PILLOLE DI STORIA DEL NOVECENTO «’U CÒNCIATIANE»

PILLOLE DI STORIA DEL NOVECENTO «’U CÒNCIATIANE»

‘U cònciatiane, o cònciacrastule era un artigiano che, nell’ottica della conservazione degli oggetti, in uso nella prima metà del ventesimo secolo (e non solo), riparava i piatti rotti, le zuppiere e ogni oggetto in ceramica o terracotta che si era lesionato. Faceva due buchi ai cocci, li legava insieme con un filo di ferro a mo’ di gancio, infine passava un po’ di colore bianco per coprire la riparazione. Ogni paesino ne aveva almeno uno. C’era anche a Buonopane in località Valle. La sua borsa conteneva i ferri del mestiere: il trapano, la tenaglia, la pinza, il martello, la lima, il filo di ferro, il gesso e la calce. Ovviamente, il primo ricordo va a “La giara”, novella di Pirandello in cui riassunto scrivo sotto.

Don Lollò Zirafa, il protagonista della vicenda, è un proprietario terriero ricco e taccagno, che ovunque vede nemici che vogliono depredarlo della sua roba e che, essendo di carattere piuttosto litigioso, non perde occasione di citare in giudizio i suoi presunti avversari, spendendo una fortuna in liti e facendo spesso perdere la pazienza al suo avvocato che non vede l’ora di toglierselo di torno.

Dopo l’acquisto di una enorme giara per conservare l’olio della nuova raccolta, accade un fatto strano: per ragioni misteriose il grosso recipiente viene ritrovato, da nuovo di zecca, perfettamente spaccato in due, fatto questo che fa montare Zirafa su tutte le furie.

La giara potrà essere riparata solo da Zi’ Dima Licasi, un artigiano del posto specializzato nella riparazione di recipienti, che si vanta di avere inventato un suo segreto mastice miracoloso, che appena ha fatto presa nulla riesce a staccare. Ma Don Lolò non si fida ed insiste affinché il conciabrocche renda più sicura la saldatura rafforzandola con dei punti di filo di ferro. Ciò colpisce profondamente l’artigiano nel suo orgoglio: convinto che i suoi meriti siano sottovalutati, egli è infatti sicuro che il suo prodigioso mastice sia più che sufficiente a fare un buon lavoro. Comunque, costretto ad obbedire al padrone ed in preda all’ira, Zi’ Dima si mette all’interno della giara per eseguire più comodamente il suo intervento. Si dimentica però che la giara è molto panciuta ma ha un collo molto stretto. Così, terminata la riparazione, resterà bloccato all’interno.

Ne nasce subito una lite: Zi’ Dima vuole in ogni caso essere pagato per la perfetta riparazione, e lo Zirafa si dichiara disposto a pagarlo ma vuole essere risarcito per il fatto che per liberarlo bisognerà rompere completamente la giara. Don Lolò infatti decide di pagare il conciabrocche per il suo lavoro, non per senso di giustizia, ma per non essere in torto di fronte alla legge. Zi’ Dima non cede e, ricevuto il suo compenso, rifiuta di pagare qualsiasi risarcimento. Non sapendo come risolvere la situazione, don Lolò si rivolge per l’ennesima volta al suo avvocato che gli consiglia di liberare Zi’ Dima, altrimenti correrà il rischio di essere accusato di sequestro di persona.

Il parere non riceve affatto l’approvazione dello Zirafa, che ritiene Zi’ Dima responsabile di essersi balordamente imprigionato da solo nella giara, che, una volta rotta per liberarlo, non potrà più essere riparata. Il cocciuto conciabrocche, a sua volta, si rifiuta di risarcirlo affermando di essere entrato nella giara proprio per mettere i punti che don Lolò aveva tanto preteso: se si fosse fidato esclusivamente del suo mastice miracoloso, ora avrebbe la sua giara come nuova. Piuttosto che pagare, preferisce restare dentro la giara, dove dice di trovarsi benissimo; e lì infatti passerà tranquillamente e allegramente la notte, fra canti e balli dei contadini ai quali, servendosi proprio del denaro ricevuto da Don Lolò, ha offerto vino e cibarie. In preda alla rabbia, per il danno e la beffa, Don Lolò Zirafa finisce per tirare un poderoso calcio alla giara, che rotolerà andando a rompersi definitivamente contro un albero e Zi’ Dima, così involontariamente liberato, avrà partita vinta.

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Fonti: wikipedia

Ivano Di Meglio

il900Casalese.it

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Ivano Di Meglio

Ivano Di Meglio

Eterno studente, scavo nei meandri del passato per trovare l'identità collettiva che porti al traguardo della consapevolezza. Mi occupo di cognomazione, Medioevo e usi locali. Cerco instancabilmente atti, prove e quant'altro mi consenta di ricostruire spaccati di vita lontana e vicina.