul mondo. Mai l’invocazione alla unità è stata così vera quanto la paura di scomparire dal radar della politica nel caso in cui la parola e la matita dovesse ritornare al popolo-sovrano. La boccata d’aria in un corpo moribondo, come quello del governo Conte, è l’alito di speranza, forse l’ultimo, che sospinge il trascinarsi ondivago di molti senatori consapevoli del fatto che una volta giunti al capolinea dovranno scendere dal predellino della politica per sempre. Ma dove può arrivare un governo in queste condizioni? Conte deve rimettere le mani nella pasta del governo, sperare che lieviti ancora quel poco che basta per infornare una terza possibilità di esistenza al suo esecutivo e a se stesso. Quindi fare entrare in partita i ‘volenterosi’, farli sedere al tavolo del consiglio dei ministri mentre nei cunicoli del Palazzo, negli antri delle commissioni, nella sala macchine del Titanic, le imboscate saranno all’ordine del giorno. La mano del gioco rimane a Renzi che, ad esempio, nella conferenza di capigruppo può trovarsi a votare con l’opposizione e quindi dettare l’agenda di uno dei rami del parlamento. Sempre per esempio, se una commissione chiede a un ministro di comunicare in aula, costui dovrà sottoporsi al voto dell’emiciclo. Le comunicazioni dei ministri sono soggette al voto. Immaginate se la maggioranza delle commissioni variasse dalla sera alla mattina. Come esercizio teorico ci piace ricordare che in caso di pareggio di voti, in commissione, passa la posizione della minoranza. Conte, oggi, controlla meno della metà delle commissioni. Nel suo ‘ora o mai più’ citato come un ritornello nell’ intervento al senato, Renzi ha lanciato un avviso chiaro: siamo disposti alla astensione sulla fiducia ma il cappio lo continuiamo a stringere noi. E il nodo scorsoio insaponato scorrerà e stringerà. Lo sa bene Mattarella che darà a Conte un altro poco di tempo, massimo un paio di settimane oltre le quali se non riporta la barra a dritta, sull’Italia lampeggerà la scritta Game Over.

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Redazione

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