L’ATTORE JIMMY KIMMEL E LE SUE ORIGINI ISCHITANE

L’ATTORE JIMMY KIMMEL E LE SUE ORIGINI ISCHITANE

Una delle facce famose del programma comico-show televisivo, ha sangue ischitano. Sto parlando del celeberrimo Jimmy Kimmel, conduttore televisivo e comico statunitense. Qualche mese fa, intervistato da un famoso sito di ricerche americano, ha raccontato cosa si prova ad essere di origini italiane. Vi racconto la sua storia e quella della sua famiglia. Il bisnonno materno di Jimmy, si chiamava Vincenzo Iacono, nato a Casamicciola Il 13 aprile 1868. Aveva quindici anni quando, quel maledetto 28 luglio 1883 alle 21:30, ci fu il grande terremoto di Casamicciola. Una scossa di 13 secondi del grado decimo della scala Mercalli rase al suolo la famosa località termale. Si contarono 2.313 morti, tra i quali il padre e tre parenti stretti di Vincenzo: Giuseppe, Lucia, Saverio.

Vincenzo riuscì a sopravvivere e, dopo tanto dolore, si sposò il 30 agosto 1895 con Maria Lombardi. La povertà e la mancanza di aspettative, spinsero il giovane ad emigrare verso gli Stati Uniti, in uno dei tanti viaggi della speranza. Ricordo che, lo scrivente, ha perso il proprio bisnonno paterno Vincenzo Buono proprio durante una di queste traversate per l’America.Trovate la sua storia qui: https://www.facebook.com/share/qFHXvT8k5C217zri/

Sinistra coincidenza, i nostri due bisnonni avevano lo stesso nome.

Nel gennaio del 1903, Vincenzo Iacono si imbarcò per New York col cuore pieno di speranza, e con 10 dollari in tasca. Il piroscafo si chiamava Ravenna. Destino amaro quello della nave, che sarebbe affondata anni dopo, nel 1917.

Dopo 15 giorni in mezzo all’oceano, arrivò a destinazione. Tra i primi lavori, quello di addetto al carico di carbone. Solo più tardi, store manager. La richiesta di diventare cittadino americano avvenne a Brooklyn, New York. Una volta sistemato nella città, egli ebbe otto figli con la moglie Maria. Dal dramma, nacque la speranza, la vita. Vincenzo fece mettere ad alcuni di loro, i nomi dei cari morti nel terremoto. Giuseppe, Lucia, e Saverio, divennero Joseph, Lucy, e Sal. Erano tempi amarissimi, quelli delle migrazioni verso le Americhe.

La povertà estrema, la fame, l’assenza di prospettive future, il desiderio di aiutare il prossimo, costituirono motivo di forza e adattamento. Spesso si arrivava con malattie che oggi curiamo con i vaccini. Il vaiolo, i pidocchi, la legionella, il colera, rendevano fragili il corpo e l’anima degli emigranti. Fragili quanto i bagagli di cartone sui quali essi poggiavano la testa nel tentativo di dormire, accatastati nelle stive sovraffollate e maleodoranti. Ma il desiderio di sopravvivere era più forte: credevano nel sogno americano.

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Ivano Di Meglio

Ivano Di Meglio

Eterno studente, scavo nei meandri del passato per trovare l'identità collettiva che porti al traguardo della consapevolezza. Mi occupo di cognomazione, Medioevo e usi locali. Cerco instancabilmente atti, prove e quant'altro mi consenta di ricostruire spaccati di vita lontana e vicina.