LA MADONNA DELLA LIBERA IN ISCHIA. FACCIAMO CHIAREZZA

LA MADONNA DELLA LIBERA IN ISCHIA. FACCIAMO CHIAREZZA

Degli ospiti dell’isola d’Ischia mi hanno chiesto l’eventuale fondamento storico di una leggenda che coinvolge la nostra isola e, in particolare, il Castello aragonese. Secondo la leggenda, la Madonna della Libera, ritratta in copia dal maestro Nicola Cutaneo nell’omonima chiesetta, con le mani protese in avanti, in occasione dell’eruzione dell’Arso del 1302, avrebbe fermato la lava che minacciava Ischia. Gli ischitani avrebbero fatto voto alla Madonna della Libera, la cui opera originaria su tavola, si trova all’interno dell’attuale Cattedrale d’Ischia, ex convento di Santa Maria della Scala. Cfr. O. Buonocore, Le madonne isclane, in La cultura, anno XI, n.128, ottobre 1930, pp. 36-46. Prima di tutto occorre dire che la tavola realizzata con pittura a olio che raffigura la Madonna della Libera, è catalogata tra i beni culturali italiani. Secondo questi, la collocazione temporale dell’opera è ascrivibile alla seconda metà del secolo XVI. Prima di effettuare ulteriori precisazioni, dobbiamo dire che il culto mariano della Madonna della Libera non è esclusivo dell’isola d’Ischia, ma è presente in diverse località del sud. La Madonna è presentata con le braccia spalancate e una crocetta nel palmo delle mani in atto di fermare qualcosa: pericoli di sconvolgimenti dovuti a fenomeni naturali, pericoli da parte di uomini ostili eccetera. Nell’isola d’Ischia esistono ben due santuari diocesani a lei dedicati: quello nella Cattedrale, e quello nella chiesa di San Carlo Borromeo a Forio. Inoltre, nell’ambito del Comune di Ischia, una statua della Madonna della Libera è venerata anche nella chiesa parrocchiale di Sant’Antonio Abate. Ancora, un altare si trova nella chiesa di San Rocco sulla Marina di Casamicciola, dove nel 1659 fu fondata una cappellania di messe. Quando questo culto sia stato introdotto sull’isola d’Ischia, ancora non lo sappiamo esattamente. Tuttavia bisogna notare che fino al secolo XVI non ne abbiamo notizia. Anche la “Platea d’Avalos” che pure si dilunga nella descrizione di chiese, cappelle e benefici della città e della diocesi, non cita la presenza sul castello, né di una chiesa né di un altare dedicato alla Madonna della Libera. Gli “atti beneficiali” citano solo il seguente documento non datato: “Ischie nota supellectilibus, et reddituum parochialis ecclesie Sancti Nicolai, et Sancte Marie de Libera intus civitatem Isclanam folia scripta n.5”. La relazione ad limina del vescovo Michelangelo Cotignola il 15 novembre 1696 non nomina né la parrocchia di San Nicola né la chiesa della Madonna della Libera ma, parlando delle parrocchie del Castello, pone al secondo posto quella che egli chiama “Sancte marie del Libera” sotto la cui giurisdizione non vi sono più di una ventina di anime. Solo all’inizio del secolo XIX in seguito alla morte del canonico Morgioni, fu redatto un inventario di quanto esisteva nella chiesa della Madonna della Libera nel quale si evince l’esistenza di quanto bastasse per lo svolgimento del culto. Ciò da notare è che l’altare è di marmo, e che l’immagine della Madonna viene definita “un quadro vecchio della Madonna”. In seguito ai bombardamenti al castello del 1809, il quadro della Madonna fu portato via e sistemato nella nuova cattedrale. Il 7 settembre 1930, il vescovo Ernesto De Laurentiis redimì la sacra immagine di una corona d’oro. Nel 1980, cinquantenario di questa incoronazione, per iniziativa del primicerio canonico Don Liberato Morelli, l’immagine della Madonna fu adornata di uno stellario d’oro di dodici stelle (Di Lustro Agostino, Ecclesia Maior insulana, pagg.256 a 258, Forio 2010). Concludendo, non possiamo affermare, non avendone gli elementi, che il culto della Madonna della Libera risalga ad un periodo così remoto quale quello dell’eruzione dell’Arso (1302), né possiamo affermare che gli ischitani la invocarono proprio dopo l’evento infausto.

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Ivano Di Meglio

Ivano Di Meglio

Eterno studente, scavo nei meandri del passato per trovare l'identità collettiva che porti al traguardo della consapevolezza. Mi occupo di cognomazione, Medioevo e usi locali. Cerco instancabilmente atti, prove e quant'altro mi consenta di ricostruire spaccati di vita lontana e vicina.