Il toponimo Moropani (Buonopane) spunta per la prima volta nel 1268

Il toponimo Moropani (Buonopane) spunta per la prima volta nel 1268

Vi racconto, grazie alla rassegna d’Ischia numero 5/2018, un evento che sconvolse la nostra isola per brutalità e vigliaccheria. In occasione di questo evento, spunta per la prima volta, e per il momento, il toponimo Morapani (Buonopane).

Ischia 1268 L’Armata Pisana occupa il “borgo di mare” e compie massacri, saccheggi, stupri, incendi Mentre Carlo duca d’Angiò si apprestava a fare il trionfale ingresso in Napoli, il borgo di mare, sito alle falde del Castello, si trovò coinvolto in una dolorosa e sconcertante vicenda.

Le galee e i vascelli dell’Armata Pisana, di parte ghibellina e favorevoli a Corradino di Svevia, ancorarono alle falde del Castello d’Ischia, occupando il borgo, costringendo, con spaventosi massacri gli abitanti che erano sul Girone (castello) e in terra plana ad acclamare il pretendente svevo, a sottomettersi a lui e innalzare le sue insegne.

Ma re Carlo, dopo la vittoriosa battaglia di Tagliacozzo (1268), ordinò delle inquisizioni in vari paesi, tra cui Ischia, in merito ai fatti di ribellione succeduti e ai responsabili della resa, dopo che Carlo si partì da Foggia per andare a combattere Corradino. Bono Buonamano, che abitava sull’isolotto denominato Girone, «unus ex eis qui in Girone tunc morabant», depose la cronistoria della vicenda di Ischia, che altri testimoni confermarono pienamente. I sottoscritti uomini della terra stessa, autorità di primo mandato. I nomi dei proditori del Signore nostro Re Carlo. Tanto dei Baroni, quanto dei militi e dei borghitani delle stesse terre e luoghi, oltre che delle loro proprietpà e dei beni tutti e del valore annuo delle stesse terre e beni (1). Bono Bonomano, giurato e interrogato su tutti i predetti capitoli contenuti nel detto mandato Regio disse di non saperne nulla.

Tuttavia, disse che, quando le galee dei Pisani in cui erano i proditori del signor nostro il Re, ossia il conte Enrichetto, il conte Federico Lancea, il signor Riccardo Filangeri, Marino Capece, e molti altri i cui nomi ignorava, arrivarono ad Iscla nel passato mese di agosto, XI indizione (2), da parte degli uomini di detta Isola, maschi e femmne, quasi tutti dimoranti nella terra plana, pochi viventi in Girone, non essendoci stata risposta agli uomini delle stesse galee che acclamavano a favore di Corradino, costoro vi approdarono; e presero femmine, maschi e loro mogli, quante ne poterono trovare in terra plana. Sverginarono circa cento ragazze e altre donne turpemente trattarono.

Saccheggiarono ogni cosa. Bruciarono le case. Tagliarono viti e alberi da frutti. Incendiarono le galee e altri vascelli che trovarono nella stessa plaga. Ed ivi preparate le forche volevano impiccare tre uomini che avevano preso, poiché essi abitanti della stessa terra, sia la terra plana che il Girone, non vollero accondiscendere alle lodi rivolte (a Corradino); e ciò fatto, radunati gli uomini che erano in Girone ed egli stesso pure testimone con i medesimi, sebbene fossero pochi circa l’unica volontà di tutti, uomini e donne, viventi in Girone, e d’altri che erano stati presi dagli stessi galioti, unanimemente e concordemente furono spinti con la forza a ciò al fine di evitare morte e pericolo agli uomini presi e ad altri che dubitavano anche del fatto che fossero pochi in Girone per la difesa della terra.

Considerando peraltro che da nessuno potevano ottenere aiuto, poiché gli stessi galioti manifestavano lodi a detto Coradino. E sebbene conservassero fedeltà al re Carlo, risposero infine dicendo Amen. E così poi l’Università di detta terra accolse le insegne e i vessilli di Corradino. Imponendole quali impegno di detta terra e l’Università mantenne le insegne di Corradino fin quando le galee stettero in Castellammare e fin quando da qui ripartirono.

L’Università tolse le insegne e mandò speciali suoi messi all’Arcivescovo di Napoli e al Capitano Regio che allora era in Napoli. Riferì dicendo che gli isolani erano stati spinti a pronunciarsi in lode di Corradino dalle galee dei Pisani in virtù della loro potenza e superiorità; tuttavia gli uomini di detta terra furono, sono e saranno al (servizio) di Re Carlo e ad onore e gloria del suo nome. Interrogato come sapesse tutto quanto detto rispose che lui fu testimone allora in Girone. Lui vide, udì e fu uno di quelli che allora dimoravano in Girone. Interrogato sui nomi di quelli che erano in Girone disse che non ricordava, sebbene fossero pochi. Interrogato sul luogo disse: Girone; per il tempo disse: detto mese di agosto. Segue il nome di sette testimoni, i quali «giurati e interrogati su tutti i predetti capitoli ripeterono quanto disse Bono Bonomano».

Quindi il nome di altri tre, i quali «giurati e interrogati su tutti i predetti capitoli dissero che non sapevano nulla poiché in quel tempo non erano sull’isola, ma a Palermo». Quindi seguono i nomi di undici testimoni de Casale Morapani, di sette de Casale Vico, di altri undici de Casale furio, di altri cinque de Villanova, di altri 22 de Guarno, e di altri tre de sancto sosso, i quali «giurati e interrogati su tutti i predetti capitoli contenuti nel mandato regio dissero che non sapevano nulla di ciò». Parimenti nella medesima isola di Iscla; i sottoscritti uomini, autorità secondo mandato, circa i figli e le figlie dei proditori del signor nostro il re Carlo, tanto dei baroni che dei militi e borghitani dei luoghi detti. Bono Bonomano giurò e interrogato su tutti i predetti capitoli inclusi nel mandato regio disse che non sapeva altro.

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Ivano Di Meglio

Ivano Di Meglio

Eterno studente, scavo nei meandri del passato per trovare l'identità collettiva che porti al traguardo della consapevolezza. Mi occupo di cognomazione, Medioevo e usi locali. Cerco instancabilmente atti, prove e quant'altro mi consenta di ricostruire spaccati di vita lontana e vicina.