L’ANTICO VILLAGGIO DEL CASTIGLIONE D’ISCHIA
Tratto da: Marco Pacciarelli; Castiglione d’Ischia e i mutamenti del popolamento insulare nel tirreno meridionale tra il tardo bronzo e il primo ferro
L’Antico centro del Castiglione d’Ischia, fu abitato almeno dall’età del bronzo medio 3 (1700-1350 a.C), occupato agli inizi della prima età del ferro (XII a X secolo a.C.). Fu prescelto soprattutto per i requisiti tattico-strategici. Si tratta infatti di una rocca naturale dalla sommità assai piccola ma discesa su ogni lato da scoscese pareti rocciose, con buona possibilità di avvistamento sul mare. Altri fattori favorevoli sono la presenza di una sorgente e di depositi di argilla utilizzati per l’artigianato ceramico. I primi scavi furono praticati in età giovanile da Buchner e furono pubblicati in un importante articolo uscito sul bollettino di paletnologia italiana del 1936-1937.

Queste prime indagini portarono a esplorare numerosi scarichi entro fenditure naturali lungo le pendici, che contenevano talvolta in successione stratigrafica bronzo medio e primo ferro. Un nuovo scavo compiuto nel 1942 permise invece di identificare fondi di capanna della prima età del ferro. In base a questa nuova campagna, Buchner affermò che l’abitato doveva essere concentrato nella ristretta area difesa sommitale aggiungendo però che per ottenere ulteriore spazio, la collina era stata terrazzata in parte tagliando la roccia, ritrovando buchi per l’impostazione dei pali delle capanne scalpellati nella viva roccia artificialmente spianata, in parte erigendo muri a secco. I livelli di insediamento erano coperti da un deposito di pomici dello spessore di 3,40 m. L’abitato ha restituito una vasta gamma di forme domestiche, che comprende anche notevoli supporti da fuoco come il grande fornello a clessidra con diaframma forato, e gli alari con appendici sommitali a disco già erroneamente interpretate come “idoli”.

Si è già rimarcata inoltre la presenza di grandi pesi da telaio, che fanno pensare a particolari tecniche di tessitura, e di pithoi di notevole capienza, circa il cui contenuto solo future analisi archeometriche potranno gettare luce. Tra i vasi, piuttosto abbondanti sono soprattutto le forme da mensa, che includono molti frammenti ma anche esemplari ricostruibili di forme aperte come scodelle e tazze chiuse come olle e vasi a collo. La fondazione e lo sviluppo dell’abitato del primo ferro di Castiglione possono essere messi in rapporto con una fase di riorganizzazione e di forte espansione delle comunità indigene stanziate lungo il tirreno. Iniziano a essere almeno dal IX secolo avanti Cristo una trama di relazioni a lunga distanza in cui sono coinvolti, in una misura e con modalità che ancora non ci è possibile definire in modo preciso, gruppi del Levante, della Sardegna, e della Sicilia. La fine di Castiglione, qualunque ne sia la causa, si pone all’esordio di una nuova fase in cui iniziano ad affacciarsi nel tirreno naviganti greci e in particolare euboici, dediti ad attività di scambio ma anche, almeno secondo quanto affermano le fonti, alla pirateria. È in realtà difficile dire se l’impianto dello stanziamento greco a Ischia sia avvenuto con il pieno consenso delle principali comunità indigene, o invece come atto di forza (ne ho già parlato). Certamente dalla fase corrispondente al tardio geometrico due II si assiste a una marcata integrazione con le compagini locali soprattutto etrusche, ma non possiamo escludere che nella generazione corrispondente al tardo geometrico I la situazione sia stata un po’ diversa o almeno più articolata.

