L’EREMO DI SAN NICOLA – PARTE PRIMA

L’EREMO DI SAN NICOLA – PARTE PRIMA

Pochi giorni fa, mi sono imbattuto in un atto degli agostiniani dell’ex Convento di Santa Maria della Scala che retrodata il culto di San Nicola sull’isola d’Ischia. Il documento, rogato per mano del Notaio Guglielmo Sardano, e datato 19 settembre 1419, fa riferimento anche alla “ecclesia di Santo Nicola in Gerone” (cfr. A.S.N, fondo agostiniani, libro 90, f.!?).

Il primo riferimento cronologico della chiesetta lo dobbiamo fissare per il momento e negli atti scritti, all’anno 1464 durante la cosiddetta “guerra d’Ischia”, cioè lo scontro tra le truppe di Giovanni d’Angiò, e l’ammiraglio Aragonese Giovanni Poo. Descritta da Giovanni Pontano nel “De Bello neapolitano volume V”. Riporto dalla traduzione di Michele Tramezino, Venezia, 1453: “percioché era nella cima del monte (Epomeo) una piccola chiesa di San Nicola, dalla quale era non molto lontano un bastione vecchio, fatto per ricovero delle genti per gli improvvisi assalti di Mori, il qual luogo è in vocabolo barbaro chiamato Bastia”.

Anche Giulio Iasolino ne “De rimedi naturali che sono nell’isola di Pithecusa, oggi detta Ischia”, 1588, a pag.34 afferma: “godono ancora questi la parte del monte Epomeo meridionale col tempio maraviglioso e devotissimo di Santo Nicola, cavato con mirabile artificio nella sommità del monte predetto con molte celle, e piscina freddissima, è molto delizioso agli occhi dei passanti. Qui appresso sta il monte della Guardia, così detto dalle vigilie e sentinelle che ivi la notte e il giorno per i Corsari sono fatte a custodia dei paesani”.

Da la “Nuova guida de’ forastieri per l’antichità curiosissime di Pozzuoli” di Domenico Parrino (1727), pag. 91: “sorge nel mezzo il monte detto Epomeo, ora San Nicola, altissimo sopra del quale è la chiesa del Santo, incavata con piscine d’acque freddissime, e stanze da abitarvi, da sopra detto Monte si vede tutta l’isola più”.  Da Chevalley de Rivax, in “Descrizione delle acque termo-minerali e delle stufe dell’isola di Ischia”, 1838, a pagina 6, afferma: “diportandoti a dare una giravolta per l’isola, il più dei luoghi da me discorsi a mano a mano attraversi, e le più svariate e piacenti vedute in questo dilettuso viaggio ti si parano innanzi ad ogni passo. Nissuna di esse però sa stare a fronte dell’incantevole vista che ti offre dall’eremo di San Nicola, posto in sul comignolo dell’Epomeo, donde appare il più bel panorama dell’universo”. Riprendendo l’articolo del Professore Agostino Di Lustro su “la rassegna di Ischia”, 3/2012, pagg. 38 e seguenti. Su questo eremo, Vincenzo onorato scrive: “nei tenimenti del Comune di Fontana, e Serano (Serrara) esiste il monte Epomeo, nella cui cima sta costruita una cappella sotto il titolo di San Nicola di Mira, e Bari. Nella stessa cima ci stanno incavate delle celle, e delle officine. Negli troppo antichi tempi, come al presente, veniva tale luogo servito da un romito, che solea nelle feste far celebrare la messa da un sacerdote, eppure l’have abbandonato “. F. 172 “Costì appunto Donna Beatrice De La Quadra, colle di lei compagne voleva fondare un monastero di perfetta clausura, ma fu costretta a levarsi da tale dimora verso la fine del XV secolo per lei per le intemperie dell’aria, e ritirarsi nel castello dove eresse un monastero di gentildonne, sotto la guida di San Francesco d’Assisi con il titolo della Madonna della Consolazione. Questa affermazione, tuttavia, è destituita di ogni fondamento storico. Approfondirò in un altro articolo. “In esso romitaggio alcun anno prima del secolo XVIII si ritirò il capitano tedesco monsieur D’Argut, essendo al comando del castello in qualità di castellano. Egli, aiutato da Dio, si determinò ad abbandonare il mondo a insaputa di ognuno; rannicchiato in una di quelle celle, esercitato da malori di podraca e chiragra, confinato in un letto, appena due o tre volte uscì dal suo ritiro per vantaggi del suo romitaggio. Sempre ilare, sempre costante, sempre uniforme al divino volere, ed in alto grado sereno nell’anno 1748 passò all’altra vita. Ridusse il romitaggio ad un reale e sacro santuario, lo pose sotto la regola, e si recitavano nella cappella l’ore canoniche, essi celebrava giornalmente la Santa messa al suo tempo, e nella forma rigorosa, chi lo più stretto ritiro camaldolese celebrare poteva, e doveva”.

FINE PRIMA PARTE

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Ivano Di Meglio

Ivano Di Meglio

Eterno studente, scavo nei meandri del passato per trovare l'identità collettiva che porti al traguardo della consapevolezza. Mi occupo di cognomazione, Medioevo e usi locali. Cerco instancabilmente atti, prove e quant'altro mi consenta di ricostruire spaccati di vita lontana e vicina.