IL GRANDE TERREMOTO DI CASAMICCIOLA DEL 28 LUGLIO 1883 NELLE TESTIMONIANZE DEI SOPRAVVISSUTI

IL GRANDE TERREMOTO DI CASAMICCIOLA DEL 28 LUGLIO 1883 NELLE TESTIMONIANZE DEI SOPRAVVISSUTI

Il terremoto della sera del 28 luglio ebbe effetti distruttivi. I numeri della catastrofe sono impressionanti: 2.333 i morti, di cui 625 (il 27%) turisti, e 701 feriti (79, il 13%, non ischitani); oltre 1.360 gli edifici crollati totalmente. Le devastazioni si concentrarono in gran parte in un’area di circa 15 km2 (dei 46 complessivi dell’isola) a nord-nordovest, corrispondente ai territori comunali di Casamicciola, Forio e Lacco Ameno. Lo scenario degli effetti per località mostrò con drammatica evidenza ai contemporanei la specificità della risposta sismica dei paesi ischitani, già osservata due anni prima: la distribuzione dei danni fu, infatti, fortemente disomogenea tra la parte alta e quella costiera all’interno dello stesso Comune, anche a distanze molto brevi.

Lo si vide benissimo a Casamicciola, il comune più colpito, abitato da 4.300 persone: l’80% delle 672 abitazioni esistenti crollò e il restante 20% fu danneggiato. A questi vanno aggiunti i crolli e i danni agli edifici pubblici, religiosi e turistici, cioè gli stabilimenti termali e le strutture ricettive.

Fu nella parte alta del paese che avvenne la distruzione della totalità degli edifici. Seguendo la toponomastica stradale, rimasta pressoché inalterata da allora, da ovest verso est, possiamo ripercorrere le aree rase al suolo quasi istantaneamente dalla scossa, che ridusse in macerie, spesso minute, gli edifici e lasciò in piedi solo qualche pezzo di muro: dai caseggiati di Casamennella, La Rita, piazza Maio (dove collassò la parrocchiale di S.Maria Maddalena), Purgatorio, lungo corso Garibaldi e le vie Sassola e Roma, fino a piazza Bagni. In questa piazza, centro della cosiddetta zona Monte, il grande edificio termale del Pio Monte della Misericordia, di pianta poligonale irregolare e costruito a strapiombo su una ripida scarpata, già sconquassato nel 1881, crollò, come pure il vicino ospizio omonimo; la chiesa della Madonna dell’Assunta, con navata centrale e due laterali, subì crolli con modalità ricorrenti in questo genere di edifici: la facciata e porzioni adiacenti della navata centrale e delle laterali, si distaccarono e crollarono, portando con sé parte della copertura; il resto dell’edificio rimase in piedi profondamente lesionato. Anche più a est nei rioni Spezieria, Tresta e Bagno Fresco le distruzioni colpirono la quasi totalità dell’edificato.

Molti generosi accorsi da ogni parte d’Italia e soprattutto i carabinieri ed i militari fecero prodigi di valore e di carità nell’opera di salvataggio. Parecchi rimasero vittime del loro eroismo. Ma pur troppo i militari arrivarono sul luogo del disastro assai tardi ed in numero insufficiente. Riporto la testimonianza del Prof. E. Bottini della R. Università di Pavia tratta dal libro “Memorie del Reale Istituto lombardo di scienze e lettere”, vol. 15-16, 1885, U.Hoepli, pagg. 119 e seguenti. La scossa durò da 15 a 16 secondi ed ebbe in senso sussultorio un crescendo rossiniano. Sul principio vide oscillare appena le quinte del palcoscenico (dunque la scossa cominciò coll’ondulazione), in ultimo balzarono dai loro sostegni le lampade a petrolio che illuminavano la platea. I rombi che accompagnarono il terremoto sembravano gran colpi dati sovra un’enorme botte vuota: ne senti due distintissimi, poscia il frastuono di tutte le case che cadevano tolse di udirne altri. Il terreno era fesso per ogni dove, e le fenditure erano spaventose fra il teatro e lo stabilimento Belliazzi, cui egli tentò sulle prime di dirigersi. Alla mattina, mentre tentava di avviarsi al Grand Hôtel Mon Repos,dov’era alloggiato, appena sopra la Posta, vide la strada spaccata con una voragine che finiva nella valle dell’Ombrasco. Lo stesso egregio professore racconta che l’ing. Zuppelli, che era con lui all’Hôtel Mon Repos, cadde in una spaccatura e, se non veniva soccorso dal figlio, vi sarebbe perito. Il medesimo ingegnere asserisce che dalle fenditure del terreno uscivano gas solforosi, al punto da fargli credere che la sua moglie fosse morta asfissiata. Il prof. Bottini dice che lui sulla piazza dei bagni non senti l’odore dell’acido solforoso, ma che la rottura dei tubi dell’acqua termale degli stabilimenti Manzi e Piesco mandavano vampe di vapori caldi ed impregnati di acido solfidrico.

