L’AMORE PER ISCHIA DEI CULTORI DELLA BELLEZZA
Tra le citazioni che usava riportare, nei suoi scritti, il prof. Edoardo Malagoli, c’è questa frase del grande storico dell’arte Bernard Berenson, statunitense: “Non ricordo di avere mai visto, nei paesi dove sono stato, un posto con più varia e più naturale bellezza di quella che offre l’isola d’Ischia. Due giorni fa siamo stati con i Walton alla Punta Caruso, non distante dalla loro casa, e rare volte mi sono sentito commosso a quel punto dalla veduta del mare e dell’orizzonte lontano. Le rocce e i massi frastagliati e ammonticchiati su, fin verso le cime dell’Epomeo, pare che ci chiudano tutto intorno come in una conca. E giù in fondo i dirupi, i precipizi e le grotte nascoste dai mirtilli e gli ulivi selvatici. Spettacolo numenale”. Berenson (1865 – 1959), dopo aver viaggiato in Francia e in Inghilterra, venne in Italia e visitò molte Regioni, per poi stabilirsi in una villa a Fiesole (Firenze).

Fu considerato il più grande conoscitore al mondo della pittura italiana. Pochi si sono accorti che, a distanza di anni, un altro grande storico dell’arte, questa volta francese, Sylvain Bellenger, fino ad ottobre del 2023 Direttore del Museo e del Bosco di Capodimonte a Napoli, si è innamorato di Ischia, fino al punto di comprare una cantina a Campagnano e trasformarla in casa. Se ne sono accorti e lo hanno intervistato, in questi giorni, due giornalisti di Il mattino, Maria Chiara Aulisio e Gerardo Ausiello. Aulisio è capo servizio cronaca del giornale e ha scritto dei libri, tra cui “Impara l’arte e mettila da parte”. Ausiello è capo cronista dello stesso giornale ed è laureato in filosofia.

Nell’intervista che hanno fatto a Bellenger, emerge che gli è stata affibbiato impropriamente il titolo di “Cavaliere del gusto”, per il solo fatto di essere francese e pertanto sul presupposto di essere esperto di vini. Ma Bellenger, nato in Normandia, conosce meglio il sidro e il Calvados (acquavite). Lo storico dell’arte riconosce che il vino, per l’Italia, conta per se stesso, per la sua intrinseca qualità e per la capacità che ha di creare un’atmosfera di amicizia, complicità, ebbrezza felice, mentre in Francia c’è una sovrastruttura intorno alla bevuta di vino, che fa sfumare la qualità del vino in una più generale gestualità e ritualità. “A me piacciono i vini campani e soprattutto gli ischitani. Biancolella e Forastera su tutti”, dice agli intervistatori Bellenger.
Ecco perché ha deciso di comprare una cantina a Campagnano e trasformarla in casa. “Mi ha stimolato a studiare la storia e la cultura vinicola dell’isola verde”. E poi, nel dialogo tra intervistato e intervistatori, ecco venir fuori che Forastera, Biancolella e Per’ ‘e palumm sono stati i primi vitigni ad ottenere il riconoscimento e il marchio DOC.
E, naturalmente, uno storico dell’arte non poteva non citare Napoleone, quando disse: “Il vino è un’arte!” A Bellenger, il Sindaco di Napoli, Manfredi, ha assegnato la cittadinanza onoraria. Non dico che il Comune d’Ischia debba fare altrettanto (anche se sono state concesse cittadinanze onorarie a persone che non ne avevano alcun merito particolare); però, quantomeno, accorgiamoci della sua presenza a Ischia e andiamo a ringraziare questo illustre personaggio che, in silenzio, senza strombazzamenti, onora la bellezza e il fascino della nostra natura e della nostra cultura contadina. E, per ritornare al prof. Malagoli, egli ha scritto in “La tradizione culturale ed artistica dell’isola d’Ischia”: “Come Ischia deve tutelare il proprio ambiente, così deve tutelare la propria storia, i molti documenti della sua tradizione e deve essere attenta ai suoi uomini di cultura e di arte che ne sono i continuatori”. Mi permetto di aggiungere che Ischia deve altresì dimostrarsi grata a uomini di valore che, da terre lontane, vengono ad apprezzare ed esaltare la nostra isola.

