IL TOPONIMO “ISCHIA” (parte seconda)
Vi ho già parlato dei toponimi usati per designare la nostra isola, o almeno fino a Pithekoussai. Trovate l’articolo qui:
https://www.ischiapress24.com/…/il-toponimo-ischia…/…
Passiamo al toponimo “Aenaria”. La scoperta di una cittadina di epoca ellenistica-romana, avvenne nel gennaio del 1971. I primi attenti osservatori furono il signor Rosario D’Ambra, il Signor Pierino Boffelli, e il signor Roberto Ielasi. L’abitato si estendeva dalla fascia orientale degli scogli di Sant’Anna fino a oltre il ponte davanti la torre campanaria della chiesa cattedrale, fino allo Scuopolo e alla Mandra. Sull’origine del toponimo “Aenaria”, ci sono diverse interpretazioni. Secondo Don Pietro Monti (Ischia, archeologia e storia, pagina 184), esso deriverebbe da aenum, bronzo, recipiente di bronzo. Ipotesi accreditata ulteriormente, secondo lo studioso, dalle scoperte archeologiche del sito.

Il toponimo compare per la prima volta durante il periodo sillano (88-82 avanti Cristo). Plinio, parlando dell’origine geologica di Procida, dice che questa si staccò da Aenaria “Prochita fuit dicta, qui ab Aenaria profusa erat” (Plinio, Naturalis Historia I, II cap). Ischia è nominata da Strabone e da Livio nell’ottavo libro, da Tolomeo e da Livio, Aenaria, la quale (secondo Plinio) prenderebbe il nome dalla nutrice di Enea, essendosi qui fermate le navi di Enea. La cittadina ai piedi del castello,attiva almeno dalla IV secolo avanti Cristo, finì improvvisamente tra il 130 e il 150 dopo Cristo. La causa dello sprofondamento improvviso della stessa, va ricercato nelle eruzioni del complesso Montagnone-Maschiatta, che furono accompagnate da forti terremoti e assestamenti vulcano-tettonici. In seguito a questi avvenimenti, si ebbe il distacco dell’isolotto-castello dall’isola madre.

Questa nuova formazione geografica dette luogo al toponimo “de insulis”, che subentrò presto ad indicare la presenza non più di una ma di due isole. Questo compare per la prima volta in una lettera di San Gregorio Magno del 598 dopo Cristo. Più tardi, insula si rivelò incompleto, e fu necessaria l’aggiunta di Major=insula maior, in opposizione al castrum che in realtà non fu mai chiamato insula minor, ma Gerone, Gerona, Castrum gironis, eccetera. Ma procediamo con ordine. Conserviamo pochi documenti di età bassa medievale concernenti Ischia. Papa Leone III, nella lettera del venticinque agosto 812 a Carlo Magno, denuncia le scorribande saracene, chiamando Ischia “Iscla major”.
Di “insula major” si parla nella “vita sancti Antonini abbatis, 845 dopo Cristo” (Capasso, tomo I, pag. 85). Qui riporta: ” saracenorum infinita multitudo… quae Aenaria visitatori…vero nomina insula major, nuncupator”. Qui ancora si parla dei Saraceni e dei Mori, che saccheggiavano e devastavano del tutto i luoghi raggiunti, tra cui l’isola chiamata Aenaria, e più comunemente insula Major. Nonostante l’aggiunta di maior e minor, alla base resta sempre inalterato il toponimo insula, che in sostanza costituisce l’etimologia del nome Ischia. Nel 1128 Sergio VII, ultimo duca di Napoli, stringe un patto con il popolo di Gaeta, impegnandosi per conto di sé stesso e di tutti i suoi sudditi, e cioè anche a nome degli abitanti «in insula maiore, et gerone, et Prochita…». In questo atto «si deve opportunamente far notare l’inclusione dell’insula maior e di girone come due centri distinti, con funzioni specifiche indipendenti di carattere militare. L’isolotto Girone, ormai ben saldo ed organizzato, esce dalla cerchia delle sue mura e si presenta, come Procida, Pozzuoli e l’Isola maggiore, con gli stessi impegni ed incarichi importanti.
D’ora in poi la civitas posta su Girone, è rappresentata dal gruppo dei suoi uomini (“ex hominibus”) che assolvono e sottoscrivono impegni difensivi per la propria comunità» .La denominazione di Girone data alla città sull’isolotto ( castrum Gironis era il castello sulla sua sommità) deriva «dalla parola italiana girone, dal latino girus, accrescitivo di giro, precisamente col significato particolare di “circuito delle mura” che essa ebbe nel volgare medievale, e sta a determinare una città chiusa da un cerchio di mura. L’ipotesi che il castrum Gironis continui il ricordo di quello che nel V secolo a.C. vi avrebbe costruito il quasi omofono tiranno di Siracusa, non ha dunque alcun fondamento ed è da escludere del resto anche per varie altre ragioni, tra cui quella che non vi si trova nemmeno il più minuto frammento di ceramiche antiche». La più antica citazione di castrum gironis si trova in un documento del 1036, tramandatoci dal Capasso: è il rogito del Conte Marino, di cui parlerò in separata sede.
Nel trattato di tregua decennale, stipulato nell’aprile 1129, il duca Sergio VII, ultimo dei duchi napoletani e il popolo di Gaeta, le due Isole sono nettamente distinte con l’espressione insula Major et Gerone. In conclusione, l’isola d’Ischia, ha mutato per ben sei volte il suo toponimo lungo il corso della sua storia. Nomi che riflettono le più importanti tappe della sua evoluzione.
Fonti: Don Pietro Monti, Ischia, archeologia e storia
Raffaele Castagna, Ischia nella tradizione greca e Latina
Raffaele Castagna, Inarime-Ischia
L’isola d’Ischia, il mito e la storia.

