ISCHIA E I LIBRI
La felicità dello scrivere e il piacere di leggere
In questi giorni si è parlato e si parla molto di libri. Anche a Ischia. E’ recente la notizia della partecipazione dell’isola al concorso per la nomina di Capitale Italiana del Libro 2025. E sono tante, nella nostra isola, le presentazioni di libri, a partire da quelli scritti da letterati o storici locali. Si recensiscono libri alla Biblioteca Antoniana, alla Torre del Mulino, al Mudis (Museo Diocesano), adesso anche in Chiese, ai Giardini La Mortella, al Bar Internazionale e al Bar Pub Il tramonto in Forio, nelle scuole.

Ovunque si discute di libri e, pertanto, s’impone la necessità di una riflessione sull’importanza e la bellezza dello scrivere ma anche, per converso, del leggere. Lo scrittore presuppone che ci siano dei lettori disposti a leggere e il lettore non esisterebbe senza gli scrittori. Ma è esattamente un rapporto di osmosi quello tra scrittore e lettori? L’uno ha piacere a scrivere e farsi leggere e l’altro a leggere ciò che è stato scritto. Avviene un esatto incontro a mezza strada tra l’uno e l’altro? Per cercare una risposta plausibile mi aiuto col contributo, apparso di recente, in due splendidi inserti giornalistici (Robinson di Repubblica e La Lettura del Corriere della Sera) cosicché si dimostra anche che scrivere su un giornale e leggere inserti culturali di riviste abbinate a quotidiani non sia poi dissimile dalla scrittura e lettura di libri. Precisamente lo scrittore Alessandro Piperno, su La Lettura, ha scritto quattro pagine dal titolo “La scrittura è la mia droga”. Mentre il saggista, intellettuale e conduttore televisivo di trasmissioni culturali, Corrado Augias, ha pubblicato, su Robinson di Repubblica, un articolo di due pagine dal titolo: “L’instancabile leggerezza del leggere”. Cerco di riassumere i due punti di vista del Giano bifronte “scrittura-lettura”. Alessandro Piperno afferma che “si scrive perché si sente il dovere di farlo”. Cita, a sostegno, l’autobiografia di Jean Paul sartre “Le Parole”, in cui lo scrittore francese afferma che le parole non servono a dare un nome alle cose, bensì a realizzarle, a conferire loro sostanza e verità. Non è vero, dice Piperno, che si scrive perché si hanno storie da raccontare.

La scrittura non è un mezzo di comunicazione ma uno strumento di conoscenza. Per l’autore la scrittura è una specie di sesto senso che ti consente di entrare in contatto col mondo.” La maggior parte degli autori che amo – scrive Piperno – erano incalliti nottambuli. Nel mio piccolo associo la felicità all’abitudine contratta poco più che adolescente di alzarmi presto al mattino e di mettermi al lavoro incoraggiato dal silenzio dell’alba e dal profumo del caffè. Ogni scrittore sa che non esiste opera letteraria, per quanto isterica, disperata e intrisa di pianto, che non sia figlia della felicità. Anche quando parla di morte, anche quando arde di sdegno, anche quando rimpiange o censura, la letteratura non può fare a meno di glorificare se stessa e in tal modo celebrare la vita”. Molti scrittori hanno ritenuto pressoché insanabile la frattura tra vita e arte. Perfino Pirandello scriveva: “O la vita la vivi o la vita la scrivi”. Per Piperno non è proprio così, la storia della letteratura (ed io aggiungo quella del giornalismo) è piena di uomini di azione, oltre che di pensiero e creatività, da Marco Aurelio a Joseph Conrad, a Jack London e tanti altri. E non si scrive solo per se stessi. Questa è una stupidaggine. Lo scrittore non può fare a meno del lettore. George Steiner sosteneva che “esiste la lingua, esiste l’arte, perché esiste l’altro” ed è per questo che adesso lascio il campo all’altra faccia della medaglia: la lettura. E veniamo dunque all’articolo di Corrado Augias. L’incipit del breve saggio dice: “leggere fa bene, è necessario, è utile, però bisogna distinguere.
Non esiste un solo modo di leggere, anzi ne esistono moltissimi, variano a seconda del tempo, del libro, dello scopo. Non bisogna leggere per forza, se un libro non interessa, meglio smettere.”. Diceva Franz Kafka: “Se il libro che stiamo leggendo non ci colpisce come un soffio di vento nel cranio, perché annoiarsi leggendo? Un libro deve essere come l’ascia che spezza il mare ghiacciato dentro di noi”. Prima dell’avvento della civiltà digitale, la lettura era un’attività silenziosa e solitaria. Tanto che il filologo Ezio Raimondi, nel suo saggio “Un’etica del lettore” ha scritto che la lettura è un incontro tra due solitudini. Lo scrittore francese Diderot, in un suo romanzo, fa dire al suo personaggio: “Ma chi sarà il padrone? Lo scrittore o il lettore?”. Lo saranno entrambi, è la risposta. Lo scrittore ha la libertà di mettere su carta ciò che vuole e il lettore ha la libertà di interpretare come crede ciò che legge. Ecco, a me pare importante che in questo pullulare di iniziative letterarie nell’isola d’Ischia, spesso affrontate con competenza, ci si soffermi a riflettere e valutare l’importanza, il senso, lo scopo sia della scrittura che della lettura.
Così dimostreremmo anche di meritare la nomina a capitale del Libro. Per quanto riguarda la mia esperienza personale, amo- oltre alla narrativa e alla saggistica- anche il giornalismo e quindi avrei piacere che gli ischitani interessati riflettessero su scrittura e lettura anche dei giornali (e di quelli locali in particolare) sia su carta che on line, proprio per quell’inestricabile nesso tra vita e arte di cui si è dianzi parlato. Personalmente ho incominciato a scrivere su giornali locali all’incirca 60 anni fa. L’ho fatto con passione, impegno ed entusiasmo e credo di continuarlo a farlo finché ne avrò le forze fisiche e mentali sufficienti. E mentirei se dicessi che non m’importa se mi leggono e quanti mi leggono. Si scrive non per se stessi ma perché altri ci leggano e ci si arricchisca reciprocamente: chi scrive e chi legge. E io spero sempre di riuscire a scrivere e suscitare l’interesse di lettori e, nello stesso tempo, di essere un bravo e attento lettore di bravi scrittori.

