L’ALMANACCO DEL GIORNO. L’ULTIMO DEGLI SVEVI: CORRADINO. DALLA PAGINA FEUDALESIMO

L’ALMANACCO DEL GIORNO. L’ULTIMO DEGLI SVEVI: CORRADINO. DALLA PAGINA FEUDALESIMO

Il 29 Ottobre, nell’anniversario della sua esecuzione a Napoli, si ricorda il principe Corrado di Hohenstaufen, Re di Sicilia col nome di Corrado II, Re di Gerusalemme col nome di Corrado III e Duca di Svevia col nome di Corrado IV, meglio conosciuto come Corradino di Svevia (1252-1268).

I. LE ORIGINI

Corradino era figlio dell’Imperatore del Sacro Romano Impero Corrado IV di Hohenstaufen (1228-1254) e di sua moglie Elisabetta di Baviera (1227-1273), della Casa di Wittelsbach. Corrado IV era a sua volta figlio dell’imperatore Federico II (1194-1250) e della sua seconda moglie Jolanda di Brienne (1212-1228), morta dopo averlo dato alla luce.

II. IL CONTESTO

Nei quattro anni che avevano visto la scomparsa del nonno e del padre, la fazione dei Ghibellini era stata notevolmente ridimensionata dalle controffensive dei Guelfi. Alla prematura scomparsa del padre, i principi tedeschi avevano riconosciuta l’elezione di Guglielmo II d’Olanda (1228-1256), già operata anni prima come antirè, a seguito della scomunica di Federico II, ma divenuta effettiva solo dopo la morte di Corrado IV. Il Regno di Sicilia invece era stato riconosciuto, sotto la tutela pontificia, a Corradino, che all’epoca aveva appena due anni. Tuttavia, lo zio Manfredi (1232-1266), fratellastro di suo padre, aveva diffuso la falsa notizia della sua morte e ne aveva usurpato il trono.

III. LA CALATA DEGLI ANGIOINI

I forti contrasti col Papato e la scomunica che aveva colpito anche Manfredi avevano portato papa Clemente IV, al secolo Guy le Gros Foulquois (1190/1200-1278), a indire una crociata contro lo stesso Manfredi e a invocare la spedizione di Carlo d’Angiò (1226-1285), fratello del Re di Francia Luigi IX il Santo (1214-1270). Nel 1266, l’esercito franco-guelfo di Carlo d’Angiò, calato in Italia, aveva sconfitto l’esercito tedesco-ghibellino di Manfredi nella battaglia di Benevento, nella quale lo stesso Manfredi era morto: così Carlo d’Angiò aveva conquistato per sé il Regno di Sicilia e per il Papa di fatto tutta l’Italia, passata quasi interamente alla fazione guelfa.

IV. DA TAGLIACOZZO A NAPOLI

Ritrovato Corradino, nel 1268 le forze tedesche e siciliane si erano ricompattate intorno alla figura del giovane principe, col quale avevano sperato di porre fine al terribile governo di Carlo, che in due anni s’era già fatto malvolere da tutti. La sfortunata battaglia di Tagliacozzo, tuttavia, aveva visto gli Angioini trionfare sugli Svevi in uno scontro decisivo, vinto da re Carlo con astuzia e fortuna, non ostante l’inferiorità numerica.

Corradino – fuggito dal campo di battaglia con pochi uomini – era stato però tradito dai Frangipane e consegnato a Carlo d’Angiò che, dopo un sommario processo per tradimento, lo fece decapitare a Campo Moricino, l’attuale Piazza del Mercato di Napoli, all’età di sedici anni.

V. UN VERDETTO CRUDELE

L’assurda ragione del crudele verdetto era stata il reato di tradimento.