Per giungere al mare il prof. Bottini attraversò diversi giardini; in tutti trovò il terreno sconvolto con fenditure sinuose più o meno ampie, talune però abbastanza larghe da inghiottire un uomo. In un giardino che sovrastava a ponente il teatro, vide robuste piante di arancio gettate fuori dalla terra colle loro radici ed ammassi di pietrame. Molto interessante è pure il racconto che fa il chiarissimo prof. G. Palma, direttore del Pio Monte della Misericordia, che si trovava a poca distanza del teatrino, nella medesima parte di Casamicciola:- verso le 9 e mezzo pom., egli dice, io era nella camera ad ordinare la valigia, dovendo l’indomani partire per Napoli; quando una scossa violenta mi scuote, vedo il lume che è sopra il tavolo subire nel suo asse 3 o 4 rapidissime oscillazioni con una inclinazione di 32 a 33 gradi, finché cade, si spegne, si fa buio ed io mi trovo sepolto sotto le macerie. Queste, nel precipitare furiosamente, si sgretolavano ed associando il loro al rumore che accompagnava la scossa, mi diedero la sensazione di un gran vento il quale si franga in mezzo una fitta di ampia boscaglia. Dalle oscillazioni del candeliere argomentai che il movimento ondulatorio era stato nella direzione nordsud e viceversa. Nei pochi istanti che bastarono a far crollare le fabbriche di Casamicciola, nel punto ove io stava non avvertii movimento sussultorio. In tutto il tempo che rimasi sotto le macerie (fino a tardi mattina del 29) non mi fu dato avvertire altro movimento. II M. Rev. Don Giuseppe Lombardi di Casamicciola mi raccontò che a Casamicciola alta, un quarto d’ora prima della catastrofe, s’intese un rombo sotterraneo, tanto che alcuni uscirono dalle loro case, e mentre si recavano ad avvisare i vicini del fenomeno, avvenne la scossa grandissima, la quale s’intese dapprima in senso sussultorio, indi ondulatorio. Aggiunse che un suo fratello, il quale trovavasi in piazza dei bagni, vicino al teatrino, udì un orribile scoppio con sibilo fortissimo nell’aria; e, mentre ciò accadeva, vide aprirsi il terreno e dai crepacci uscire un vapore così cocente da scottare le gambe. Alcuni nel momento del terremoto videro un lampo; ma non tutti sono d’accordo in quest’ultimo particolare. In contrada Perrone (parte orientale di Casamicciola bassa) il terremoto si sentì molto diversamente che a Casamicciola superiore. Il medesimo Rev. D. Giuseppe Lombardi, il quale ha la casa appunto in questa contrada,dice che il terremoto avvenne nel seguente modo: « Io ed un mio fratello sacerdote stavamo a studiare; senz’alcun segno precursore fummo invasi da un sussulto continuato con sibili stridentissimi nell’aria; e niente altro che questo. Nessuna cosa cadde nella nostra casa, eccettuato una piccola campana di cristallo, che si ridusse in sottilissimi frantumi. Il medesimo sacerdote mi disse che dopo il terremoto si vide il mare ritirato di due metri.

Altre fonti: ingvterremoti

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Ivano Di Meglio

Ivano Di Meglio

Eterno studente, scavo nei meandri del passato per trovare l'identità collettiva che porti al traguardo della consapevolezza. Mi occupo di cognomazione, Medioevo e usi locali. Cerco instancabilmente atti, prove e quant'altro mi consenta di ricostruire spaccati di vita lontana e vicina.