IL PLATANO “DI LAMARTINE”

IL PLATANO “DI LAMARTINE”

Il platano di via Iasolino, denominato da Monsignor Buonocore “Platano di Lamartine”, è stato oggetto di misurazione il 14 ottobre del 2021, da parte dei volontari del “registro alberi monumentali”, che promuove la conoscenza e la tutela degli alberi monumentali italiani. Nome scientifico platanus orientalis L. ha un’altezza di 1.30 metri dalla base, ha una circonferenza di 440 cm che, suddiviso per un coefficiente convenzionale di 2,5, fa 170 anni (approssimativi). Il dato è coerente con i dati storici da me raccolti. Analizziamoli con calma.

I platani, così come le piante del palazzo reale, rientrano in un progetto architettonico cui faceva parte anche il Cav. Giovanni Gussone. Tratto da “Annali civili del Regno delle due Sicilie”, 1855, B.N.N., pag. 58: da Pieio si è aperta una nuova traccia che arriva fino a Casamicciola. Essa è lunga tre miglia, e tocca i più belli punti di veduta dell’isola. Dal Cretaio passa per Fiaiano, Rotaro, Monte Tabor e scende fino alla strada ferdinandea in Casamicciola.

Si sono perfezionate e allungate le due strade che dalla porta del Real Casino menano, l’uno al Piano del Bagno, l’altra che gira intorno al nuovo porto, necessarie e bellissime strade fiancheggiate di platani. Nella Villa de’ Bagni d’Ischia (attuale Ischia Porto) a poca distanza dal Real Casino, esisteva un lago di circa un miglio di circuito tra le due colline denominate San Pietro e Sant’Alessandro. È stato verso la metà del 1853 eseguito un traforo per cui si è ridotto ad un bellissimo porto; una banchina che lo circonda con una lunga scogliera alla parte esterna, tale da costituire quasi un secondo porto.

Queste ultime opere sono state eseguite a conto della Casa Reale. Il platano fa parte di una serie di platani e altri alberi fatti giungere dal botanico Cav. Giovanni Gussone dall’orto botanico di Napoli, come manifesta nella sua opera “Enumeratio plantarum vascularium in insula Inarime”… pag. 319: ‘quoad plantam prope Neapolim provenientem”. Tratto da “I borbone a Ischia, la Villa de’Bagni” di Nicoletta D’Arbitrio e Luigi Ziviello, pag. 74 e seguenti: gli spazi esterni al Casino Reale furono oggetto di continue sistemazioni che si protrassero per diversi anni mentre erano in corso quelle interne.

La nuova configurazione urbanistica, i vari lavori effettuati, ma soprattutto la realizzazione del nuovo porto e la sua tutela e manutenzione, indussero Gussone (1858) a progettare davanti la chiesa di Porto Salvo un sistema di raccolta delle acque che provenivano dal monte Rotaro e dalle selve sovrastanti, onde evitare l’insabbiamento del Porto. A tale scopo fu costruita una vasca di contenimento delle parti solide che erano trascinate dai flussi torrentizi durante le piogge. Per i periodici svuotamenti era stato addetto l’aiuto giardiniere Formisano. Mentre sia dal lato della Pagoda, sia dal lato opposto di San Pietro, Gussone aveva proposto il rafforzamento dei fianchi delle collinette per evitare smottamenti; per tali opere Cappelli aveva preventivato la spesa di ducati 1140, comprendenti anche le nuove piante previste dal botanico, due platani e sei stilanzie. La presenza di un botanico di riconosciuta capacità come Gussone fu determinante: non vi furono più incauti inserimenti di piante senza tener conto delle particolari condizioni ambientali, ed in particolare del sottosuolo caratterizzato da terreni e temperature del tutto inconsuete, che in qualche caso avevano portato al collasso diverse piante ed in particolare alcune viti. Furono quelli di Gussone interventi su base scientifica, che gli valsero un incarico sull’isola che durò fino ad oltre il 1860.

E qui scatta la mia domanda: ma di tutti i platani esistenti all’epoca perché a Villa de’ bagni resta solo il famoso platano “di Lamartine”? La risposta la trovo tra gli “atti della deputazione provinciale di Napoli, anno XIX”. Fu il numero crescente di abitazioni e attività a infliggere grave danno alla colonia di alberi. A pagina 447 si legge: relatore Il deputato cavalier Mazzella Giuseppe di recidersi taluni alberi di platani della strada provinciale da Ischia a Forio che trovansi presso il muro di cinta della sua villa, in conformità del parere dell’ufficio tecnico. Ma perché di Lamartine? Nel suo libro “leggende isclane”, Mons. Buonocore, a pag. 33, afferma: “il platano superstite recò legato intorno la chioma il nome del più evanescente poeta francese del secolo passato, Alfonso Lamartine. L’anno 1783, si condusse la prima volta in Ischia, giovane baldo, Ferdinando IV di Borbone.

Durante il soggiorno, il poeta, la consorte, la diletta figlia Giulia, pigliarono usanza, l’ora del passaggio, attardarsi accosto al platano in attesa delle damigelle con i principini, per provare l’illusione di essere un lembo della Francia”. Tali affermazioni però, non trovano riscontro storico. Alphonse De Lamartine soggiornò a Casamicciola per ben due volte, la prima nel 1820, e la seconda nel 1844 (cfr. La Rassegna d’Ischia 3-4/2012). Le date non sono compatibili con l’anno di messa a dimora dei platani e delle piante della Pagoda cinese. Il poeta avrà di certo goduto dell’ombra e della bellezza degli alberi ischitani, ma non di certo di quella opera ingegneristica effettuata negli anni successivi alla sua partenza, quando la zona in considerazione, costituiva ancora un lago. Altresì, non possiamo sostenere, alla luce di quanto ho affermato, che il platano esista dal 1783. Il bene è meritevole di tutela, come gli altri giganti presenti sul nostro territorio (vedesi la farnia di Candiano che è l’albero più vecchio presente sull’isola d’Ischia).

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Ivano Di Meglio

Ivano Di Meglio

Eterno studente, scavo nei meandri del passato per trovare l'identità collettiva che porti al traguardo della consapevolezza. Mi occupo di cognomazione, Medioevo e usi locali. Cerco instancabilmente atti, prove e quant'altro mi consenta di ricostruire spaccati di vita lontana e vicina.