LA COLONIZZAZIONE GRECA DI PITHEKOUSSAI

LA COLONIZZAZIONE GRECA DI PITHEKOUSSAI

Vi siete mai chiesti quali furono i motivi per i quali i greci euboici ci colonizzarono? Analizziamoli insieme. La grande colonizzazione euboica delle coste campane, fa parte della cosiddetta “seconda ondata migratoria”.

Per la prima, nel sec. XII a.C., dalle Cicladi, da Creta e dalla Tessaglia attraverso le Sporadi, i Greci passarono nelle isole orientali dell’Egeo e poi sulle coste egee dell’Asia Minore, ove occuparono una serie di città dei Carî e dei Lelegi e altre ne fondarono, tutte sul mare o a poca distanza da esso. Questa era la prima ondata colonizzatrice. Nella seconda, iniziata già alla fine del IX secolo avanti Cristo, gente di stirpe Ionica, addestrata nella navigazione nel traffici, i calcidesi e gli eretresi, si lanciò nei mari dell’Occidente per esercitare commerci. La colonizzazione greca fu in generale favorita anche dalla necessità che ebbe la Grecia, di inviare altrove nuclei di popolazione che il paese ellenico poco fertile non riusciva a sfamare; i greci quindi furono spinti alla ricerca di terre fertili da coltivare per portare il grano in patria, da dove esportavano i prodotti delle industrie locali specie ceramiche e manufatti metallici. Inoltre gli sconvolgimenti politici, con la caduta delle monarchie e le conseguenti lotte contro il ceto aristocratico, spingevano i diseredati, insieme con un desiderio di novità e di avventura, per cercare un po’ di terra dove stabilirsi. Le monarchie asiatiche avevano pressoché chiuso ogni sbocco coloniale in Oriente, ma nel frattempo notizie portate da commercianti isolati facevano conoscere il nuovo campo da sfruttare: clima mite, terre fertile, facili vie di comunicazione con la madrepatria ed inoltre scarsa opposizione delle popolazioni indigene a cedere terre ai coloni. Tutto ormai si presentava maturo e favorevole per un movimento espansionistico coloniale degli elleni verso l’occidente.

Non di meno, l’isola di Ischia rappresentava una posizione geografica strategica per la lavorazione nel commercio dei metalli con l’Etruria e con l’Isola d’Elba (vedi il traffico di ossidiana). I greci euboici, abituati a sfruttare le miniere di rame dell’Eubea e della penisola calcidica, erano abituati alla loro lavorazione fornendo anche officine di Corinto. Essi erano famosi infatti nell’antichità per la metallurgia, e in ispecie per l’estrazione e la lavorazione del rame. Con l’occupazione delle isole flegree e dell’opposto litorale costiero della terraferma con la collina di Cuma, essi attuavano Un felice piano strategico, mirante ad assicurarsi il predominio e, possibilmente, il monopolio della rotta per il commercio dei metalli con i luoghi di produzione, soprattutto per farne incetta e poi smistarli verso i luoghi di consumo, e quindi, con l’addestramento nella tecnica metallurgica, servirsene per la lavorazione e l’industria locale. Dobbiamo dire che storicamente i calcidesi e gli eretriesi che si stabilirono sulla collina di Monte Vico trovarono sull’isola di Ischia già popolazioni preesistenti, come micenei e fenici, e altre popolazioni semitiche. Non sappiamo ancora con certezza se l’occupazione del nostro territorio fosse avvenuta in modo pacifico o violento. È da credere che il suo carattere variasse secondo le circostanze particolari in cui si svolse. L’archeologo Giorgio Buchner, trasse dagli scavi della necropoli pithecusana il convincimento della pacifica coesistenza per un certo tempo della colonia greca di monte Vico col villaggio indigeno di Castiglione, che scomparvero entrambi per l’eruzione del monte Rotaro. Ad una occupazione violenta accenna invece Strabone (V, 243), dicendo che i greci occuparono Cuma, dove già esisteva un villaggio indigeno, cacciandone gli abitanti. Velleio Patercolo ripete questo particolare. Eccetto comunque che la fondazione delle prime città colonizzate, non è creazione ex novo di una città, secondo un piano regolatore prestabilito, su terreno nudo. Essa ha avuto per acquisto e per altra convenzione dagli indigeni, ovvero tolto per forza, bensì la sistemazione, in forma di città ben ordinata, ad un abitato indigeno preesistente che accolse i nuovi coloni e si lasciò organizzare ed assimilare.

Fonti: Raimondo Annecchino storia di Pozzuoli e della zona flegrea, Adriano gallina editore pagine 35 e segg.; Ivano Di Meglio.

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Ivano Di Meglio

Ivano Di Meglio

Eterno studente, scavo nei meandri del passato per trovare l'identità collettiva che porti al traguardo della consapevolezza. Mi occupo di cognomazione, Medioevo e usi locali. Cerco instancabilmente atti, prove e quant'altro mi consenta di ricostruire spaccati di vita lontana e vicina.