La tutela delle opere d’arte è una questione particolarmente delicata

La tutela delle opere d’arte è una questione particolarmente delicata

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Diverse le difficoltà del settore che hanno spinto negli anni a richiedere interventi legislativi ormai non più rinviabili e, tra queste, emergono a gran voce la necessità di rendere le opere d’arte riconoscibili e tracciabili.

Si pensi che, nonostante la crisi dovuta alla pandemia da Covid-19, la quantità e i valori delle transazioni nel mercato dell’arte abbiano continuato a registrare un trend crescente attestandosi nel2020 a circa 50,1 miliardi di dollari.

Segno di una vivacità in sé del mercato delle opere d’arte ma anche segnale di allarme per un settore nel quale il fenomeno del riciclaggio di proventi illeciti e del finanziamento di attività terroristiche non può essere sottovalutato.

È noto, che le mafie considerano il mercato dell’arte un settore privilegiato per il trasferimento delle ingenti ricchezze derivanti dalle attività criminali e dal narcotraffico anche per la maggiore facilità di utilizzo di strumenti di pagamento non tracciabili e per la scarsa trasparenza di questo particolare mercato.

Il caso dei 130 quadri sequestrati in Calabria al re dei video-poker, tra cui opere di Dalì, Guttuso e Fontana, lascia attoniti.

È nata così l’idea di applicare un sistema di tracciabilità alle opere d’arte; un progetto che vede coinvolti esperti d’arte, di comunicazione, di antiriciclaggio e sicurezza ed anche la parte pubblica rappresentata dal Poligrafico dello Stato.

Il progetto, tradotto in proposta di legge che sarà presentata al Parlamento subito dopo la pausa estiva, prevede la creazione e l’applicazione sull’opera d’arte di una sorta di bollino che permetterà la tracciabilità dell’opera consentendo di predisporre un vero e proprio registro delle operazioni commerciali e dei relativi proprietari nonché di fissarne il pertinente valore.

Riguardo quest’ultimo aspetto, va detto, la questione si fa complessa. Infatti, se da un lato è assodato che il valore dell’opera è determinato dal mercato, dall’altro “si tratta di una valutazione molto specialistica, in cui il mondo delle case d’asta gioca un ruolo preponderante e dove il prezzo è svincolato dall’effettivo valore” come dichiara Angela Pietrantoni CEO di Kelany, agenzia di Risk – Rating che sta collaborando al progetto.

Per assurdo, afferma la Pietrantoni, “per capire il valore di un’opera d’arte dovremmo chiederci: quanto vale un figlio? Perché proprio come un figlio l’opera d’arte non ha un valore economico di per sé ma essa è l’incarnazione di un valore affettivo, emotivo, culturale, genetico e della sua capacità di trasmettere questi valori”.

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Carlotta Corduas

Carlotta Corduas

Tecnico del restauro dei beni culturali ai sensi del D.M. n. 86/2009. La mia storia racconta di un percorso di formazione tortuoso ma ricco di soddisfazione e dedizione. Partita da Napoli, dove sono nata, ho fatto tappa in diverse città italiane: Firenze, Milano, Torino. Ho tratto insegnamenti ed esperienze vissute, professionalmente e umanamente e oggi continuo ad aggiornarmi perché miro a diventare una figura di riferimento completa e affidabile nel settore.