L’inusitata crudeltà del capetingio Carlo d’Angiò contrastava col costume all’epoca vigente di non uccidere un re catturato, ma di chiederne un riscatto: così era successo a San Luigi, nel 1250, quando era stato catturato dagli Ayyubidi, così era successo al Re d’Inghilterra Riccardo Cuordileone (1157-1199), catturato nel 1192 dal Duca d’Austria Leopoldo V di Babenberg (1157-1194), così sarebbe successo al Re di Francia Giovanni II il Buono (1319-1364), catturato dagli Inglesi sul campo di battaglia di Poitiers, nel 1356.

La decisione di giustiziare Corradino, invece, gettò un’ombra fosca sull’impresa di Carlo d’Angiò, che pure si era dimostrato un valoroso e astuto condottiero.

VI. LA LEGGENDA

Secondo una leggenda, Corradino dal patibolo gettò tra la folla un guanto prima di porgere il capo al boia. Esso sarebbe stato raccolto dall’anziano Giovanni da Procida (1210-1298), medico e già consigliere di Federico II, che poi sarebbe stato tra gli animatori dei Vespri Siciliani, la rivolta che nel 1282 avrebbe sottratto la Sicilia agli Angioini per metterla sotto il dominio Aragonesi, legati per linea femminile agli Hohenstaufen.

VII. LE FONTI PRIMARIE

La vicenda di Corradino trova molto spazio tra le fonti coeve, tra cui si citano la “Rerum Sicularum historia” del Vescovo di Mileto Saba Malaspina (†1298), la “Nuova Cronica” di Giovanni Villani (1280-1348), gli “Annales Cavenses” (VI-XIV Secolo) dell’Abbazia della Santissima Trinità di Cava de’ Tirreni, appartenente all’Ordine di San Benedetto, è il “Chronicon Siciliae” di anonimo cronista del Trecento.

VIII. I TESTI CONSULTATI

Per la redazione di questo articolo, sono state consultate varie fonti, tra cui si menzionano “Il Mezzogiorno medievale – Normanni, svevi, angioini, aragonesi nei secoli XI-XV”, di Salvatore Tramontana (n. 1926), e il Volume IV (Il trionfo del Papato e lo sviluppo comunale) della “Storia del mondo medievale” della Cambridge University Press, ai capitoli V, “L’Italia e la Sicilia sotto Federico II”, curato da Michelangelo Schipa (1854-1939), e VI, “L’Italia nella seconda metà del XIII Secolo”, di Charles William Previté-Orton (1877-1947), il Volume 9 (1931) e il Volume 11 (1931) della “Enciclopedia Italiana di scienze, lettere ed arte” edita dall’Istituto dell’Enciclopedia Italiana fondato da Giovanni Treccani degli Alfieri (1877-1961), alle voci “Carlo I d’Angiò, re di Sicilia”, di Romolo Caggese (1881-1938), e “Corradino di Svevia”, di Giuseppe Paladino (1886-1937), nonché — dello stesso editore — il Volume 20 (1977) e il Volume 29 (1983) del “Dizionario Biografico degli Italiani”, alle voci “Carlo I d’Angiò, re di Sicilia” e “Corradino di Svevia, re di Gerusalemme e di Sicilia”, curate da Peter Herde (n. 1933).

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[Nell’immagine: in alto a sinistra, la decapitazione di Corradino a Napoli raffigurata in una miniatura tratta dalla Nuova Cronica di Giovanni Villani (1276-1348); in alto a destra, Corradino getta il guanto dal patibolo, in un disegno tratto dall’edizione del 1978 della “Storia d’Italia a fumetti” di Enzo Biagi (1920-2007); in basso, genealogia completa della stirpe degli Hohenstaufen, con evidenza dei legami con i Salii, i Guelfi, gli Anscarici di Castiglia e gli Aragonesi]

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Ivano Di Meglio

Ivano Di Meglio

Eterno studente, scavo nei meandri del passato per trovare l'identità collettiva che porti al traguardo della consapevolezza. Mi occupo di cognomazione, Medioevo e usi locali. Cerco instancabilmente atti, prove e quant'altro mi consenta di ricostruire spaccati di vita lontana e vicina.