Il 4 novembre a Sud c’è poco da festeggiare

Il 4 novembre a Sud c’è poco da festeggiare

Associazione culturale regno delle due Sicilie. Isola di Ischia

Il 4 novembre l’Italia suole ricordare la Festa delle Forze Armate nel giorno della fine della Grande Guerra. Ai giorni nostri una cappa d’indifferenza e d’ignoranza avvolge l’opinione pubblica che nemmeno conosce la data o il significato di quel 4 novembre 1918. Ciò rende le varie cerimonie impopolari e retoriche. Per quelli che a Sud masticano un po’ più di storia se da un lato fa piacere il disinteresse generale, dall’altro persiste l’intolleranza di fronte a quanto l’esercito italiano riesce comunque a evocare. Sapere o vedere che bersaglieri, granatieri, carabinieri (talvolta addirittura in divise storiche) si radunano orgogliosi del loro passato anche nelle piazze meridionali è un orribile affronto alle centinaia di migliaia di morti che essi hanno provocato tra i nostri antenati. Ciò non soltanto nel cosiddetto “brigantaggio” post unitario in cui i soldati tricolori si sono macchiati di ogni crimine civile e militare, ma anche nella richiamata prima guerra mondiale dove i meridionali furono carne da macello per le disastrose strategie belliche sabaude. I nostri nonni furono solo allora riconosciuti come “italiani” proprio per essere mandati allo sbaraglio contro un inavvertito nemico e sommariamente e barbaramente puniti con la morte nei tanti casi di rifiuto a combattere per una patria assolutamente estranea e inetta. Se oggi gli Italiani non sono sostanzialmente uniti, bisogna imputare di ciò la distorsione della storia risorgimentale e postrisorgimentale che costantemente nega le sciagure arrecate impunemente al Mezzogiorno d’Italia da tutti i governi monarchici e repubblicani dal 1861 al 2021.

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Alfonso Sollazzo

Alfonso Sollazzo

Scrivo per divulgare e fare conoscere la vera storia di come fu fatta l'unità d'italia (la minuscola é voluta) e difendere la mia terra.