BARANO E LA ‘NDREZZATA NEL 1932, PARTE PRIMA
Partendo da Ischia, dopo di aver attraversato Barano, la intelligente ed illustre cittadina della parte montuosa dell’isola, si apre, di un tratto, la meravigliosa valle che prende nome da Ernesto Renan, che, due volte ospite di Casamicciola, alla villa Zavota, una prima volta solo, ed un’altra con madame Renan ed un figlio, alquanto deforme, lungamente ebbe ad indugiarvisi per ammirare il paesaggio.
A sinistra l’anfiteatro di Testaccio, digradante verso il mare fino alla spiaggia infocata dei Maronti, l’isoletta minuscola di Sant’Angelo, attaccata all’abitato da un nastrino di terreno, nello sfondo azzurro l’isola di Capri, velata di ombre; a destra i vigneti verdeggianti, che si distendono fino all’estrema sommità, dove l’eremo di San Nicola si erge con le sue piccole finestre scavate nella roccia, vedetta solitaria svettante nel cielo.

La valle si chiude, all’improvviso, dopo la rapida apparizione, e vengono incontro le prime case di Buonopane e la piazzetta avanti la Chiesa Madre. I buonopanesi formano un piccolo popolo di lavoratori, rudi, fieri, gelosi della loro indipendenza, anche in confronto di Barano, a cui, amministrativamente, la borgata appartiene. In questo piccolo borgo, da secoli, è coltivata una danza figurata caratteristica, cui partecipano numerosi ballerini, muniti di simulacri di spade, nonché di autentici manganelli, divisa in due parti o tempi, e ogni tempo in sette figure, con musica, versi, e speciali costumi, con una specie di apoteosi finale, e la “predica”.
È la famosa ‘Ndrezzata, cioè la intrecciata, sia perché tutte le figure sono formate da intrecci dei vari partecipanti, sia, soprattutto, perché il quadro finale, nel quale, prima con la faccia fora e poi con la faccia dentro, e serrati tra loro, i ballerini formano un vero intreccio di mani e di mazzarelli (così sono chiamati quella sorta di manganelli), è chiamato propriamente ‘a ‘Ndrezzata quasi a confermare l’autenticità e la precisione della etimologia. Giuseppe D’Ascia, storico dell’isola d’Ischia, che non fa cenno della etimologia, chiama il ballo la “‘Ndirizzata”, allontanando in tal modo il nome della sua significazione, traente origine da intreccio.
Mancano informazioni che si trattasse di una particolarità esclusiva di Buonopane. Certo nelle famiglie buonopanesi, che coltivano la danza in discorso, i ricordi e le tradizioni risalgono a parecchie generazioni. La conservazione di tali tradizioni, in un restrittissimo ambiente, ha potuto trasmettere nella loro integrità, gli attributi della danza, i costumi, i versi, la musica, i movimenti, nonché il gusto e l’attaccamento dei giovani al gioco abile, vivace, movimentatissimo, disciplinato, di un magistero impeccabile di arte, la cui purezza, rimasta intatta attraverso i secoli, conferisce a questa danza popolare una caratteristica veramente eccezionale.
Il D’Ascia, che è un po’ il Ludovico Muratori dell’isola d’Ischia, nella sua “Storia”, che resta l’unica opera organica in materia, chiamandola, inesattamente, come abbiamo notato, la ‘Ndirizzata, fa rimontare il ballo figurato di cui occupiamo, ad epoche remotissime, ritenendolo di origine greca senza accennare ai motivi di questo atto di nascita. Antichi scrittori dell’isola, accennano al trasporto dei baranesi per il ballo, e il Iasolino nella sua opera “De rimedi naturali…” scrive: “In questo Casale, che dopo Fiorio (Forio) è il maggiore degli altri, le persone grandemente del ballare si dilettano e che ancora è comune agli altri luoghi”. Sicuramente Iasolino, che scriveva nel 1588, fu indotto ad attribuire a Barano la passione per il ballo, tenendo presente la ‘ndrezzata, che in quella epoca non doveva essere una specialità di Buonopane, che il Iasolino che pure tratta separatamente dalla Villa di Monopane (Moropane) si riferisce a Barano, i cui abitanti si dilettavano fortemente del ballo, non senza notare che non constano predilezioni per il ballo in altri Comuni dell’isola. La ‘Ndrezzata è eseguita in occasione di alcune feste religiose, specie nella festa di San Giovanni Battista, che si celebra annualmente il 24 giugno, e nel lunedì di Pasqua.
I Borboni, nei loro soggiorni prediletti nell’isola, amavano fare eseguire, in loro presenza, la danza. Nei passati anni gli ‘ndrezzatori si recavano a Ischia e Casamicciola, nella stagione estiva, quando affluiscono bagnanti e villeggianti. Fonte: Bollettino Flegreo pubblicato il 30 marzo 1932- X. Autore Avv. Alessio Milone, pp.17-18
CONSIDERAZIONI PERSONALI
Al vaglio degli inquirenti (io) c’è diverso materiale acquisito sulla ‘ndrezzata. I documenti esistono, sia per la “nuova”, sia per la “vecchia” ‘Ndrezzata. Occorre uno sforzo nel reperire fonti che ci sono, ma sono diventate rare e costose. In ogni caso possiamo aggiungere un altro tassello al puzzle della memoria collettiva.
Fine prima parte

