LA PRIMA DONNA A VINCERE UNA ISOLIMPIADE: SEIA SPES

LA PRIMA DONNA A VINCERE UNA ISOLIMPIADE: SEIA SPES

Vi parlo di uno dei tre cippi marmorei situati sulla parte sinistra del sagrato della basilica di Santa Restituta in Lacco Ameno

È il primo sulla sinistra, ed è dedicato alla prima donna (documentata) a vincere una isolimpiade in categorie riservate anche ad atleti maschi.

Le isolimpiadi (dal greco ἴσος «uguale») erano olimpiadi parificate a quelle di Atene. I Giochi italici, istituiti in onore di Roma e di Augusto e parificati per grado e caratteristiche agli olimpici, si celebravano secondo un rigido programma. Le gare che duravano quattro giorni e si svolgevano tra la fine di luglio e il principio di agosto (in seguito furono spostate al 22 settembre per farle coincidere col compleanno di Augusto), si articolavano in due parti distinte: la prima comprendeva agoni atletici ed equestri, la seconda, gare musicali e drammatiche. Tra la prima e la seconda parte, vi era una giornata dedicata a discussioni della giuria su multe o penalizzazioni, nonché a manifestazioni religiose, quali una processione al Caesareum e sacrifici agli dei e al divo Augusto.

La partecipazione ai giochi era aperta ad atleti concorrenti di qualsiasi regione del mondo ellenico; vi intervenivano infatti i cittadini di Asia minore, Egitto, Grecia, e i loro nomi ricorrono assai spesso nelle epigrafi agonistiche rinvenute in molte parti di quelle regioni, oltre che naturalmente della stessa città di Napoli. Dovevano essere gare specificamente riservate a giovani napoletani, come apprendiamo dall’iscrizione commemorativa di T. Flavio Evante, vincitore del diaulon per “fanciulli cittadini”. Quanto all’età, erano previste due categorie: i fanciulli fino a 17- 20 anni, e gli adulti; una terza categoria intermedia, quella degli adolescenti, fu introdotta successivamente alla fine del secondo secolo dopo Cristo.

L’iscrizione alle gare doveva avvenire un mese prima dell’inizio dei giochi, a pena esclusione dalle stesse gare o una severa multa, salvo che il ritardo non fosse giustificato da gravi e documentati motivi, come malattia, rapina subita durante la strada o naufragio. Nessun premio in denaro era previsto per i vincitori delle gare atletiche ed equestri della prima parte dei giochi. L’unica, e perciò più ambita ricompensa, consisteva in una corona di grano che veniva poi depositata con pompa solenne nel ginnasio della città. Per gli agoni scenici, al contrario, erano previsti premi in danaro che talvolta giungevano, come nel caso dei pantomimi, fino alla notevole somma di 4000 dramme.

I vincitori dei giochi ludici, godevano di grande considerazione sociale. L’epigrafe Incisa sul cippo marmoreo dedicato a Seia Spes risale al 154 dopo Cristo. Il cippo marmoreo è stato contenuto per secoli all’interno della Chiesa di Santa Restituta, con la facciata di iscrizione verso il muro. Fu solo nel 1952, in seguito agli scavi che fu estratta e riportata alla luce la dedica. “Dedicata da un L.Cocceius Priscus in onore di Seia Spes, figlia di Seius Liberalis già tamias e agoramus, per ricordare la di lei di vittoria nello stadion alla 39esima Italide nel 154 d.C. L’epigrafe ci fa sapere, per la prima volta, che anche le donne partecipavano ai ludi napoletani, cosa che in antico era vietata e soltanto in alcune città storiche (Sparta, Elide, Cirene) le ragazze erano ammesse a gareggiare con gli uomini nella corsa. Questo fu accolto poi da domiziano nei regolamenti dei Ludi capitolini da lui istituiti nell’86 dopo Cristo, ma dopo poco nuovamente abolito. Il marmo presenta una iscrizione in greco che recita: “A Seia Spes figlia / di Seio Uomo liberale / che fu questore ed edile / la quale vinse alle corse / le figlie dei magistrati / nella trentanovesima Italide / il marito Lucio Cocceio Prisco / per decreto del magistrato dedicò».

Seia vinse una competizione di corsa. Seia fu onorata per aver vinto alla 39aItalide, cioè quella del 154 d.C., nello stadio in una particolare categoria: quella riservata alle figlie dei consiglieri. In proposito, si è fatto notare come Seia nel 154 sia anche l’unica donna sposata a partecipare a delle gare, e si ricorda quanto prescritto da Platone, che cioè «le donne si sposassero tra i sedici e i vent’anni», e che «le fanciulle potessero prendere parte alle manifestazioni sportive fino al matrimonio, ossia all’età di diciotto o al massimo vent’anni». In considerazione di ciò, si è posto il quesito se Seia non abbia vinto come παρθενος3 e poi, dopo il matrimonio, sia stata onorata dallo sposo con l’iscrizione. Altra ipotesi formulata è che Lucius Cocceius Priscus sia stato l’allenatore di Seia.Nel II secolo d. C. un’altra donna vinse nella corsa del diaulo (gara di corsa) a Sparta, forse unica testimonianza in questa città di una gara in onore di Livia, moglie di Augusto. Infine in un’epoca più tarda, ma imprecisata, troviamo a Patrasso una donna di nome Nikegora, onorata dal fratello per aver vinto nel δρομος delle fanciulle, probabilmente da intendere come stadio.

Sebbene il monumento sia stato rinvenuto nell’isola d’Ischia, sarebbe, però, avventato volerlo considerare anche un documento per le istituzioni municipali di Aenaria in età imperiale. Infatti, per varie ragioni che saranno esposte nella pubblicazione definitiva, appare improbabile che la base sia veramente originaria dell’isola, ed è invece molto più probabile che provenga da Napoli e sia stata trasportata a Lacco nel medioevo per essere qui riutilizzata.

Fonti: Don Pietro Monti, Ischia Archeologia e Storia, pagg.219 e seguenti

La rassegna d’Ischia numero 2/2015 pagg. 15 e seguenti.

La Parola del passato, Fascicolo XXV-XXVII – 1952, Giorgio Buchner

Don Pietro Monti, Ischia Preistorica, greca, romana, paleocristiana, pagg. 116 e seguenti.

Le anfore greco italiche di Ischia: archeologia e archeometria: artigianato ed economia nel Golfo di Napoli, Gloria Olcese 2010.

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Ivano Di Meglio

Ivano Di Meglio

Eterno studente, scavo nei meandri del passato per trovare l'identità collettiva che porti al traguardo della consapevolezza. Mi occupo di cognomazione, Medioevo e usi locali. Cerco instancabilmente atti, prove e quant'altro mi consenta di ricostruire spaccati di vita lontana e vicina.