“DE RIMEDI NATURALI CHE SONO NELL’ISOLA DI PITHECUSA…” ISCHIA 1526
Come già vi accennai a più riprese, esistono più libri precedenti a “De rimedi naturali che sono nell’isola di Pithecusa…” del Iasolino del 1588, che evidenziano le virtù delle nostre acque. Stasera ne cito uno pubblicato 62 anni prima del famoso medico, nel 1526 da Giovanni Villani “Chroniche de la Inclyta Cità de Napole emendatissime ; Con li Bagni de Puzolo [et] Ischia; Novamente Ristampate, Volume 2. Esso già decanta la bontà delle nostre acque.
TAVOLA DE BAGNI DE ISCHIA ET SOI MIRABILI INCENDI
La insula de Ischia, Aenaria dicta: la quale have de circuito diciotto miglia, vicino Puzulo: dieci miglia si è gloriata da molte terme. Sorgono in quella, molte calente acque: e anche fredde; delle quali brevemente riassumiamo li nome e le virtù come de degli antichi esperti e scritture, vetusta esperienza abbiamo raccolto; Iniziamo stasera con Nitrodi, o Nitroli, o Nitrolo.
Del Bagno di Nitrolo
Questo lavacro detto esistere nella medesima spiaggia e acqua caldissima, che vale alle scàbbie, e prurito di flegma e colera nero, ovvero melancolìa e a li dolori de reni e de matrice constipate giova, e li cosumpti ala reuma (reumatismi), tosse e ogne vicìo de pecto.
Da qui la descrizione dei Bagni di Piagìa Romana, Sucellaro, Lumlmitella (Olmitello), Citara, Mezavia, Sudatorio del Cotto, Gurgitello, Bagno della Scrofa, Castellione, Bagno Fornello.
Questo volume del 1526, è tra i libri più vecchi che conosca che citi anche l’eruzione dell’Arso. “Della distruzione ovvero incendio di quella al presente è da dire nel tempo: nell’anno 1301(in realtà 1302 ma vi dirò di più in futuro), in questo regno di Sicilia, regnante Re Carlo II (d’Angiò) in detta isola d’Ischia, vicino Procida, scese dalle vene della terra sulfureo fuoco, il quale gran parte dell’isola consumò quasi fino alla città d’Ischia quale allora “Gerunda” si nominava; dal quale fuoco molti uomini e molti animali furono consumati e di quella peste perirono, che durò per spazio di circa due mesi e molti di quelli per fuggire da tale peste lasciata l’isola, alcuni a la vicina isola andarono, alcuni a l’isola di Capri, altri a Baia, Pozzuoli e Napoli si rifugiarono da quel fuoco, fino ai nostri giorni le vestigia son rimaste in quel luogo in cui non cresce erba, né altra cosa vivente nasce nel luogo ad alcuna cosa come esiste ma aspro e incolto dura quasi per due miglia in longitudine e per mezzo miglio in latitudine e fece “le cremate”. 14 aprile 1526
Il volume dovrebbe trovarsi presso la Hofbibliothek di Vienna (piango).
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