GIOVANNI LEONE: UN PRESIDENTE PER METÀ ISCHITANO?
Doverosa premessa: si tratta di un argomento molto delicato. Invito a non commentare in modo perentorio e politico, ma costruttivo al fine di appurare in modo storicamente e scientificamente valido le teorie che qui riporto. La questione mi tocca personalmente, in quanto Maria Grazia era sorella della mia bisnonna Brigida Di Costanzo. Ho intervistato altre due testimoni che sono buonopanesi, e che conoscevano e frequentavano Maria Grazia Di Costanzo, presunta mamma del Presidente Giovanni Leone. Ovviamente io appunto le loro dichiarazioni, e le confronto con le altre, nonostante le due testimoni siano legate da una non lontana parentela e gli indizi siano precisi e concordanti. Le domande sono state tante, e oggi sono in grado di svelare qualche dettaglio in più circa il legame tra la Zia Mariarazia ‘e Franchezio coniugata con Antonio Florio e il suo presunto figlio biologico Giovanni. Maria Grazia nacque l’11 novembre 1882 a Buonopane, da Pancrazio Di Costanzo contadino e Maria Teresa Boccanfuso filatrice. Allego atto di nascita. Il matrimonio di Antonio, classe 1868, con Maria Grazia, avvenuto il 29 gennaio del 1914, fu successivo alla gravidanza e al parto del presunto figlio Avvocato (1908). Questo matrimonio non produsse figli. Le testimoni mi dicono che Maria Grazia, residente in via Angelo Migliaccio, rimase incinta di un ragazzo che, all’epoca, non era ancora sposato. Il nome di questa persona, professionista stimato, era Giovanni (non faccio il cognome). Tenendo presente che la società dell’epoca era molto chiusa, la gravidanza al di fuori del matrimonio avrebbe creato enorme scandalo. A ciò si aggiungerebbe la mancata volontà del padre biologico di riconoscere il proprio figlio, formandosi più tardi una famiglia con una donna diversa. Per sfuggire a questo clima di tensioni, Maria Grazia, incinta, decise (o fu costretta dalla famiglia) di andare a lavorare a Napoli come domestica, presso la casa di Mauro Leone, il quale all’epoca non aveva ancora figli. Se è vero, come sostenevano i latini che “mater semper certa est, pater numquam”, il bambino dovette essere, come sostengono le testimonianze, stato affiliato dai coniugi Leone che ebbero come figlio biologico maschio Carlo, ma solo nel 1910. Lo studio legale fu fondato nel 1905 da Mauro Leone in via Umberto I, 22 e rappresenta uno degli studi più vecchi di Napoli. Il bambino, ricevuto il nome del padre biologico su volere della mamma, fu cresciuto dalla famiglia Leone tra Napoli e Roma. Stiamo parlando di più di cento anni fa, ergo urge contestualizzare tenendo presente la società dell’epoca. Maria Grazia, che nel frattempo che aveva cresciuto Giovanni “da bàlia”, aveva sempre sul tavolo di casa la foto del presunto figlio politico. Non era ancora Presidente e la mamma morì prima della sua nomina a prima carica dello Stato. Tuttavia Giovanni, chiamato ‘u Signurino, si laureò in giurisprudenza a 21 anni, entrò in politica nel 1944, e presto diventò un pezzo da novanta della Democrazia Cristiana, e membro dell’assemblea costituente (ci pensate? Un Padre Costituente ischitano per metà), oltre che a ricoprire altre cariche. E aggiungo ancora elementi al racconto. Che il Presidente Leone si recasse a Ischia a fare il giro dell’isola, è cosa risaputa e lo testimonia la stampa dell’epoca (vedi foto).Tuttavia in pochi sanno che egli si recava, non tanto spesso, da quella che riteneva la madre biologica. E lo faceva talvolta sotto mentite spoglie, in borghese, prendendo il taxi (ovviamente scortato) comportandosi come un normale turista. Tuttavia la scena non sfuggiva ai locali, che notarono i mazzi di fiori e pure il sostentamento economico che le offriva Giovanni. Molte lettere riportavano lo scudo crociato e il nome e cognome del Presidente della Camera: Giovanni Leone. Le date da me raccolte, corrispondono, hanno coerenza col ricordo di un altro caro anziano. Giovanni Leone divenne Presidente della Camera il 10 maggio 1955. A quanto pare, il “Signurino” non era il solo a frequentare via Angelo Migliaccio. Amintore Fanfani, suo coetaneo ed esponente della Democrazia Cristiana, era solito fare il giro dell’isola d’Ischia. Tuttavia la sosta da Mariagrazia era “d’obbligo”. Ella preparava un tavolino con prodotti dissetanti, bicchieri ben in vista. Ciò accadeva tra il 1957 e 1958. Fanfani le dette, per conto di Giovanni, una scatoletta e una lettera. Sopra la scatoletta c’era lo scudo crociato in rilievo. Maria Grazia, seppur analfabeta, veniva chiamata l’avvocatessa, per i contatti col presunto figlio. Le lettere in arrivo da Napoli o Roma le venivano lette, quindi filtrate in quanto analfabeta. Aspettava in ansia ogni volta a Buonopane con la fotografia del presunto figlio sempre sul tavolino. Questo mi è stato confermato da tutta la mia famiglia e non solo. Quando arrivava, in auto o in taxi, lasciava tutti fuori la porta di casa Di Costanzo e, con un mazzo di fiori, entrava da Maria Grazia. Cosa si dicessero non lo possiamo al momento provare. Tuttavia, in primis cerco tracce delle lettere che riceveva da Roma o Napoli. Ho esperito poi un secondo tentativo di contatto con la famiglia Leone, con la quale delicatamente parlare del legame del Presidente con Buonopane. Incrocio le dita, e continuo a scavare.




