BARANO E BUONOPANE: RIVALITÀ O FALSO STORICO?
Che i caratteri degli abitanti delle rispettive Contrade fossero forti, decisi, fieri e talvolta oggetto di scontro, è decisamente plausibile. Tuttavia, alcuni autori locali, hanno evidenziato presunte lotte (alcune con morti e feriti) tra i rispettivi schieramenti. C’era veramente astio e guerra tra Barano e Buonopane in passato? Per comprendere meglio il loro rapporto, partirò da Monsignor Buonocore e andrò a ritroso nel tempo. Nella sua opera “Leggende isclane”, a pagina 66, racconta la leggenda della cintura di Barano. “Tra gli abitanti di questa Contrada e quelli di Barano centro, secoli or sono nacque ira così fuori uso, che dette uscita a larga diffusione di sangue. Anche oggi, tra quelli delle due Contrade, si conserva la memoria del caso; quando amino minacciare qualche cosa fuori uso, amano dire: fo rinnovare la cintura di Barano”.

L’autore stesso la definisce una diceria, raccontata dagli ingenui contadini del luogo. Andando al ritroso a “Storia dell’isola d’Ischia” del 1867 di Giuseppe D’Ascia, riprendendo il D’Aloisio dell’infermo istruito (1757) afferma: i naturali di Barano, dimostrano docilità e piacevolezza; ma nell’irascibilità non si distinguono da quei di Moropano, conservandosi ancora, ai tempi suoi, la memoria di un fiero e numeroso eccidio fra baranesi e bonopanesi accaduto in più antica età, per cagione di una vilissima cintura; così che volendosi da alcuno minacciare qualche aspra vendetta, per proverbio del volgo si dice, come tuttora si sente fra popolani, voglio far rinnovare la cintura di Varano. Ma quello spirito bellicoso e irascibile, che si sviluppava nei baranesi fra il fumo del vino ed al calore della rissa, era abituale negli antichi loro paesi; razza montanara feroce nell’istinto, rissosa nell’abitudine, rivale per indole dei baranesi.
Eppure, a parere nostro, contribuiva molto a questo spiccato contrasto fisico e morale il sito in cui abitavano questi antichi coloni; più campestre e montano, più isolato e severo per i moropanesi, più aperto e abitato, più ameno e ridente per i baranesi. Influiva un’altra cagione a questo significante contrasto di indole e di costumi. Di forze e di sviluppo fisico, ed era la corruttela dei tempi; il sospetto figlio dell’ignoranza e della barbarie; l’abitudine alla vita montanara e faticosa per quei di Moropano, la necessità della difesa da ogni invasione… Col progresso della civiltà, è con la tranquillità sopraggiunta a così tristi tempi, l’indole dei loro paesi si ammansì, ed oggi non si osserva più in essi la traccia degli antichi istinti”.

Dopo questa generosa descrizione dei buonopanesi, romanzata dal testo del D’Aloisio, andiamo ad esaminare quest’ultimo autore. A pagina 33 egli afferma: “dimostrano li nativi di Barano docilità, e piacevolezza; ma nell’irascibile non si distinguono da quei di Monopano: conservandosi ancora la memoria di un fiero e numeroso eccidio accaduto fra di loro nei tempi passati per cagione di una bellissima cintola; così che volendosi ad alcune minacciare qualche aspra vendetta, per proverbio dal volgo si dice: farò rinnovare la cintola di Barano. Le persone ecclesiastiche sono di prudenza e dottrina ornate, e sanno molto bene governare lo stato della coscienza”. Quest’ultima affermazione riferita ai prelati di Buonopane, non solo è falsa, ma è vero l’opposto. Nel luglio del 1764 Don Sabbato Di Costanzo sparò e uccise Crescenzo di Costanzo nelle vicinanze di casa sua. Il prete fu prima condannato, poi messo in libertà dopo il pagamento di prima 80 Ducati, e poi nel 1767 ad altri venti.
A questo, seguono numerosi altri eventi accaduti nell’ultimo secolo e non, come la causa che intentò il 20 giugno 1870 Don Giuseppe Conte al Comune di Barano (Barano d’Ischia, Storia, Di Lustro, Cervera, pag. 127).
Ancora, dalle cronache del ‘500 ai giorni nostri, non è documentato al momento alcuno scontro, né guerra tra i baranesi e i bonopanesi. L’ipotetico scontro, non è nemmeno raccontato da Jasolino (1588) ne “Dei rimedi naturali che sono dell’isola di Pithecusa, oggi detta Ischia”. Il D’Aloisio non offre alcun riferimento bibliografico a sostegno di un’ipotetica guerra tra le due Contrade. Guerra che non trova riscontro nelle migliaia di cronache del, e dal ‘500 che ho esaminato. Analizziamo adesso il diario di viaggio del filosofo inglese George Berkeley.
Nei suoi scritti, ripresi da Giorgio Vuoso per il centro studi sull’isola d’Ischia, a pagina 9 il filosofo afferma: “gli Isolani possono uccidersi l’un l’altro senza paura di essere puniti. La gente di quest’isola, sotto altri aspetti abbastanza buona, è per altro verso sanguinaria e vendicativa. Quelli di Forio e Moropane, godono della peggior fama di assassini poiché gli altri solani dicono che non hanno paura né di Dio né degli uomini (dicono gli altri Isolani)”. Ognuno di essi porta al fianco un largo coltello da potatore, curvo all’estremità, col quale frequentemente si feriscono E si uccidono a vicenda”. Ancora, da “Barano d’Ischia, storia” alle pagg. 109 e 110: verso lo scadere del Seicento qualcosa dovette sconvolgere elementi e gli animi degli Isolani se “continui delitti e omicidi” investirono l’isola punto le carte del tempo pervenuteci dicono che il fascinosi erano inquisiti. Non sappiamo quale significato attribuire a quel termine.
La città di Ischia, a seguito delle pressanti richieste di soffocare il fermento, pervenute sia dal governatore perpetuo dell’isola, il marchese di Pescara, sia della sovrintendenza, ottenne di radunare pubblico e generare parlamento. La città si meravigliò dell’atteggiamento di Barano, la quale, per contro, avrebbe dovuto pagare di più, dato che i fatti di sangue si verificavano soprattutto in quel territorio, e pregò il giudice ivi presente affinché astringesse l’università (Comune dell’epoca) a pagare. Riferendosi a Barano, così si esprimeva la città: “che suole essere il più rivoltoso e contrario alla detta squadra”.
Espressione non troppo chiara e non sappiamo se intendere quel rivoltoso come quel luogo, dove più si verificavano quei fatti di sangue, o solamente nel senso di più ribelle nei Parlamenti. Con riferimento a Buonopane e Barano, gli autori affermano: ma di questa cintola, causa di tanta iattatura, non sappiamo altro né azzardiamo ipotesi. Secondo il filosofo Berkley, che in quegli anni visitava a Ischia, risiedendo a Testaccio, sembra che il fenomeno fella delinquenza dovette protrarsi per alcuni anni ancora, assumendo più ampie proporzioni, perché fu inviata sul posto una squadra di ben 150 sbirri, che usarono altrettanta violenza per domare le sanguinose rivalità.
Per concludere, posso affermare che, al momento e negli altri scritti, non abbiamo storicamente prove o atti che dimostrino una guerra tra Barano e Buonopane, sebbene la rivalità tra Contrade ischitane (tutte) sia stata marcata fino a pochi decenni fa.

