NELL’EPOCA DELLA VIOLENZA FIORISCE ANCORA LA POESIA?

NELL’EPOCA DELLA VIOLENZA FIORISCE ANCORA LA POESIA?

Fanno bene Lucia Annicelli, ottima direttrice della Biblioteca Antoniana, Ciro Cenatiempo, poliedrico intellettuale e giornalista, Pino Macrì e Bruno Granito ad omaggiare la poesia (la giornata dedicata è il 21, il reading alla Biblioteca il 22). E’ possibile parlare di poesia in un momento tragico di sconvolgimento internazionale, caratterizzato da guerre, scontri commerciali, autocrazie, violenze fisiche e verbali? Non solo è possibile, me è necessario.

Ci sono grandi poeti che hanno dato il meglio di sé nel comporre versi per la libertà, l’indipendenza, la pace, la difesa della cultura, per la convivenza umana. Citerò un solo grande poeta russo (e non a caso), Evgenij Evtusenko, nato in Siberia nel 1933. Poeta contro la censura russa, per la perestrojka, per la libertà di parola, di religione, di emigrazione, che difese il diritto all’indipendenza dei paesi baltici, condannò l’invasione sovietica della Cecoslovacchia, volle la casa museo per lo scrittore Pasternak. Un verso di una sua poesia è particolarmente eloquente: “Un poeta in Russia è più di un poeta”, è un eroe. Cito i versi iniziali di «Perdita»: “La Russia/ ha perso in Russia/ la Russia/ Essa cerca se stessa/ come ago in un pagliaio/ come cieca vecchia,/ allargate da pazza le braccia,/ tra i lamenti cerca/ sul prato la propria mucca./ Abbiamo bruciato le icone./ Ai nostri testi non abbiamo creduto./ Capaci di lottare/ solo con la disgrazia altrui./” Ecco su cosa s’innesta Putin oggi: capace di lottare solo con le disgrazie altrui, con l’invasione territoriale e cruenta di un paese sovrano. E se prima la poesia universale, pubblicata attraverso libri, pagine culturali di giornali, impiegava un po’ di tempo ad arrivare alle coscienze, alla sensibilità della gente comune, oggi è uno straordinario mezzo immediato di sensazioni e sentimenti attraverso internet e i social, che va ad ingentilire un’umanità (almeno le anime più predisposte a ciò), che altrimenti rimarrebbe schiacciata, annichilita dalla volgarità di una politica d’accatto, infarcita di falsità, retorica, ancestrali richiami all’individualismo, al nazionalismo e a un malinteso senso patriottico.

Recenti scontri in Parlamento evidenziano l’ignoranza, la grettezza di tanti che affermano candidamente di non avere tempo per leggere (in generale; figuriamoci se si appassionano alla poesia). Si parla tanto di “deterrenza” come unico strumento per perpetuare la pace. Ma come posiamo favorire la comprensione e la compassione verso tutto il genere umano (e non solo perché dovremmo comprendere in questo afflato anche il mondo naturale) se partiamo dal presupposto che per mantenere la pace dobbiamo spaventare e tenere sotto scacco il nemico? L’equilibrio del terrore è veramente l’unico equilibrio possibile? Una volta la politica italiana aveva dirigenti in grado di citare a memoria interi passi di libri, poesie, documenti, oggi è raro sentire nelle aule parlamentari analoghi riferimenti. E si mesta nel confusionismo e nella falsificazione storica per nascondere una povertà culturale di fondo.

Ben venga dunque una rivalutazione della poesia. Un giovane poeta, divulgatore e sceneggiatore teatrale, Davide Avolio, di San Giorgio a Cremano, ha pubblicato di recente tre raccolte di poesie che hanno ottenuto, su Tik Tok (orribile contenitore di nefandezze, ma in questo caso è positivo) 9 milioni di like. Anche a Ischia poeti dilettanti, anime sensibili, pubblicano poesie su chat o su facebook e, per fortuna, non avviene come per il calcio: niente contumelie e commenti fuori posto; al più vengono ignorate da chi non ha la predisposizione dell’anima.

Ha scritto, al proposito, Davide Avolio, su Repubblica: “La parola poetica sopravvive, si reinventa, trova nuovi spazi in cui risuonare, proprio come il tarassaco, che germoglia tanto nei campi quanto tra le crepe dell’asfalto”. Proprio così, nelle crepe dell’asfalto duro della moderna società della comunicazione on line, fa capolino la poesia che contribuisce a ingentilire gli animi, esacerbati dalle nefandezze politiche, sociali ed economiche attuali. La poesia sfonda anche nei social perché è un linguaggio universale, che unisce e non divide (leggo con sommo piacere le poesie che pubblica l’amico Paolo Rizzotto, nonostante sia politicamente distante dalle mie idee). Leggo le poesie della professoressa Anna Di Meglio che, più riservatamente, le pubblica per gli amici di chat. Leggo le poesie di Maria Francesca Borgogna, mia parente procidana, frequentatrice della Biblioteca Antoniana. E ho raccolte di poesie di numerosi paesi del mondo. L’immediatezza della poesia, la poesia letta a voce alta, ne fanno strumento di dialogo e relazione, il contrario di quello che generalmente si pensa e cioè di sterile monologo.

Dunque la poesia pubblicata sui social, non è un tradimento ma il modo di restituire alla parola la funzione primigenia: connettere le persone attraverso lo spirito. Chiudo queste brevi ma accorate considerazioni con alcuni versi della poesia “Qualche parola sull’anima” di Wislawa Szimborska: “L’anima la si ha ogni tanto./ nessuno la ha di continuo/ e per sempre./ Giorno dopo giorno,/ anno dopo anno/ possono passare senza di lei./…Possiamo contare su di lei/ quando non siamo sicuri di niente/ e curiosi di tutto./” E siamo proprio in questa fase: dopo anni di stordimento e vacuità, la poesia risorge e ci aiuta ad essere curiosi di tutto e a non essere sicuri di niente. La poesia ci ancora alla bellezza e a qualche solida certezza.

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Franco Borgogna

Franco Borgogna

Giornalista "glocal" e' la mia ambizione, un indagatore della società locale, consapevole che Ischia e' parte di un mondo dai confini vasti e che ciò che succede nel mondo globale si riverbera sull'isola così come le sorti del patrimonio naturale e culturale di Ischia riguardano il mondo intero.